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HALL9000

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« Risposta #465 il: 23 Gennaio 2012, 17:20:15 pm »

Il fascino del viaggio nel tempo.....

http://centroufologicotaranto.wordpress.com/


“ Nel 1998, io e Li Xin-Li scoprimmo che un loop temporale avrebbe permesso al cosmo di generarsi. In questo modello, il cosmo si auto-crea in una sorta di circuito chiuso, per cui si ritorna al punto di partenza e si riparte”.

 :uhm: :uhm:   21/12/2012 ??

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« Risposta #467 il: 26 Gennaio 2012, 17:14:16 pm »

Visto che e' di attualita'...  :wink:

A Perfect Storm of Planetary Proportions
http://spectrum.ieee.org/energy/the-smarter-grid/a-perfect-storm-of-planetary-proportions/0

Un abbraccio,
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« Risposta #468 il: 28 Gennaio 2012, 15:01:49 pm »

L’USO DEL MIELE NELLA CURA DELLE FERITE INFETTE

UNA RICERCA CONFERMA

Gli indigeni della Nuova Zelanda che da secoli utilizzano il miele dell’albero di Manuka che ha proprietà antibiotiche naturali. Questo miele pare essere attivo contro diversi tipi di agenti patogeni e utile in tutte quelle situazioni in cui non è possibile usare gli antibiotici a causa di una resistenza agli stessi. Inoltre non provoca effetti collaterali e tossicità per la cute.La sua azione, si legge nella relazione, si dimostra efficace anche nell’accelerare la guarigione delle ferite grazie al suo basso pH che favorisce la rimozione del tessuto morto, promuove la ricrescita della pelle, riduce cicatrici e dolore.

LA RESISTENZA AGLI ANTIBIOTICI

Ricordano i ricercatori, è un problema serio e quanto mai attuale. Si pensi allo Stafilococco aureo che è divenuto resistente al trattamento di molti antibiotici ed è la forma più diffusa di infezioni cutanee in comunità e ospedali. Di fronte all’impossibilità di combattere queste infezioni con mezzi efficaci e non dannosi l’alternativa del miele è una possibile e reale opportunità in più. Questo darebbe modo di rimediare all’enorme spesa in farmaci e all’aumento della morbilità e mortalità tra i pazienti.Il crescente sommarsi di prove scientifiche a favore dell’uso del miele nella cura delle ferite ha fatto sì che sia contemporaneamente aumentato l’interesse da parte dei medici nei suoi confronti. Dalle prove effettuate, si è riscontrato che anche a basse concentrazioni l’uso di questo miele non induce la batterio-resistenza che, invece, si riscontra nell’uso degli antibiotici di sintesi. I ricercatori sottolineano che i dati presentati nella loro relazione hanno lo scopo di promuovere la discussione sull’uso degli antibiotici o del miele nei casi di resistenza batterica.La relazione è stata pubblicata sul “European Journal of Clinical Microbiological Infectious Diseases”.

Il Miele di Manuka è efficace nel trattamento dei seguenti sintomi:

- piede d’atleta          eruzioni cutanee

- herpes                    artrite

- bruciature              sintomi da raffreddamento

- mal di gola              ulcera

- ferite ed abrasioni

- acne                        infezioni

- fastidi e dolori        herpes labiale

- punture di insetto            odori corporali e dei piedi

- tigna                       pidocchi

- psoriasi                  scabbia

-  pelle secca             reflusso gastrico

lastampa.it
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« Risposta #469 il: 28 Gennaio 2012, 15:21:29 pm »

SCOPERTO UN NUOVO METALLO..POTREBBE STRAVOLGERE LE TEORIE SUL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE

IL CUORE DELLA TERRA CONTIENE UN TIPO DI METALLO FINO AD OGGI SCONOSCIUTO

A identificarlo sono stati i ricercatori del Geophysical Laboratory della Carnegie Institution for Science di Washington (Stati Uniti) in uno studio pubblicato su “Physical Review Letters”, secondo cui la scoperta potrebbe cambiare completamente le teorie sul campo magnetico che protegge il pianeta dai danni prodotti dai raggi cosmici. L’esistenza del metallo è stata ipotizzata – Gli autori dello studio hanno ricreato in laboratorio le condizioni estreme tipiche delle profondità della Terra. Utilizzando un innovativo metodo computazionale è stato possibile predire l’esistenza di un nuovo tipo di ossido di ferro (FeO), un componente del secondo minerale più abbondante del pianeta. Secondo i ricercatori, a una pressione di 690.000 atmosfere e a una temperatura di circa 1.650 gradi centigradi il FeO non cambia struttura, ma passa dall’essere un materiale isolante a essere un metallo altamente conduttivo.La sua esistenza potrebbe stravolgere le teorie sul campo magnetico terrestre – Questi risultati, spiega Ronald Cohen, coautore dello studio, implicano che a livello della parte più profonda del mantello terrestre l’ossido di ferro conduce l’elettricità, aumentando l’interazione elettromagnetica tra il nucleo liquido della Terra e questa zona del mantello: e questo corrisponderebbe a una nuovo modo del campo magnetico di essere propagato verso la superficie del pianeta.

