Elon Musk
Elon Musk e la teoria del matrix

Secondo Elon Musk, tutti noi viviamo in una complessa simulazione al computer, concepita da una civiltà estremamente avanzata. Nel giugno 2016 Musk affermò che le probabilità che NON (è importante fare caso a questo non) viviamo in una simulazione sono dell’ordine di 1 su 1 miliardo.

In altri termini, 1 su 1 miliardo è la possibilità che stiamo vivendo nella realtà “base”, cioè quella opposta ad una realtà virtuale simulata da un computer. Le probabilità messe in gioco da Musk possono sembrare esagerate, e forse lo sono; ma l’idea che la nostra realtà possa essere una gigantesca simulazione (proprio come nel film The Matrix)  viene oggi considerata anche da eminenti scienziati, fisici, cosmologi, futurologi e ingegneri.

Il primo istinto, ovviamente, è di ribellarsi ad un’affermazione del genere. E’ tutto troppo “vero” per essere una simulazione, giusto? Il peso di una tazza nella mia mano, l’aroma del caffè che contiene, i suoni che mi circondano: come potrebbe tutto questo essere finto?

Ma consideriamo gli straordinari progressi dell’informatica negli ultimi 40 anni. Siamo passati, in un soffio, da videogiochi di semplicità disarmante come Pong (il giochino che simulava il ping pong) a giochi capaci di simulare appunto interi universi, con un numero incredibile di personaggi realistici e in grado di interagire tra loro. Per non parlare delle simulazioni utilizzate dalla scienza per riprodurre fenomeni di vario tipo (e studiarli).

La realtà virtuale, grazie alle nuove tecnologie, sarà presto indistinguibile da quella “reale”. Basta immaginare i processi dell’informatica nei prossimi 10.000 anni, che dal punto di vista evoluzionistico sono pochissimi: continuando a progredire con questo ritmo, la precisione e la fedeltà delle simulazioni diventeranno strabilianti.

Nell’aprile 2016, diversi scienziati discussero sull’argomento durante un convegno all’American Museum of Natural History (New York). Neil deGrasse Tyson (famoso astrofisico americano) concluse il convegno stimando al 50% le probabilità che viviamo in una simulazione computerizzata.

I principi proposti sono diversi da quello del film Matrix, in cui gli esseri umani vengono conservati in una teca futuristica in grado di tenerli in vita, e connessi alla “rete” che simula la loro esistenza.

Secondo Alan Guth (MIT), il nostro intero universo potrebbe essere una specie di esperimento da laboratorio, creato da una qualche super intelligenza, in maniera analoga a come fanno i biologi quando coltivano colonie di micro-organismi.

“Nulla esclude la possibilità di ricreare un Big Bang artificiale, composto da reale materia ed energia” afferma Guth.

“Non distruggerebbe l’universo attuale, ma creerebbe una sua personale bolla di spazio tempo, separata da quella da cui si fosse originato”.

Uno scenario del genere, per noi, non farebbe la differenza; il finto universo sarebbe altrettanto fisicamente reale di uno nato “naturalmente”.

Vi è inoltre una seconda ipotesi, che è quella sostenuta da Elon Musk.

Secondo Elon Musk la nostra realtà è un videogame

Secondo l’imprenditore e guru tecnologico, tutti noi potremmo essere nient’altro che informazioni gestite da un gigantesco computer, come personaggi di un videogame.

Anche i nostri cervelli sarebbero simulati, e risponderebbero a input sensoriali simulati; in questa visione, non esistono vie di fuga (diversamente da The Matrix). Il computer è la realtà dove viviamo, e la nostra unica chance di esistere.

Il motivo di credere ad uno scenario di questo tipo, di nuovo, è la complessità delle simulazioni attuali e la loro ipotetica evoluzione.

I ricercatori, già oggi, utilizzano simulazioni computerizzate per riprodurre comportamenti animali, società, pianeti. Persino galassie,  interi universi, o il pensiero umano.

Un giorno, secondo alcuni, sarà possibile creare esseri completamente virtuali dotati di coscienza, proprio come lo siamo noi.

Gli sviluppi delle neuroscienze nel mappare il cervello, e le immense risorse di calcolo che promettono i computer quantici, sono indicatori che quel giorno non è poi così lontano.

