MONDI IN COLLISIONE
Terremoti di immani proporzioni, maremoti spaventosi, piogge di bitume, caduta di pietre
incandescenti, pulviscolo abbuiante l’atmosfera e modificazione repentina sia del clima sia della
durata dell’anno a causa dell’inversione altrettanto repentina dei punti cardinali. Questi gli effetti
descritti in certi avvenimenti cosmici narrati da mitologie di tutto il globo, e alcuni di essi collegabili
a quanto dice l’Esodo biblico a proposito delle piaghe d’Egitto e della fuga degli Ebrei attraverso
le pareti d’acqua sollevatesi nel Mar Rosso. Si pensi, per esempio, alla prima piaga, che descrive
come "tutte le acque che erano nel Nilo si mutarono in sangue" (Esodo 7, 20-21): fenomeno
plausibile nell’ipotesi del passaggio di una cometa, da cui in tal caso cadrebbero sulla Terra
particelle di pigmento rugginoso e quindi rossastro. O ad altre piaghe successive: "un pulviscolo
diffuso su tutto l’Egitto [...] produsse ulcere pustolose, con eruzioni su uomini e bestie" (9, 9-10); "ci
furono grandine e folgori [...] una grandinata così violenta non v’era mai stata " (9, 24); "vennero
dense tenebre per tre giorni" (10, 22)... Circostanze che, secondo Velikovsky, rafforzano l’ipotesi
della cometa rilevandone alcune gravissime conseguenze, quali l’oscuramento e la caduta di
meteoriti, che effettivamente si verificherebbero se un simile corpo celeste transitasse nelle
vicinanze e che sono descritte in maniera analoga nell’antico papiro egizio di Ipuver.
Del sollevamento delle acque del Mar Rosso, imputato alla formazione di venti di velocità e
potenza inaudite, si può peraltro trovare memoria nel folklore dei nativi nordamericani, dei
giapponesi, dei peruviani e di numerose altre popolazioni, laddove si ricorda un maremoto così
spaventoso da dividere il mare in due colonne: per esempio nel Popol-Vuh, sacro libro dei Maya, si
legge che "il mare venne sollevato" proprio nel corso d’un cataclisma che rese oscura la terra,
mentre infiammò di fulmini e rombi il cielo. E del cielo infiammato da lampi violentissimi troviamo
traccia in quasi tutte le tradizioni mitologiche, quasi si trattasse di un ricordo generalizzato che ha
coinvolto ogni popolazione del pianeta.
La cometa, dunque, sarebbe passata vicino alla Terra ai tempi dell’esodo israelita dalla terra
d’Egitto, mentre di un ulteriore transito, che sarebbe avvenuto 52 anni dopo, si avrebbe eco in un
episodio occorso al condottiero ebreo Giosuè presso la città di Gàbaon, che era in mano ai re
degli Amorrei.
Ecco, infatti, cosa si legge in Giosuè 10, 11-13:
"il Signore lanciò dal cielo su di essi come grosse pietre. - interpretati ancora come meteoriti -
Coloro che morirono per le pietre della grandine furono più di quanti ne uccidessero gli Israeliti con
la spada. Allora Giosuè disse al Signore [...]: ‘sole, fermati a Gabaon e tu, luna, sulla valle di Aialon’.
Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici".
Velikovsky interpreta l’eclatante come una ripercussione della vicinanza della cometa, che
avrebbe appunto rallentato la rotazione della Terra. E per confermare che si trattò di un fatto
realmente accaduto, e poi mitologizzato, rintracciò nelle storie mitiche dell’altro emisfero un
accadimento analogo ma opposto: invece di un lunghissimo giorno una notte lunghissima. Della
quale ci parla, in effetti, la storia dell’impero di Colhuacan e del Messico (scritta in lingua nahua-
indiana e nota come "Annali di Cuauhtitlan") e a cui si riferiscono anche taluni racconti leggendari
della Finlandia, dell’Iran, del Perù e dei nativi nordamericani, mentre i testi cinesi di epoca Yao
narrano di una sequela di sconvolgimenti (vasti incendi, onde altissime) nel corso dei quali il sole
non tramontò per vari giorni.
La Terra, insomma, interruppe per un breve periodo le sue rotazioni. E se, dopo l’impatto, riprese un
moto regolare, questo cortocircuito aveva comunque prodotto un effetto ancor più straordinario:
l’inversione dei poli magnetici del pianeta, ribaltando i punti di collocazione dei Poli Nord e Sud.