 

cronacheterrestri.com
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« Risposta #470 il: 29 Gennaio 2012, 09:10:55 am »

Il C. n. r.ha scoperto nella Solfatara di Pozzuoli il Batterio mangia-rifiuti!  :gulp:Vuoi vedere che a Napoli abbiamo risolto il problema della spazzatura...Incredibile anche nei rifiuti c'è qualcosa da non buttare o distruggere,anzi produrrebbe energia... :gulp:La nostra terra è piena di sorprese <Terra>>http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=179025&sez=NAPOLI 
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« Risposta #471 il: 29 Gennaio 2012, 17:56:31 pm »

Alla scoperta del Big bang con i palloni sonda....solo noi Italiani possiamo farlo  :grin: :grin:

Nell'Artico un esperimento italiano sui segreti del Big bang
Un pallone stratosferico seguirà le tracce dell'universo primitivo
29 gennaio, 16:09

http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/scienza/2012/01/26/visualizza_new.html_71077042.html
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« Risposta #472 il: 31 Gennaio 2012, 20:41:55 pm »

Cinquemila passi a giorno fanno bene al corpo e al portafogli

Lo dice l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha stimato i danni della sedentarietà nel vecchio continente: secondo l'Oms la sedentarietà provoca 600.000 decessi l'anno in Europa e rappresenta una delle dieci cause principali di mortalità e disabilità nel mondo

ROMA - Cinquemila passi, pari a circa 3 km: è la distanza che ognuno dovrebbe percorrere quotidianamente per mantenersi in salute. Non solo. Camminare fa bene anche al portafoglio: lasciando l'auto in garage si possono risparmiare infatti circa 700 euro all'anno. Di questi, 400 sono direttamente legati al costo del carburante e della manutenzione dell'auto e a questa cifra vanno aggiunti i 300 euro che ciascuno sborsa per curare i cittadini «ammalati» di pigrizia. Lo dice l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha stimato i danni della sedentarietà nel vecchio continente: secondo l'Oms la sedentarietà provoca 600.000 decessi l'anno in Europa e rappresenta una delle dieci cause principali di mortalità e disabilità nel mondo.

Una passeggiata di salute - «Diabete, cardiopatie, ipertensione, cancro, osteoporosi - spiega Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (Simg) - sono le malattie croniche che colpiscono in massa gli italiani, legate proprio a stili di vita sbagliati. Sono circa 3,9 milioni i diabetici, 2milioni e 250mila vivono con una diagnosi di tumore». Ancora più alto è l'impatto delle patologie cardiovascolari: la sola ipertensione, un vero «killer silenzioso» provoca circa 240.000 morti l'anno ed è responsabile del 47% delle cardiopatie ischemiche e del 54% degli ictus cerebrali.
Camminare o pedalare ogni giorno è una misura efficace per tenere sotto controllo questo e gli altri fattori di rischio e permette di dimezzare il rischio di morte. Le regole base da seguire, che spaziano dalla dieta, alla quantità di attività fisica in base all'età, fino ai suggerimenti per curare i piccoli traumi, sono contenute nell'opuscolo a vignette «Una passeggiata di salute», presentato al Senato nel Convegno nazionale «Il ritratto della salute e la medicina dei sani: modelli di sviluppo e strategie di comunicazione», promosso dalla Simg e dall'associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione. Il convegno e l'opuscolo segnano l'avvio del progetto «Il ritratto della salute» che riunisce le principali Società scientifiche italiane con l'obiettivo di promuovere e diffondere la corretta comunicazione e la «medicina dei sani», fondata sulla comprensione dei bisogni per fornire corrette informazioni e strumenti idonei per adottare stili di vita adeguati.