Una volta raggiunto un livello tecnologico adeguato, potremmo eseguire un numero di simulazioni nettamente maggiore dei processi osservabili nel mondo “reale”.

Non potrebbe essere, quindi, che qualche altra super intelligenza nell’universo abbia già raggiunto un simile livello tecnologico?

La nostra realtà è creata da una simulazione aliena?

Se sì, avrebbe senso pensare che anche noi viviamo in una realtà virtuale, distinta dalla realtà in cui tale simulazione virtuale è stata creata. E la probabilità è molto più grande rispetto a vivere nella “realtà base”.

Nick Bostrom, professore di filosofia ad Oxford, considerando l’evoluzione di civiltà ipotetiche (anche la nostra, per esempio) intravede tre possibilità:

1) Le civiltà super avanzate non raggiungono mai lo stadio in cui possono creare simulazioni complesse, poichè distrutte prima da eventi di estinzione

2) Le civiltà raggiungono quello stadio, ma decidono di non condurre l’esperimento per ragioni etiche

3) La simulazione è stata attivata, ed è molto probabile che noi ne siamo all’interno

La domanda da porsi è quale di questi sia il punto più plausibile.

George Smoot (astrofisico e premio Nobel) ha affermato che non vi siano ragioni valide per il verificarsi di (1) e (2).

E’ vero che il futuro della nostra specie sia a rischio, anche a causa dei problemi creati da noi stessi (riscaldamento globale, armi nucleari, estinzioni di massa). Ma l’uomo se l’è sempre cavata nelle difficoltà, e probabilmente troverà anche in questo caso il modo di salvarsi.

Inoltre, nulla suggerisce che simulazioni dettagliate che sembrino “reali” siano impossibili. Considerando il numero di pianeti abitabili e potenziali civiltà aliene esistenti (uno dei pianeti, Proxima b, è proprio dietro l’angolo dal punto di vista cosmico), sarebbe parecchio arrogante affermare che l’uomo sia la civiltà intelligente più avanzata dell’universo.

Anche il punto 2 non è molto plausibile. Dopotutto, il motivo per cui conduciamo simulazioni è per capire più cose sul nostro mondo. Con il fine ultimo di migliorarlo e di salvare vite. Quindi è plausibile che una simulazione del genere verrebbe attivata da una civiltà che ne avesse le capacità.

Escludendo i punti 1 e 2, rimane il punto 3: ci troviamo in una simulazione.

Ma è possibile trovare le prove, di questa supposizione?

Molti ricercatori ritengono che dipenda da quanto questa simulazione sia accurata. Il modo migliore per capirlo potrebbe essere andare alla ricerca dei punti deboli del programma, proprio come i “glitch” che tradiscono la natura artificiale del mondo di “The Matrix”. Per esempio, potremmo scoprire inesattezze nelle leggi della fisica.

Oppure, come propone Marvin Minsky (esperto di intelligenza artificiale), potrebbero esserci errori dovuti alle approssimazioni del calcolatore. Per esempio, in ogni evento che possa avere diverse conseguenze, la somma delle loro probabilità deve essere 1. Se trovassimo delle incongruenze in questo principio, sarebbe l’impronta di un’approssimazione.

Vi sono anche altre ragioni per le quali ci potremmo trovare in una simulazione, secondo gli scienziati. Per esempio, il fatto che il nostro universo sembri, in qualche modo, concepito e programmato in maniera molto precisa.

Le costanti della natura, come l’intensità delle forze fondamentali, hanno dei valori che appaiono programmati per rendere la vita possibile. Le più piccole alterazioni di questi equilibri comprometterebbero la stabilità degli atomi, e implicherebbero l’impossibilità di formazione, per esempio, delle stelle.

Una delle risposte a questo fenomeno considera il “multiverso“, il fatto che esistano tanti diversi universi, ognuno creato con un diverso Big Bang e con leggi fisiche differenti. Con così tanti universi, per forza qualcuno di questi presenterebbe caratteristiche adatte allo sviluppo della vita; e se non ci trovassimo in un universo ospitale, non potremmo porci questi interrogativi, perché non esisteremmo.

