A Giorgio de Simone tutta la mia ammirazione per la stesura (1975) del libro in questione, che rivelerebbe particolari inediti della figura del Cristo.
Ma c'è da chiedersi la ragione di questo libro: amore per la Verità o semplici favole o sproloqui?
Se ci si basa su quanto espresso da De Simone e dalla presunta Entità "A", Gesù andrebbe rappresentato come un illustrissimo maestro come altri ne sono discesi su questa Terra. E giacchè "discesi", dunque assistiti moralmente da Entità disincarnate superiori, ovvero da altri maestri precedentemente discesi.
De Simone, a questo punto, disserta sullo specialissimo compito del Cristo di salvare l'umanità, e pur avendo creato una postilla proprio in virtù della pluralità delle esistenze (la vita non è una sola), designa la figura di Gesù a racimolatore di amore e di perdono, annullando la sua essenza divina e conseguentemente contingentando l'apporto decisivo alla salvezza dell'anima, proprio nella pluralità delle esistenze.
Colui che si è autoproclamato "una sola Cosa con il Padre", altri non sarebbe che una delle varie sfaccettature dell'Emisfero invisibile delle Realtà Celesti; Colui che si è autoproclamato "Unica Via", altri non sarebbe che una delle tante Vie.
De Simone cita i Vangeli come realtà raffazzonata e corretta ad uso e consumo, virgolettando la parola "miracoli" e rappresentando un Cristo come un illuminato che ogni tanto si fa una partita a biliardo... come a dire: se lo sapessero quelle sciocche beghine che vanno in chiesa a pregare!
Dimentica che, in Apocalisse (a meno che non voglia deviarne il significato), proprio il Cristo, tramite Giovanni, appuntò - fra le altre cose - un avvertimento: non seguite la dottrina dei Nicolaiti.
Essi infatti negavano ciò che nega De Simone, ovvero che il Cristo è Dio.