http://www.diariodelweb.it/Articolo/Salute/?d=20120125&id=234527
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Mai sazio, come la fiamma mi ardo e mi consumo. Luce diviene tutto ciò che afferro, carbone ciò che lascio.
Sono sicuramente fiamma. • Friedrich Wilhelm Nietzsche

HALL9000

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« Risposta #473 il: 01 Febbraio 2012, 10:33:01 am »

Che cariiniii !!!!!  :tongue2: :tongue2:

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tigre61

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« Risposta #474 il: 06 Febbraio 2012, 09:01:46 am »

ecco spiegata l'origine della nostra italica genialità: è merito della mamma!!  :kissing: :kissing: :kissing:

L'amore materno rende più svegli
"Ippocampo più sviluppato del 10%"
Una ricerca della Washington University School of Medicine di St. Louis dimostra che i bambini che in età prescolare godono di cure materne particolarmente intense sviluppano meglio l'area del cervello fondamentale nella gestione di apprendimento, memoria e stress
di SARA FICOCELLI
Lo leggo dopo
 
NOI ITALIANI, è noto, siamo dei 'mammoni'. Ed è probabile, con buona pace di chi ci critica, che sia questo il segreto della nostra genialità. Una ricerca della Washington University School of Medicine di St. Louis dimostra infatti che i bambini che in età prescolare godono di cure materne particolarmente amorevoli sviluppano del 10 per cento in più l'ippocampo, area del cervello fondamentale nella gestione di apprendimento, memoria e stress.
 
In altre parole, chi fino ai quattro-cinque anni di vita trascorre molto tempo in compagnia della madre e viene da lei coccolato e vezzeggiato, anche "più del dovuto", da quel rapporto trarrà, crescendo, un enorme vantaggio sul piano psico-fisico, ritrovandosi molto più sveglio dei coetanei.

"Ecco perché dico sempre ai neo-papà: smettetela di 'giocare' a fare le mamme", spiega il pedagogista Daniele Novara, fondatore e direttore del Cpp (Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti) di Piacenza. "Nel primo anno di vita (e non solo) il rapporto tra mamma e bambino è fondamentale per lo sviluppo cerebrale. E finalmente uno studio conferma questa teoria".

Una teoria - detta "dell'attaccamento primario", già elaborata dallo psicanalista britannico John Bowlby - che studia le componenti etologiche del comportamento umano e aveva concluso che il neonato è un mammifero e che, come tutti i mammiferi, nel primo anno di vita deve continuare ad essere trattato come se si trovasse ancora nel grembo materno, con un continuo e forte contatto epidermico con la madre.

"Studi successivi - precisa Novara - hanno poi dimostrato che i bambini che vengono allevati in questo modo, da grandi raggiungono performance cognitive migliori. Una situazione che io stesso ho riscontrato personalmente".

Quella pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences è però la prima ricerca che lega gli accudimenti materni allo sviluppo strutturale di una regione chiave del cervello, in questo caso l'ippocampo. "Il nostro lavoro - spiega il coordinatore del progetto, Joan Luby - fornisce una prova affidabile dell'importanza di coltivare in anticipo lo sviluppo cerebrale e potrebbe avere enormi implicazioni per la salute pubblica''.

Per giungere a queste conclusioni, Luby e il suo team hanno condotto un esperimento costringendo bambini dai 3 ai 6 anni ad affrontare una situazione frustrante: lasciati in una stanza con un pacchetto dai colori molto vivaci, avrebbero potuto aprire il regalo solo dopo che la mamma avesse portato a termine una serie di disegni. Osservando come madre e figlio gestivano la situazione, pensata proprio per replicare i fattori di stress tipici della quotidianità (in cui una mamma non può assecondare in ogni momento le richieste del figlio), gli studiosi hanno classificato sotto la categoria "accudimento" i casi in cui le madri offrivano rassicurazione e supporto al bambino, e diversamente quelli in cui lo ignoravano o rimproveravano.

Tempo dopo, quando i bambini avevano compiuto dai 7 ai 10 anni, i ricercatori hanno effettuato scansioni con risonanza magnetica al cervello di 92 di loro, riscontrando, in quelli con mamme più amorevoli, un ippocampo più grande del 10 per cento rispetto a quelli rientrati nell'altra categoria.

Nello studio, i ricercatori hanno escluso i bambini che soffrivano di depressione o altri disturbi psichiatrici in grado di influenzare la dimensione dell'ippocampo. "Decenni di ricerche avevano suggerito l'importanza di un caregiver particolarmente amorevole (che si tratti di mamma, papà o nonni) ai fini dello sviluppo emotivo e comportamentale del bambino - ha concluso Luby - ma questo studio fornisce prove concrete circa il fatto che una regione chiave del cervello cresca più sana e meglio sviluppata nei bambini che ricevono un accudimento più attento".