Tuttavia, gli universi paralleli sono soltanto un’ipotesi, priva di prove di alcun genere. Si potrebbe considerare quindi che il nostro universo sia davvero una simulazione, concepita in maniera precisa per fornire risultati interessanti come stelle, galassie, o persone.

Ovviamente, questo ragionamento non ci può portare da nessuna parte; dopo tutto, anche l’universo dei nostri creatori dovrebbe essere impostato con precisione per permettere a loro di esistere. In quel caso, il discorso della simulazione non spiegherebbe l’enigma della precisione dei dettagli.

Altri studiosi puntano sugli strani risultati ottenuti dalla fisica moderna, per cercare le prove di una simulazione.

La meccanica quantistica, che studia l’infinitamente piccolo, ha prodotto risultati inspiegabili e incomprensibili. Per esempio, sia la materia che l’energia sembrano essere granulari. Oltre a ciò, vi sono dei limiti nella risoluzione con cui possiamo osservare l’universo, e se proviamo a studiare qualcosa di più piccolo, le cose iniziano ad apparire “offuscate”.

Smoot afferma che questi risultati della fisica quantistica lasciano perplessi, e sono proprio quel che ci si potrebbe aspettare da una simulazione. Sono analoghi ai pixel che si vedono guardando uno schermo troppo da vicino. Tuttavia, anche la natura granulare della realtà potrebbe essere la conseguenza di altri principi più profondi, non ancora scoperti.

Elon Musk
L’universo è un computer quantico infinito?

Alcuni fisici sono convinti che, al suo livello più fondamentale, la natura sia costituita nient’altro che da pura informazione: bits, come gli 1 e gli 0 dei computer. In questa visione, ogni aspetto della realtà, dall’interazione tra particelle in su, è una forma di calcolo.

“L’universo può essere paragonato ad un computer quantico gigante” afferma Seth Lloyd del Massachusetts Institute of Technology. “Se osserviamo i suoi più piccoli e fondamentali componenti, questi non sono nient’altro che bits quantici che compiono operazioni digitali.”

Quest’ultima affermazione ci porta al succo del discorso. Se la realtà è soltanto informazione, noi non siamo più o meno reali, se ci troviamo o meno in una simulazione. In entrambi i casi, tutto ciò che possiamo essere è pura informazione.

Farebbe davvero la differenza essere programmati dalla natura o da creatori super intelligenti? Probabilmente no, fatta eccezione per il fatto che i nostri creatori potrebbero intervenire nella simulazione, o addirittura “spegnerla”. Come dovremmo sentirci di fronte a questa possibilità?

Tuttavia, quest’ultima considerazione finirebbe per tradire l’intero concetto. L’idea di creatori super intelligenti che, stufi della simulazione, la spegnessero in maniera capricciosa è comica ed antropomorfizza i nostri creatori. L’immagine che restituisce potrebbe essere quella di “teenager capricciosi che giocano all’Xbox”, come afferma Kurzweil (sviluppatore di intelligenze artificiali a Google).

In ogni caso, è probabilmente impossibile trovare le prove che dimostrino una simulazione. Non potremmo scoprirle mai, semplicemente perché la nostra mente non sarebbe all’altezza del compito. Dopotutto, i componenti di una simulazione sono concepiti per funzionare secondo le regole del gioco, non per sovvertirle. Potrebbe essere una scatola fuori dalla quale sarebbe impossibile pensare, per noi.

Secondo Lisa Randall (professoressa di fisica ad Harvard), tuttavia, la convinzione di vivere in una simulazione non modificherebbe in nessun modo il modo in cui dovremmo considerare e investigare la realtà.

Elon Musk, ovviamente, non passa di certo la sua esistenza ripetendo a sé stesso che le persone intorno a lui, i suoi amici e la sua famiglia, siano semplicemente simulazioni computerizzate create da flussi di dati all’interno di un enorme computer quantico.

In parte perché è impossibile fissare tale immagine nella mente a lungo, e soprattutto perché, nel profondo, tutti noi sappiamo che l’unica nozione di realtà degna di essere considerata è quella con cui possiamo interagire, e non qualche ipotetico mondo in cui è avvenuta la sua creazione.