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Autore Topic: Contenitore per news astronomiche  (Letto 93805 volte)

croft

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La Nasa scopre due nuovi pianeti
« Risposta #840 il: 26 Agosto 2010, 23:58:20 pm »

SISTEMA EXTRASOLARE
La Nasa scopre due nuovi pianeti
Kepler-9b e Kepler-9c, entrambi orbitano intorno alla stella Kepler 9. Sono giganti e gassosi. Hanno dimensioni simili a quelle di Saturno. E forse, ce n'è pure un terzo

MILANO - In solo colpo d’occhio il satellite Keplero della Nasa ha scoperto due pianeti che transitano davanti alla stessa stella Keplero-9 della nostra galassia. «Questa è anche la prima conferma ufficiale – ha precisato Doug Hudgins responsabile scientifico del programma – di un sistema solare simile al nostro, mentre altri sono ancora sotto esame».

continua
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_agosto_26/caprara-nuovi-pianeti_92ce388c-b142-11df-9462-00144f02aabe.shtml

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"Verrà il giorno in cui la torre renderà ciò che le è stato affidato, la Piramide salterà come un ariete e allora terminerà la triste età del ferro".

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« Risposta #841 il: 27 Agosto 2010, 22:34:43 pm »




   
FIORI misteriosi nel cielo notturno
Ted Forte
IL CIELO ESTIVO È UN GIARDINO IN CUI FIORISCONO DECINE DI NEBULOSE PLANETARIE, CHE SI MANIFESTANO IN FORME MOLTEPLICI E VARIOPINTE

Gli amanti delle nebulose planetarie hanno buone ragioni per sopportare i lunghi crepuscoli estivi e attendere pazientemente l’oscurità. Ogni notte estiva offre la possibilità di osservare decine di planetarie brillanti: come fiori che si spiegano in un giardino cosmico, queste nebulose sbocciano in forme misteriose e sottili colori. Purtroppo, il termine “nebulosa planetaria” è fuorviante. Per primo lo usò Sir William Herschel, per descrivere l’oggetto che egli catalogò come H IV-1 (successivamente rinominato NGC 7009, la “Nebulosa Saturno”). Probabilmente, Herschel fu influenzato dal piccolissimo disco, dal fatto che sopportava forti ingrandimenti e forse dalla sua somiglianza nel colore con quella di un pianeta. In realtà, le nebulose planetarie non hanno nulla in comune con i pianeti; oggi sappiamo che questi oggetti rappresentano uno stadio avanzato di stelle paragonabili al Sole o un po’ più massicce. Siamo fortunati ad avere così tanti di questi oggetti affascinanti nel nostro cielo, nonostante che - proprio come i fiori - abbiano una vita relativamente breve: nei casi più favorevoli, durano solo poche decine di migliaia di anni. Le planetarie sono così numerose perché ci sono molte stelle di tipo solare in cielo, abbastanza per formare circa una nebulosa planetaria ogni anno nella nostra Galassia, la Via Lattea.

http://www.astronomianews.it/rivista.aspx?IDS=5957#Articolo
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E.B.E.

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« Risposta #842 il: 29 Agosto 2010, 02:31:22 am »



 Una copia (quasi) perfetta del Sistema Solare

 
Una copia (quasi) perfetta del Sistema Solare   Una copia quasi perfetta del Sistema Solare, con la sola differenza che i pianeti sono sette e non otto. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori dell’Osservatorio australe europeo (Eso) utilizzando lo strumento Harps (nella foto) applicato al supertelescopio VLT. E’ un primato. Finora il sistema planetario extrasolare più affollato poteva vantare cinque pianeti, mentre il satellite “Kepler” della Nasa recentemente è riuscito a trovarne in un colpo solo uno con tre pianeti, due dei quali hanno una massa simile a quella di Saturno e il terzo è forse poco più massiccio della Terra (l’annuncio è comparso su “Science”, il team è guidato da Matthew Holman dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics) . Con il susseguirsi di questi annunci sta diventando difficile tenere il conto degli esopianeti conosciuti: ormai il loro numero è superiore a settecento. Lo strumento Harps cerca i pianeti extrasolari con il metodo delle velocità radiali, cioè rilevando le lievi accelerazioni impresse alla stella dai pianeti che le orbitano intorno (Harps è l’acronimo di High Accuracy Radial velocity Planet Searcher).