"Che esista un rapporto tra sviluppo dell'ippocampo e cure materne è perfettamente vero - spiega Enrico Cherubini, coordinatore del settore di Neurobiologia della Sissa di Trieste, la Scuola internazionale superiore di studi avanzati, e presidente della Società italiana di neuroscienze - e lo confermano anche diversi studi già condotti sul mondo animale. Nei primi anni di vita il bambino ha un cervello plastico, in grado di formare continuamente nuove connessioni. Quindi è altamente probabile che gli stimoli materni contribuiscano all'aumento di questo network, favorendo lo sviluppo delle sinapsi dell'ippocampo".

 
(05 febbraio 2012)

http://www.repubblica.it/salute/benessere-donna/2012/02/05/news/amore_materno-29185422/?ref=HREC2-19
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« Risposta #475 il: 09 Febbraio 2012, 10:00:08 am »


Trovato un clone di Posidonia oceanica che potrebbe avere 80-200 mila anni

Una pianta marina mediterranea è
l'organismo più vecchio del mondo

Un esemplare al largo di Formentera arriva a 15 km di lunghezza e 6 mila tonnellate di peso



Prateria di Posidonia oceanica
 MILANO - È l'organismo più vecchio e tra i più pesanti del pianeta, e vive nelle acque del Mediterraneo. È la Posidonia oceanica, pianta comunissima nelle acque mediterranee: secondo un recente studio pubblicato sulla rivista specializzata Plos One, un'esemplare della pianta, che si produce principalmente per clonazione, ha raggiunto una lunghezza di 15 chilometri e un peso di oltre 6 mila tonnellate. Attraverso misurazioni indirette sulla velocità di colonizzazione dei fondali marini, gli studiosi sono arrivati a ipotizzare l'età: da 80 mila a 20o mila anni. Anche se gli stessi autori della ricerca ritengono queste età molto improbabili, in quanto la pianta gigante (non è un'alga) - rinvenuta tra le isole di Formentera e Ibiza, nelle Baleari - si trovava emersa durante l'ultima glaciazione quando il livello del mare era 100 metri più in basso dell'attuale.

ALLARME - I ricercatori lanciano però l'allarme per la sopravvivenza delle praterie di Posidonia nel Mediterraneo, che stanno sparendo a una velocità del 5% all'anno di fronte ai cambiamenti climatici, un tasso ben superiore a quello di diffusione dei cloni: 80 metri in 600 anni. Questi cloni di Posidonia sono passati indenni attraverso condizioni mutevoli durante le glaciazioni, quando la temperatura del Mediterraneo era inferiore di 10-12 gradi a quella attuale, ma potrebbero non sopravvivere alle rapide mutazioni degli ultimi decenni.

RIPRODUZIONE - La ricerca inoltre smentisce una teoria secondo la quale la riproduzione asessuata (clonazione) non potesse continuare indefinitamente a causa di piccoli «errori di copiatura» accumulati nei geni nel corso del tempo e che quindi, di generazione in generazione, l'organismo sarebbe degenerato fino a scomparire.

Redazione online
8 febbraio 2012 | 15:1

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_08/posidonia-organismo-vecchio_7b4e99ea-5259-11e1-9430-803241dfdaad.shtml
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« Risposta #476 il: 09 Febbraio 2012, 18:29:14 pm »

Gli scienziati del Pentagono useranno un "buco temporale" per nascondere eventi
I soldati potrebbero un giorno condurre operazioni nascoste in assoluta segretezza, ora che - garantiscono - i fisici del Pentagono hanno trovato il modo di mascherare interi eventi tramite la distorsione della luce.



Un team della Cornell University, con il supporto del DARPA (braccio di ricerca del Pentagono), è riuscito a nascondere un evento per 40 picosecondi (equivalente a trillioni di secondi). La loro ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature.

Questa è la prima volta che gli scienziati sono riusciti a mascherare un evento, anche se gruppi di ricerca - negli ultimi anni - hanno fatto passi notevoli nell'occultamento di oggetti. Ricercatori dell'Università del Texas, Dallas, hanno sfruttato "l'effetto miraggio" per creare la scomparsa degli oggetti. E nel 2010, fisici dell'Università di St. Andrews hanno fatto passi avanti verso l'utilizzo di metamateriali per ingannare gli occhi umani e rendere non visibile ciò che si trovava di fronte a loro.