Un capovolgimento avvenuto in modo istantaneo, quindi traumatico per l’habitat terrestre, e
collocato dal Velikovsky nel 687 a.C., quando Marte, spostato da una successiva collisione con la
cometa, sarebbe transitato presso la Terra ai tempi della distruzione dell’esercito assiro di
Sennacherib, nemico di Israele (ben 185.000 soldati morti misteriosamente, forse per asfissia), di cui
narrano i libri biblici dei Re e delle Cronache.
A sostegno di questa tesi Velikovsky presenta analisi di carattere geologico: pare infatti che
l’epoca glaciale abbia avuto una conclusione subitanea, trasformando d’improvviso regioni polari
(come l’America nord-orientale) in zone temperate e al contrario regioni temperate (come
sarebbe stata la Siberia nord-orientale) in coltri gelate. Se ne ha evidenza paleozoologica nei corpi
congelati dei mammuth, estintisi in massa durante l’ultimo periodo glaciale e nelle cui viscere sono
state trovate erbe non ancora digerite e che oggi crescono a 1500 km a sud: indizio che il Polo
Nord si trovava un tempo spostato verso l’America di una ventina di gradi rispetto al punto che
occupa oggi.
Il congelamento deve essere stato del resto davvero repentino per aver conservato i corpi dei
grandi quadrupedi intatti e non in stato di putrefazione!
L’inversione, inoltre, avrebbe inciso sull’orbita terrestre (causando cambiamenti radicali che
sarebbero testimoniati dalle variazioni riscontrabili da un certo momento in poi nei calendari di vari
popoli antichi) e rivoltato la direzione del moto terrestre, che avrebbe così iniziato a ruotare da
occidente verso oriente, mentre prima il Sole sorgeva a occidente e tramontava a oriente.
La precedente configurazione sarebbe stata dipinta nella tomba dell’architetto della regina
Hatshepsut, Senmut, il cui soffitto mostra le costellazioni disposte con orientamento astronomico
opposto all’attuale e, evidentemente, visibile così a quell’epoca.
Numerose poi le fonti storiche, a partire da Erodoto, che nelle Storie riferisce come secondo i
sacerdoti egiziani il Sole in remote epoche avesse cambiato più volte la direzione del moto.
A questa medesima inversione - che in epoca latina è riferita da Seneca e da Pomponio Mela e
che ritroviamo anche nelle scritture di altre civiltà, fra cui nel trattato talmudico Sanhedrin - aveva
già fatto riferimento Platone nel Politeia, sostenendo che il cambio d’orientamento sarebbe una
manifestazione ciclica, da lui definita l’inversione "più grande e più completa" dei "mutamenti che
avvengono nei cieli".
NASCE LA DEA DELL'AMORE
Dopo alcuni secoli di peregrinazioni la cometa si stabilizzò con una propria orbita nel Sistema
Solare e divenne Venere.
Dell’eccezionale avvenimento l’autore vede una comprova mitica nelle molte leggende sorte
sulla sua nascita, che egli identifica con quella di Atena di cui parla l’Inno omerico a lei dedicato:
quando Atena nacque, riferisce Velikovsky, "la volta del cielo ‘cominciò a vacillare orribilmente’,
‘la terra tutt’intorno gridò spaventata’, ‘il mare fu scosso da nere onde, mentre la schiuma
irrompeva bruscamente’ e il Sole si fermò ‘per un lungo tempo’. Il testo greco parla di ‘onde
purpuree’ e del mare ‘che si solleva come una muraglia’ e del Sole arrestatosi nella sua corsa. [...]
Nell’Iliade è detto che Pallade Atena ‘si lanciò sulla terra come una stella incandescente’
sprizzando scintille; si lanciò quale ‘stella inviata da Giove’ [...] Plutarco identifica la Minerva dei
Romani o l’Atena dei Greci con l’Iside degli Egiziani e Plinio il pianeta Venere con Iside" (Mondi in
collisione, ed. citata, p. 145-146). Velikovsky segnala, a conferma della sua ipotesi, l’assenza di
Venere in una tavola astronomica indù del 3100 a.C. - mentre apparirà in quelle successive
bramaniche - e nel sistema dei quattro pianeti dell’astronomia babilonese, che non a caso
chiamò poi Venere "il grande astro che si aggiunge agli altri grandi astri".