 http://www.astronomianews.it/
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taygeta

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« Risposta #843 il: 29 Agosto 2010, 03:44:25 am »

Raga' volete capire che nell'universo ci saranno  infinite galassie, infinite stelle, ed infiniti pianeti abitabili e nn.

Per infinito intendo dire che nn si sa' il numero.

taygeta
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« Risposta #844 il: 29 Agosto 2010, 18:49:36 pm »




sabato 28 agosto 2010
NST : un occhio sul Sole

Titolo che gioca con le parole ma che ha più significati: un nuovo strumento tiene monitorato il Sole e la prima immagine ottenuta assomiglia ad un occhio :-)

PRIMA LUCE (First Light) per il Nuovo "SOLAR TELESCOPE": Prima di procedere nella lettura, clicka su l'immagine osserva attentamente la macchia solare nr.1084...

http://antaresnotizie.blogspot.com/2010/08/prima-luce-first-light-per-il-nuovo.html

Questa è la prima immagine ottenuta con le ottiche adattive del nuovo telescopio solare (New Solar Telescope - NST) del "Big Bear Solar Observatory",in California.

"Con uno specchio primario di 1,6 metri, NST è il più grande telescopio solare del mondo", ha spiegato Nicolas Gorceix portavoce dell'osservatorio.

"La correzione avviene in tempo reale rispetto alla distorsione atmosferica (sfruttando quindi ottica adattiva), così possiamo vedere le cose ad una risoluzione molto elevata ovvero dove il più piccolo dettaglio percepibile del Sole è di circa 65 km."

"In funzione della prospettiva, la Terra è leggermente più piccola della intera macchia solare comprendendo l'ombra scura e la penombra a forma di petali di margherita. Lo spot è circondato dalla onnipresente granularità del Sole che mostra i propri movimenti di ebollizione sulla superficie."

I ricercatori ritengono che gli studi ad alta risoluzione delle macchie solari possano aiutarli a capire come si evolvono e prevedere quando stanno per esplodere.

"L'anno prossimo, abbiamo in programma di aggiornare il telescopio con un altro sistema di ottiche adattive di ordine superiore del sistema attuale per ottenere immagini ancora migliori," dice Gorceix.

Vale quindi lapena di restare sintonizzati alla home page BBSO per seguire gli aggiornamenti.
 
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fermati

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« Risposta #845 il: 29 Agosto 2010, 19:05:45 pm »

che spettacolo.... :cool: :cool:
penso potranno dare un grande sviluppo allo studio sul Sole quelle immagini...... :wink:






sabato 28 agosto 2010
NST : un occhio sul Sole

Titolo che gioca con le parole ma che ha più significati: un nuovo strumento tiene monitorato il Sole e la prima immagine ottenuta assomiglia ad un occhio :-)

PRIMA LUCE (First Light) per il Nuovo "SOLAR TELESCOPE": Prima di procedere nella lettura, clicka su l'immagine osserva attentamente la macchia solare nr.1084...

http://antaresnotizie.blogspot.com/2010/08/prima-luce-first-light-per-il-nuovo.html

Questa è la prima immagine ottenuta con le ottiche adattive del nuovo telescopio solare (New Solar Telescope - NST) del "Big Bear Solar Observatory",in California.

"Con uno specchio primario di 1,6 metri, NST è il più grande telescopio solare del mondo", ha spiegato Nicolas Gorceix portavoce dell'osservatorio.

"La correzione avviene in tempo reale rispetto alla distorsione atmosferica (sfruttando quindi ottica adattiva), così possiamo vedere le cose ad una risoluzione molto elevata ovvero dove il più piccolo dettaglio percepibile del Sole è di circa 65 km."