Mascherare un oggetto comporta la flessione della luce intorno a tale oggetto. Se la luce, effettivamente, non colpisce un oggetto, allora l'oggetto non sarà visibile all'occhio umano.

Qualora gli eventi fossero preoccupanti, l'occultamento si baserà sul cambio di velocità della luce. La luce che viene emessa dalle azioni, come viene prodotta, ci permetterà di vedere queste azioni quando accadono. Di solito, la luce arriva in un flusso costante. Che è quello che i ricercatori della Cornell University hanno fatto, in termini semplici, modificando quel flusso continuo di luce - solo per un mero "iota" di tempo - in modo che un evento possa trasparire senza essere osservabile.

L'intero esperimento si è verificato all'interno di un cavo di fibra ottica. I ricercatori hanno passato un fascio di luce verde lungo il cavo, e fatto muovere attraverso la lente che ha diviso la luce in due frequenze, una che si muoveva lentamente e l'altra più velocemente. Nel mentre accadeva ciò, hanno sparato un laser rosso attraverso i fasci di luce. Dato che il "tiro" del laser si è verificato nel corso di un "teeny" (intervallo di tempo molto piccolo), risultava impercettibile.

Certo, il team di ricercatori ha ancora molta strada da fare prima di essere in grado di mascherare 30 secondi d'azione, per non parlare di alcuni minuti. Ma, sicuramente, la ricerca si apre a nuove possibilità. Per prima cosa, mascherando eventi super-veloci, come quelli che si verificano con la trasmissione dei dati, potrebbe aiutare a nascondere operazioni segrete informatiche.

Nelle parole degli editori di "Nature", la ricerca rappresenta "un passo significativo verso il pieno occultamento spazio-temporale". Ma potrebbero passare decenni prima che il personale militare sia essenzialmente in grado di eliminare la Storia, quando accade.

http://terrarealtime.blogspot.com/
...gia fatto??? :uhm: :uhm:

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« Risposta #477 il: 11 Febbraio 2012, 15:47:37 pm »

questa scoperta meriterebbe un topic apposta!!!
immaginatevi gli scenari futuri..... vedo la realizzazione, nella realtà vera, di tanti libri di fantascienza!!!


Ricarica wifi e in movimento
L'autostrada diventa elettrica
Un gruppo di ricerca di Stanford ha concepito una tecnologia wireless per trasmettere grandi quantità di corrente lungo una distanza di due metri. La scoperta potrebbe rivoluzionare il trasporto su strada e promuovere nuovi modi di veicolare l'energia
di GIULIA BELARDELLI

Ricaricare con il wireless i veicoli elettrici mentre sfrecciano per l'autostrada, concependo nuovi modi di utilizzare la corrente elettrica "on the road" e a casa, negli ospedali e in città più accessibili ai disabili. È questo lo scenario a cui stanno lavorando i cervelloni di CARS (http://me.stanford.edu/groups/design/automotive/), che non è un cartone animato ma il programma dell'Università di Stanford dedicato al settore dell'auto (Center for Automotive Research di Stanford). Qui i ricercatori hanno sviluppato un sistema di ricarica, basato sui campi magnetici, capace di trasmettere senza fili grandi quantità di corrente tra due bobine di metallo poste a una certa distanza. Lo studio, pubblicato sulla rivista Applied Physics Letters (http://www.stanford.edu/group/fan/publication/Yu_APL_99_214102_2011.pdf), parte da una scoperta fatta qualche anno fa dal Massachusetts Institute of Technology, diventata poi il fiore all'occhiello di una startup chiamata - guarda caso - WiTricity (http://www.witricity.com/). Entrambe le tecnologie prendono spunto da un principio teorizzato già a fine Ottocento dal fisico serbo-americano Nikola Tesla.

Il lavoro degli scienziati di Stanford ha potenzialità rivoluzionarie per il settore dell'auto elettrica. Il gruppo guidato da Shanuhi Fan è infatti riuscito a trovare il modo di trasmettere 10 chilowatt di energia elettrica lungo una distanza di quasi due metri, riducendo al minimo le perdite. Secondo i fisici, questa tecnologia potrebbe un giorno essere utilizzata per creare un'autostrada elettrica dotata di canali wireless: una strada su cui i veicoli possano ricaricarsi anche in movimento e continuare a funzionare, virtualmente, all'infinito.

