Per presentare questo libro parto da una mia risposta che inizialmente avrei voluto inserire in un'altro forum.
La decisione di mettere qui tale risposta è dettata dall'esigenza di non invadere uno spazio altrui e con il rischio di voler passare per quello che,volontariamente,voglia dare inizio ai soliti ed innumerevoli dibattiti che,presto o tardi,riescono a sfociare in diverbi talmente accesi che poi raggiungono la piu' bieca volgarita'.Quindi,come si suol dire,meglio stare nel proprio orticello.Iniziamo:
"La Bibbia, la Bibbia, mia cara, come manca la Bibbia..."
(Cosi' scriveva Daniele in un altro forum)
Ho idea che nemmeno conosciate quel testo:
sarebbe opportuno spiegare a quanti di coloro vanno dichiarandosi atei o quantomeno credenti poco radicali (persone che credono nel loro intimo ma che non accettano nessun dogma proveniente dalla Chiesa) che la Bibbia è composta da Antico Testamento (la Bibbia ebraica) e Nuovo Testamento (atti degli apostoli,lettere di Paolo ecc ecc).
Voi vi chiederete "e allora" ?
Allora,vi rispondo,"se IO conosco POSSO controbattere con l'intento di non rimanere asservito al dogma di una fede cieca"
"In che modo ?" vi chiederete voi.Vediamo come.
Quello che leggerete è tratto dal libro "La chiave di Hiram" di Christopher Knight e Robert Lomas (Mondadori):
"( )...tutto parte dal culto di Mitra che per i cristiani è un fenomeno alquanto imbarazzante.
Il mitraismo è diramazione siriana del piu' remoto culto persiano di Zoroastro,introdotto nell'impero romano intorno al 67 a.C e tra le cui dottrine si annoverano il battesimo,un banchetto consacrato,la fede nell'immortalita',un dio salvatore morto e risorto con funzioni di mediatore tra gli uomini e il divino,la resurrezione,il giudizio universale,il regno dei cieli e delle tenebre.
I devoti di tale culto riconoscevano onori divini all'imperatore e si mostravano tolleranti nei confronti di altre religioni,finchè non furono del tutto assorbiti nell'orbita del cristianesimo,non altrettanto liberale.
La setta del vero Gesu',la chiesa di Gerusalemme,non conosceva tutti questi ornamenti di pagana memoria,immessi negli anni dai romani al fine di creare una religione ibrida,che avrebbe potuto soddisfare le esigenze spirituali del maggior numero possibile di cittadini.
Se la plebe desiderava custodire le proprie superstizioni,si chiesero i romani,perchè non offrire loro una religione controllata dallo Stato ?
Se non fosse stato per uno scherzo del destino,sopravvenuto sul finire dell'impero romano (il famoso Concilio di Nicea voluto da Costantino nel 325 d.C),le odierne famiglie devote si recherebbero alla messa domenicale con degli adesivi attaccati sui finestrini dell'automobile recanti la scritta "Mitra ti ama".
Un altro problema di non poco conto è quello relativo al vero nome di Cristo.
Molti sapranno che "Gesu' Cristo" è il nome greco attribuito in epoca postuma e tuttavia sono in pochi a chiedersi quale sia l'appellativo originario di quest'uomo detto figlio di Dio.
Benchè non si conosca per certo il suo nome alla nascita,è indubbio che per tutta la vita egli si fece chiamare Yhoshu (o Yeshu nella forma abbreviata),ossia "Jahvè è salvezza",traducibile oggigiorno con l'espressione "apportatore di vittoria".
L'equivalente moderno sarebbe Giosuè,nome di un'altra figura epica dell'Antico Testamento,che condusse il suo popolo al trionfo nella battaglia di Gerico,quando le mura della citta' crollarono allo squillare delle trombe.
A preoccupare non è tanto l'appellativo greco Gesu',semplice riproduzione dell'ebraico Yeshu,quanto piuttosto l'aggiunta del vocabolo "Cristo",traduzione greca del titolo di "messia",a cui è stato dato il significato di "apportatore di salvezza attraverso la redenzione dei peccati",laddove con il termine ebraico-aramaico s'intende semplicemente "colui che diverra' legittimo re dei Giudei".
Nella tradizione ebraica l'appellativo di messia indicava pertanto un futuro re o un re in attesa di salire sul trono.
Era questo un concetto elementare,di carattere prettamente pratico,riservato a tutti i sovrani venturi d'Israele,e si puo' star sicuri che gli ebrei non vi leggevano un significato ultraterreno.
Il fatto che nella versione canonica dell'Antico Testamento il termine "messia" sia ripreso soltanto due volte,rimanendo completamente assente nel Nuovo Testamento,puo' sorprendere,soprattutto se si tiene conto che ai tempi di Gesu' l'idea del sovrano a venire era alquanto popolare tra gli ebrei,in ansiosa attesa del giorno in cui sarebbero stati liberati dall'egemonia delle genti straniere (o Kittim,come erano soliti chiamare gli invasori),come i siriani,i babilonesi o,in specie,i romani e si sarebbero dati un governo proprio.
Nell'ottica dei nazionalisti ebraici,vissuti a cavaliere tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.,l'uomo retto cui sarebbe spettato il trono d'Israele sarebbe diventato re e il titolo "messia" sarebbe automaticamente caduto in disuso.
L'unica spiegazione plausibile dell'ommissione del termine "messia" dal Nuovo Testamento è che esso sia stato diligentemente sostituito dal vocabolo Christos nella traduzione dei primi testi,cosicchè nel tempo "Cristo" divenne un nome proprio sinonimo di Gesu' Cristo,perdendo del tutto il significato generico.
Per i gentili che avevano razziato l'universo delle tradizioni tribali giudaiche il termine messia era fin troppo passivo,estraneo e connotato alle aspirazioni politiche degli ebrei.
Ecco perchè nella traduzione greca il concetto venne stemperato con sfumature rimandabili al culto misterico ellenistico,con allusioni al potere sovrannaturale della salvezza delle anime e della redenzione universale.
La pretesa cristiana di ravvisare un legame indissolubile tra l'Antico Testamento e il loro credo deve certo bruciare ai moderni studiosi ebraici,consapevoli di come la propria eredita' storica e culturale sia stata sfruttata per dare credibilita' ad un culto misteriosofico romano,discendente per lo piu' dalla civilta' persiana antica.
Gia' all'inizio del II secolo i cristiani,in cerca di documenti a supporto delle dottrine del proprio nuovo culto,copiarono di sana pianta,facendoli propri,i ventidue testi ebraici che formavano il nucleo centrale dell'Antico Testamento."