"In funzione della prospettiva, la Terra è leggermente più piccola della intera macchia solare comprendendo l'ombra scura e la penombra a forma di petali di margherita. Lo spot è circondato dalla onnipresente granularità del Sole che mostra i propri movimenti di ebollizione sulla superficie."

I ricercatori ritengono che gli studi ad alta risoluzione delle macchie solari possano aiutarli a capire come si evolvono e prevedere quando stanno per esplodere.

"L'anno prossimo, abbiamo in programma di aggiornare il telescopio con un altro sistema di ottiche adattive di ordine superiore del sistema attuale per ottenere immagini ancora migliori," dice Gorceix.

Vale quindi lapena di restare sintonizzati alla home page BBSO per seguire gli aggiornamenti.
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42catz

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« Risposta #846 il: 30 Agosto 2010, 02:07:11 am »


Batteri Sopravino 1 Anno e mezzo Nello Spazio




Batteri raccolti dalla superficie di alcune rocce sulla costa del piccolo villaggio inglese di pescatori, Beer, in Devon, sono riusciti a sopravvivere fuori dalla superficie della Stazione Spaziale Internazionale, per 553 giorni. La specie in causa, conosciuta anche come OU-20, somiglia al cianobatterio chiamato Gloeocapsa.

http://link2universe.wordpress.com/2010/08/30/batteri-sopravino-1-anno-e-mezzo-nello-spazio/

42catz

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« Risposta #847 il: 30 Agosto 2010, 15:50:14 pm »

La JAXA Annuncia Hayabusa 2 e Nuovo Razzo: Epsilon

Il Consiglio di Amministrazione del Programma Spaziale Giapponese, ha formalmente approvato, la scorsa settimana, un successore per la sonda spaziale Hayabusa, ed il continuo dei lavori sul razzo Epsilon.
La decisione della Commissione per le Attività Spaziali,da l’autorità al governo Giapponese di richiedere il finanziamento per i programmi nel budget messo a disposizione per il prossimo anno fiscale, che inizia ogni Aprile. La commissione ha dato il via libera alla JAXA, la Japan Aerospace Exploration Agency, di iniziare i lavori per la progettazione della sonda Hayabusa 2, una missione progettata per costare intorno ai 200 milioni di dollari.
Inoltre la commissione ha raccomandato che continuino i lavori per lo sviluppo del razzo Epsilon, un nuovo razzo giapponese in grado di spedire in orbita satelliti già dal 2013.

http://link2universe.wordpress.com/2010/08/30/la-jaxa-annuncia-hayabusa-2-e-nuovo-razzo-epsilon/

E.B.E.

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« Risposta #848 il: 30 Agosto 2010, 19:16:16 pm »



Il cielo nel mese di settembre 2010

Con l’equinozio d’autunno si chiude l’estate astronomica. Effemeridi, costellazioni osservabili, posizioni dei pianeti, congiunzioni, mappe stellari dettagliate. Tutti gli eventi astronomici del mese di Settembre 2010

http://www.astronomia.com/2010/08/30/il-cielo-nel-mese-di-settembre-2010/
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« Risposta #849 il: 30 Agosto 2010, 19:25:31 pm »




Hubble fotografa i fuochi d’artificio celesti!
Venerdì 03 Luglio 2009 15:42
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Resti della supernova SN 1006. [NASA/ESA/Hubble Heritage Team (STScI/AURA)]Il telescopio spaziale Hubble ha catturato un’immagine composta di stelle e nastri di gas tra i resti di una supernova.
Un delicato nastro di gas fluttua magicamente nella nostra galassia. Il getto di una nave spaziale aliena? L’emissione in prossimità di un buco nero? No! niente di tutto questo.   
Quest’immagine è stata catturata dal telescopio spaziale Hubble ed è una piccolissima porzione di cielo in direzione della quale sono stati inquadrati i resti di una supernova, generati dall’esplosione stellare avvenuta più di mille anni fa.
L’1 maggio del 1006 D.C., popolazioni dall’Africa all’Europa e fino all’estremo Est sono stati testimoni dell’apparire improvviso di una stella brillante. I testimoni dell’epoca non potevano immaginare che si trattasse della tremenda esplosione di una supernova distante 7000 anni luce da noi.