La ricarica wireless è già in funzione in alcune stazioni sperimentali per veicoli elettrici, dove viene usata per fare il pieno di batteria senza bisogno di fili o prese di corrente. La tecnologia, nata nel laboratori del MIT di Boston e cresciuta con WiTricity, sfrutta il principio in base al quale i campi magnetici di due dispositivi sintonizzati sulle stesse frequenze naturali possono "accoppiarsi" in un solo campo magnetico continuo (un fenomeno noto come "accoppiamento di risonanza magnetica"). Facendo risuonare due spirali di rame a una determinata frequenza, insomma, si crea la stessa consonanza di quando due bicchieri di vino vibrano all'unisono al suonare di una specifica nota.

Da questa "magia" WiTricity ha ricavato un vero e proprio marchio di fabbrica, stringendo accordi con case automobilistiche come Toyota e Mitsubishi Motors (http://media. mitsubishicars. com/index. php?s=16874&item=66241). Mentre però a Boston i ricercatori si sono concentrati su un sistema di ricarica wireless stazionario (capace di trasferire in media 3 chilowatt di energia a un veicolo parcheggiato su strada o in un garage), in California i ricercatori hanno portato la sfida ancora più in là, puntando tutto sulla dinamicità.

"L'idea - spiega Fan - è di incorporare nell'asfalto una serie di spirali piegate a formare un angolo di 90 gradi, per poi connetterle alla rete elettrica. Anche le auto dovrebbero essere equipaggiate delle stesse spirali, che potrebbero essere attaccate al telaio così da creare un campo magnetico con l'autostrada stessa". Secondo i calcoli dei ricercatori, una soluzione di questo tipo consentirebbe di trasferire 10 chilowatt lungo una distanza di 1,98 metri, abbastanza da ricaricare un'auto elettrica a velocità sostenuta.

Per ora questa strategia di ricarica è stata messa alla prova solo sotto forma di modello computerizzato, ma secondo i ricercatori di Stanford i risultati sono più che promettenti. Le simulazioni al computer, infatti, mostrano un'efficienza del trasferimento di corrente pari al 97%, anche quando si prende in considerazione una distanza superiore ai due metri.

Prima di immaginare di viaggiare su un'autostrada elettrica, però, sarà necessario aspettare ulteriori verifiche. Bisognerà infatti assicurarsi che la tecnologia non abbia ripercussioni sulle persone e sui sistemi elettrici, un fatto già assodato per la tecnologia brevettata dal MIT. "Dobbiamo essere sicuri al 100% che il sistema non abbia effetti negativi su conducenti, passeggeri e animali, e che non influenzi le decine di microcomputer che controllano sterzo, navigazione, aria condizionata e altre funzionalità del veicolo, così come le carte di credito che portiamo nel portafogli", ha spiegato Sven Beiker, direttore esecutivo di CARS. "Per quanto un'efficienza del 97% sia estremamente alta, vogliamo essere certi che il restante 3% si perda trasformandosi in calore piuttosto che in radiazione".

Per gli autori, la scoperta potrebbe avere un ruolo importante anche nel settore dei veicoli autonomi. I campi magnetici creati dalla ricarica wireless, infatti, potrebbero essere sfruttati per controllare lo sterzo e fare in modo che i veicoli rimangano sempre nella giusta corsia. La nuova tecnologia - ha specificato Beiker - rappresenterebbe un ottimo ausilio alla navigazione GPS per progetti come le Driveless Car di Google. "Il GPS ha un'accuratezza di 9-12 metri, ti dice dove ti trovi sul pianeta, ma per la sicurezza è importante sapere che la tua auto si trova al centro della corsia", ha aggiunto. "Nel nostro sistema, il campo magnetico potrebbe facilmente essere usato per controllare lo sterzo. Le spirali, trovandosi al centro della corsia, potrebbero fornire la posizione nel dettaglio e senza costi aggiuntivi".

C'è poi chi non si accontenta di brevettare sistemi di ricarica, arrivando a immaginare (in quella fucina di idee che è TED - http://www.ted.com/conversations/8513/electric_vehicles_powered_not.html?c=392203) strade e marciapiedi capaci di generare elettricità proprio attraverso i campi magnetici oscillanti. Queste superfici, infatti, potrebbero essere usate per alimentare anche veicoli personali come biciclette, scooter, sedie a rotelle e altri dispositivi per la mobilità personale. Per farlo, bisognerà riconsiderare la composizione delle superfici su cui ci muoviamo, a cominciare dalle strade. A riguardo i ricercatori di Stanford hanno già avviato delle collaborazioni con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, allo scopo di studiare la struttura ideale della massicciata e determinare se il calcestruzzo armato e altri metalli su cui poggiano le strade possano ridurre in qualche modo l'efficacia.

