IL CASO MANTELL
7-1-1948 UNA CACCIA TRAGICA.
Il caso Mantell e' tra i piu' drammatici della storia dell’ufologia.
Un lungo inseguimento aereo ad un oggetto volante non identificato,
conclusosi con la morte del pilota.
Nel primo pomeriggio del 7 gennaio1948 un corpo sconosciuto fu
avvistato nella parte settentrionale del Kentucky (USA), lungo i confini con
l'Ohio e l'lndiana. Si muoveva lentamente verso ovest-sud ovest.
Intorno alle 13:15 la polizia militare di Fort Knox comunico alla vicina base aerea
di Godman Field che l’oggetto si stava dirigendo da quella parte.
Nella torre di controllo dell’aeroporto il personale in servizio si mise a scrutare
il cielo, nuvoloso (cirri) ma con squarci di sereno. L’oggetto ŕu avvistato alle 13:45
circa Si trovava a sud ovest di Godman e appariva stazionario Non aveva l'aspetto
di un aereo né di un pallone sorida. Furono chiamati gli ufficiali superiori, compreso
il comandante della base col. Hix. Osservato con il binocolo, l'oggetto apparve a
forma di “paracadute" o di ”cono rovesciato", di colore grigiastro con una
zona rossa (luce?) nella parte inferiore. Nessuno dei presenti fu in grado
di identiñcarlo con qualcosa di noto.
Metallico,
di dimensioni spaventose.La discussione si protrasse per circa 50 minuti. Poco dopo le 14:30
apparvero nel cielo quattro caccia F.51 Mustang della Guardia Nazionale,
in volo di routine. Fu deciso di sfruttare l'occasione per tentare
l'identiŕicazione dell’oggetto.
La torre di controllo si mise in contatto radio con il capo squadriglia,
il capitano Thomas Mantell, che decise di procedere allintercettazione.
Uno dei quattro aerei, a corto di carburante, rientro alla propria base
(Standiford, presso Louisville), mentre gli altri tre,
guidati dalla torre di Godman, puntarono verso Sud a caccia
dell’oggetto.
Alle 14:45 Mantell comunico di averlo avvistato: era davanti a lui,
ma a quota più alta. Subito dopo fu udita la voce di uno dei
suoi colleghi che chiedeva: ”Che cosa diavolo stiamo cercando?".
Alcuni minuti più tardi Mantell trasmise un nuovo messaggio:
"L'oggetto sembra metallico ed e di dimensioni spaventose!".
Intanto gli altri due piloti, tenenti B.Hammonds e A. Clements,
avevano abbandonato la caccia, pare per rifornirsi di benzina e
munirsi di maschera a ossigeno. Mantell rimase solo ad
inseguire l' oggetto.
Alle 15:15 circa comunico:
”Sto ancora salendo,l'oggetto è davanti e sopra, e si muove alla mia stessa
velocita o più forte. Se non lo avvicino, abbandono la caccia".
Fu l'ultimo messaggio dello sfortunato pilota.
I successivi appelli della torre di controllo rimasero senza risposta.
II tenente Clements, fatto rifornimento e presa la maschera a ossigeno,
riparti da Standiford alla ricerca del suo comandante. Sali fino a 10.000
metri e si spinse fino a 150 Km a Sud di Godman, ma non riuscì ad avvi-
stare né l’aereo di Mantell ne l”UFO.
Poi arrivo l'agghiacciante notizia:
Mantell era precipitato, restando uc-Mantell era precipitato, restando ucciso,
nei pressi della cittadina di Franklin, a circa 140 Km a Sud ovest
di Fort Knox, vicino al confine con il Tennessee. ll suo orologio si era arre-
stato alle 15:18, tre minuti dopo l'ultima comunicazione ricevuta dalla
torre di Godman.
Un pilota esperto.
Nella foto i rottami rinvenuti del P-51 del capitano Mantell
Sulla tragica conclusione della prima caccia ad un disco volante sono stati
consumati fiumi d’inchiostro, e sono corse le voci più sensazionali.
La leggenda vuole che il pilota sia stato abbattuto dall'UFO che stava inse-
guendo. Il rapporto ufficiale dell’Air Force sostiene invece un’ipotesi molto piu prosaica:
privo di maschera e ossigeno, Mantell sarebbe salito oltre
la quota regolamentare di sicurezza (4500 metri) e sarebbe svenuto per
anossiemia (carenza di ossigeno nel sangue). Cosi L'aereo, privo di controllo,
avrebbe finito per precipitare in picchiata, disintegrandosi.
Quanto all’oggetto inseguito, le ipotesi suggerite dall’Air Force furono
due: il pianeta Venere, e il pallone sonda. La prima fu presto abbando-
nata (di giorno, Venere puo essere visibile solo in particolari circostanze,
e comunque non appare mai piùmgrande di un puntino luminoso); la
seconda e stata definitivamente adottata come la più probabile
(anche se non dimostrata).
ll pallone ritenuto responsabile dell'avvistarnento sarebbe lo ”Skyhook”,
un involucro di 30 metri di diametro che all’epoca era ancora sperimenta-
le e quindi segreto. E’ stato appuratoche il giorno precedente al dramma
di Fort Knox, uno Skyhook fu effettivamente lanciato dalla base di Camp
Ripley nel Minnesota, oltre (1000 chilometri a Nord-ovest di Fort Knox),
Spinto da venti favorevoli e volando ad una velocita media di 40 Km/h, il
pallone avrebbe potuto trovarsi nel Kentucky nel prirno pomeriggio del
7 gennaio. l'ipotesi e improponibile in considerazione dei messaggi del
pilota alla torre di Godman. Mantell era tutt’altro che sprovveduto: venti-
cinquenne, contava al suo attivo oltre 3000 ore di volo; aveva combattuto
nella Seconda Guerra Mondiale meritando una decorazione al valor mi-
litare. Era, insomma, un pilota esperto. E' quindi difficile pensare che in
quel pomeriggio del 7 gennaio si sia comportato da principiante: sapendo
di avere scarsità di ossigeno, È: probabile che abbia superato la quota di
sicurezza, attratto dall’obiettivo da raggiungere a tutti i costi.