Per Fan, si tratta di una sfida eccitante. "Abbiamo l'opportunità di ripensare il modo in cui l'energia elettrica arriva alle nostre macchine, nelle nostre case, nei nostri posti di lavoro. Finora, abbiamo sempre pensato alla diffusione di energia elettrica in termini di fili e prese da far spuntare dal muro. Immaginiamo invece di trasferire la corrente non più attraverso questi strumenti, ma tramite un vuoto. Il nostro lavoro - ha concluso il ricercatore - è un passo in questa direzione".

http://www.repubblica.it/motori/attualita/2012/02/10/news/motori_ricarica_wifi_e_in_movimento-29529101/?ref=HRERO-2
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« Risposta #478 il: 13 Febbraio 2012, 20:11:16 pm »

IMBRIGLIATO LO SPIN DEGLI ELETTRONI

Uno studio Cnr dimostra la possibilità di polarizzare lo spin di un fascio di elettroni, un problema a lungo studiato ma ancora irrisolto per la fisica delle particelle. Ora i risultati potranno essere applicati nel campo delle memorie magnetiche degli hard-disk e dei microscopi elettronici di ultima generazione. La ricerca è stata pubblicata su Physical Review Letters.

I ricercatori sono riusciti a ‘domare’ lo spin degli elettroni, in uno studio condotto da due istituti del Consiglio nazionale delle ricerche – l’Istituto nanoscienze (Cnr-Nano) e Spin – in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli. Tramite simulazioni gli scienziati hanno visto che è possibile orientare in modo controllato lo spin di un fascio di elettroni. Il risultato, frutto della collaborazione tra Vincenzo Grillo di Cnr-Nano, Lorenzo Marrucci di Cnr-Spin, Enrico Santamato e Ebrahim Karimi della Federico II, apre inoltre nuove possibilità allo studio della materia su scala nanometrica.

La polarizzazione dello spin elettronico è un problema a lungo studiato ma mai completamente risolto. “Lo spin è una proprietà fondamentale degli elettroni che si può visualizzare immaginando l’elettrone che ruota rapidamente su se stesso, come una trottola”, spiega Vincenzo Grillo. “Negli elettroni liberi succede che l’asse di rotazione è orientata in modo casuale, un po’ come avere una miriade di trottole inclinate a caso, e i metodi proposti finora per allineare gli spin di elettroni disordinati si sono dimostrati poco efficaci”.

I ricercatori hanno mostrato con simulazioni al calcolatore che è possibile polarizzare lo spin di un fascio di elettroni attraverso lenti magnetiche, un complesso sistema di campi elettrici e magnetici. “I calcoli indicano che al centro del fascio si producono effetti di interferenza tali da allineare l’orientazione dello spin elettronico in modo controllato”, conferma il ricercatore. “Non esisteva finora un processo che permettesse di ‘domare’ spin inizialmente distribuiti in maniera casuale”.

Il risultato ha implicazioni anche di tipo applicativo. “Usati in un microscopio elettronico, i fasci polarizzati permetterebbero di studiare lo spin degli elettroni all’interno dei materiali, un fattore cruciale nella ricerca sulle memorie magnetiche più efficienti di quelle già in uso negli hard-disk”, conclude Grillo. “Le simulazioni hanno confermato che il nostro sistema può essere inserito nei microscopi elettronici di ultima generazione, il prossimo passo al quale stiamo lavorando sarà realizzare uno strumento così potente”.

Fonte: http://gaianews.it/scienza-e-tecnologia/cnr-imbrigliato-lo-spin-degli-elettroni/id=17377
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Splitting time from space.

tigre61

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« Risposta #479 il: 17 Febbraio 2012, 14:54:04 pm »

proprioadesso sto leggendo un libro di Frank Shatzing - Limit - ambientato in un prossimo futuro dove è stato costruito un ascensore per una stazione spaziale geostazionaria il cui cavo di congiungimento alla Terra è formato con un materiale ispirato alle ragnatele dei ragni!



LA FORZA NASCOSTA DELLA TELA È NELLA RISPOSTA NON LINEARE DEL FILO
Nanomeccanica bio-ispirata: nella
ragnatela il segreto dei futuri materiali
Uno studio italiano su Nature: la tela è realizzata con fili di composizione differente secreti da ghiandole diverse

MILANO - La ragnatela è una struttura robustissima. E il segreto del suo successo sta proprio nel comportamento non lineare del filo di seta con cui è intessuta. «La legge costitutiva di questo materiale è infatti iper-plastica e segue approssimativamente una parabola. Grazie a questa proprietà e alla sua particolare geometria la ragnatela si danneggerà in un sola piccola zona se un insetto finirà tra le sue maglie», spiega Nicola Pugno, professore di scienza delle costruzioni e direttore del laboratorio di nanomeccanica bio-ispirata Giuseppe Maria Pugno del Politecnico di Torino, coautore del primo studio che ha indagato come le proprietà elastiche del filo di seta del ragno si ripercuotano sulla robustezza della ragnatela.
OGNI SPECIE LA SUA TELA - Ogni specie di ragno ha la sua tela. Carpire alla natura il segreto della particolarità dei suoi materiali sta diventando un approccio sempre più perseguito. La ragnatela, con la sua perfetta geometria, non poteva non attirare l’attenzione, tanto più che i ragni sono abilissimi a costruirne una già a due settimane circa dalla nascita, quando il loro sistema nervoso centrale raggiunge un completo sviluppo. «Ognuno di essi ha a disposizione un intero kit per tesserla. A seconda della funzione che deve svolgere, il ragno fila una tela diversa prodotta per giunta da ghiandole diverse», spiega Marco Isaia, ricercatore universitario confermato in ecologia, afferente al dipartimento di scienze della vita e biologia dei sistemi dell'Università di Torino, nonché membro del consiglio direttivo della European Society of Arachnology e dell’expert board di Araneae–Spiders of Europe.

FILI DIVERSI - «Nella classica ragnatela, costruita dal ragno crociato, i fili che compongono la spirale hanno per esempio struttura e proprietà molto differenti da quella dei fili radiali o da quella usata per ancorare l’intera struttura al substrato. Lo stesso accade per la tela impiegata per costruire l’ovisacco o per quella utilizzata per avvolgere la preda», aggiunge Isaia. A funzioni diverse della tela corrispondono dunque proprietà meccaniche e composizione chimica anche molto diverse. Pure la forma dell’apparato di cattura è variabile: alcuni ragni tessono tele a lenzuolo, altri intricati grovigli tridimensionali e altri ancora ragnatele triangolari.


La copertina di «Nature» del 2 febbraio 2012
IN COPERTINA - Per seguire un filo logico la ricerca, che si è guadagnata la copertina di Nature, ha considerato ben dieci modelli di ragnatele reali (quelle della famiglia del classico ragno crociato, per intenderci composte da cavi radiali portanti e da cavi circonferenziali appiccicosi per catturare le prede) fatte con materiali diversi. Si sono eseguite simulazioni atomistiche e calcoli teorici assumendo diverse leggi costitutive: quella vera del filo di seta del ragno (iper-elastica), lineare-elastica (tipica per esempio dell’acciaio per molle, nella quale la forza è proporzionale allo spostamento) ed elasto-plastica (come quella del ferro o dell’acciaio più duttile, in cui la forza è proporzionale allo spostamento fino a un valore critico oltre al quale lo spostamento cresce a forza costante).
ISPIRARSI ALLA NATURA - Mantenendo costanti i valori assoluti di resistenza e deformazione ultima della seta del ragno, si è indagato quindi sull’influenza della forma della legge costitutiva della seta sulla robustezza della ragnatela. Per poter generalizzare i risultati ottenuti si è utilizzata la teoria Quantized fracture mechanics, sviluppata dallo stesso Nicola Pugno e particolarmente indicata per studiare la resistenza di strutture e materiali discreti e come un difetto si possa propagare in essi. «La ragnatela non è infatti una struttura continua, che può essere trattata con la Linear elastic fracture mechanics, universalmente impiegata per studiare la resistenza alla propagazione di fessure in materiali continui elastici lineari», spiega Pugno. Il prossimo passo sarà trasferire le conoscenze acquisite sui materiali e sulle strutture dell’ingegneria. È questa infatti l’ultima frontiera della nanomeccanica bio-ispirata, che prende spunto dal comportamento di materiali naturali, come le capacità di autopulirsi delle foglie del loto, autoriparante delle ossa o adesiva della zampa del geco, per metterne a punto nuovi materiali con caratteristiche di alte prestazioni.

Manuela Campanelli
17 febbraio 2012 |

p://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_17/ragnatele-forza-campanelli_b0a2e106-5951-11e1-b00f-503ee71194ec.shtml
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