E' difficile ammettere che non abbia saputo riconoscere un pallone sonda;
magari di tipo e dimensioni inconsuete, ma pur sempre un pallone che
si muoveva a velocità decisamente inferiore a quella dell'F-51. Inoltre, stan-
do ai messaggi del pilota, l'oggetto inseguito sembrava ”metallico" e si spo-
stava a velocità variabile, come se cercasse di sottrarsi all’intercettazione.
Documenti ancora classilìcatiPurtroppo molti documenti sull’evento di Fort Knox sono tuttora clas-
sificati; in particolare quelli relativi all’esame necroscopico sul corpo di
Mantell ed alla perizia sui rottami del-l’aereo. Recentemente e emersa una
testimonimiza che contribuisce a complicare il mistero. E' quella di James
Duesler, un ex militare che all'epoca dell’incidente prestava servizio a God-
man Field con il grado di capitano.
Facendo parte dell’ufficio inchieste su gli incidenti aerei, egli fu inviato sul
luogo del disastro. Poté così constatare che il relitto si trovava al centro di
una piccola radura circondata da alberi di alto fusto; le ali e la coda era-
no spezzati e giacevano a pochi metri di distanza dalla fusoliera. Quest’ul-
tima era poco danneggiata, anzi quasi intatta, Contrariamente a quanto si
legge nel rapporto dell’Air Force, insomma, l’aereo di Mantell non si era
"disintegrato", La cosa più strana era il modo in cui l’apparecchio era ca-
duto nella radura: sembrava che vi. si fosse calato "a pancia in giu".
Un Mustang precipitato ad alta velocità avrebbe dovuto colpire il suolo di
”naso"; oppure, se il pilota avesse manovrato per strisciare attraverso la ra-
dura, avrebbe dovuto provocare un solco nel terreno e falciare rami ed alberi.
lnvece non accadde nulla di simile.
Smentìta I’Aìr Force,
Duesler non vide il corpo di Mantell, che al momento del suo arrivo era sta-
to già rimosso. Apprese tuttavia dai militari presenti che esso, stranamen-
te, non mostrava ferite superficiali, nonostante le ossa risultassero "spezza-
te e polverizzate". ln effetti Duesler non trovo tracce di sangue nella cabi-
na di guida. Questa testimonianza, se autentica, smentirebbe in molti punti
il rapporto dell’Air Force, e porrebbe seri interrogativi su come e perché av-
venne l'incidente. lnterrogativi peraltro destinati a restare senza risposta
fino a che tutti i documenti relativi al caso non saranno declassificati. La
versione ufficiale dell’Aeronautica Militare USA e quindi da prendere con
il beneficio d’inventario: se mai altre ammissioni arriveranno, e assurdo che
un P-5l, velivolo all’epoca estremamente veloce, non riuscisse a rag-
giungere un pallone sonda.
Per cui l’ipotesi die il capitano Mantell sia precipitato nel tentativo di in-
tercettare un UFO e' lecita. Come scrisse il capitano E. Ruppelt al termi-
ne della sua ulteriore inchiesta del 1956 per il Progetto Blue Book se
si rinuncia all’ipotesi “Skyhook" ci resta ”l’immagine di un UFO metallico
di dimensioni spaventose".
INTEGRAZIONEVi e' presente anche un altro documento.
Il documento contiene le dichiarazioni del Sergente Tecnico Quinton Blackwell,
che al momento dei fatti era di turno come capo servizio alla Torre di Controllo
dell’aeroporto di Godman, a Fort Knox nello stato del Kentucky.
Il documento è interessante di per sé, ma è anche rilevante in quanto fu proprio Blackwell
colui che chiese alla squadriglia di P-51 comandata dal Cap. Mantell, che si trovava in quel momento
di passaggio per Godman, se poteva andare ad identificare l’oggetto.
In questa dichiarazione Blackwell riferisce lo svolgersi dei fatti riportando anche alcune delle
affermazioni dei piloti interessati (Mantell infatti non era solo nella sua caccia all’UFO,
ma fu l’unico che riuscì a salire in quota dato che solamente il suo aereo era in possesso
del sistema ad ossigeno per l’ausilio alla respirazione).
Dal documento si evince chiaramente la presenza di un grande UFO (circa 100 metri di diametro)
avvistato e segnalato da diverse città del Kentucky su un’area di raggio pari a circa 180 km,
ed altrettanto chiaramente si evince che Mantell aveva in effetti potuto constatarne
l’aspetto metallico e le sue “enormi dimensioni”.
Dalla testimonianza si evince anche che l’oggetto fu avvistato da diversi enti a terra
(Polizia Militare di F. Knox, polizia di stato di Elizabethtown), segnalato da non meglio
identificati enti delle città di Mansville, Irvington ed Owensboro, avvistato nella
Torre di Controllo di Godman dal dichiarante Sergente Tecnico Blackwell,
dal Primo Sottotenente Orner, dal Capitano Carter, infine dal Colonnello Hix,
oltre al citato Cap. Mantell in volo ed ai due suoi gregari.
Nella parte documentale presento il documento originale ma tradotto in italiano.



Articolo apparso tempo dopo sulla stampa italiana

Targa commemorativa (dove e' ben presente la parola UFO)