Probabilmente è stata la supernova più brillante mai vista nella storia dell’uomo per la quale abbiamo ereditato una testimonianza da passato. nonostante l’enorme distanza da noi la sua luminosità superò quella di Venere e fu visibile persino in pieno giorno per diverse settimane.

Soltanto dalla metà degli anni ‘60 i radioastronomi hanno prima rilevato un anello circolare di materiale nella posizione dove era stata identificata secoli prima la supernova. L’anello presentava un diametro di circa 30 minuti d’arco (quanto la Luna piena). La dimensione dell’anello circolare implica che l’onda d’urto, dovuta all’esplosione, si è espansa nel corso dei mille anni trascorsi dall’evento ad una velocità media di circa 32 milioni di chilometri all’ora!

Nel 1976 è avvenuta  la prima detezione di una debole emissione ottica dei resti di supernova, ma soltanto per un filamento localizzato ai confini nordovest dell’anello radio. Una sottile porzione di questo filamento è stata ora ripresa dall’occhio di Hubble. L’immagine a forma di nastro attorcigliato visto da Hubble corrisponde alle zone dove l’onda d’urto in espansione sta letteralmente spazzando via il tenue gas circostante.

Il gas, composto prevalentemente da idrogeno, è scaldato dalla velocissima onda d’urto e per tale ragione emette nel visibile. In parole povere, l’emissione ottica fornisce una vera e propria dettagliata fotografia delle attuali posizione e geometria del fronte d’onda. Le zone brillanti ai bordi del nastro di gas visibile corrispondono  alle zone dove l’onda d’urto è vista esattamente di taglio lungo la linea di vista.

Oggi sappiamo che SN 1006 ha un diametro di 60 anni luce ed è ancora in espansione a circa 10 milioni di chilometri orari. Perfino a queste velocità enormi si dovrà attendere molti anni per apprezzare una significativa variazione dovuta al moto di espansione dell’onda d’urto rispetto alle stelle sullo sfondo.

L’immagine riportata è una composizione ottenuta da osservazioni effettuate con Hubble’s Advanced Camera for Surveys nel febbraio 2006 e da osservazioni nel blu, nel giallo-verde e nel vicino infrarosso, effettuate con la Wide Field Planetary Camera 2 , nell’aprile 2008.

 
http://kosmofysis.com/universo/astrofisica/407-hubble-fotografa-i-fuochi-dartificio-celesti.html
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« Risposta #850 il: 01 Settembre 2010, 19:02:32 pm »





La missione Kepler ha confermato il prima sistema planetario in cui almeno due oggetti, delle dimensioni leggermente inferiori a Saturno, transitano entrambi prospetticamente davanti alla loro stella. E forse anche una super-Terra …

Il sistema utilizzato dalla missione Kepler della NASA per la scoperta di esopianeti si basa sul metodo dei transiti davanti alla stella sotto osservazione. Un pianeta che si trovi quasi perfettamente allineato tra il telescopio e la stella passerà davanti al disco dell’astro e quindi causerà una lieve caduta di intensità nella luce emessa dalla stella. La perdita di luminosità è ovviamente molto debole, ma la strumentazione di bordo è in grado di rilevare anche la più piccola variazione.

Più di 700 nuovi possibili pianeti sono stati scoperti nei primi 43 giorni di missione e devono essere ora confermati un po’ alla volta anche con osservazioni da terra. Ma il nuovo “caso” è veramente stato fortunato oltre che complicato. Ben due pianeti sono apparsi transitare davanti alla stella Kepler-9 e hanno avuto il nome di Kepler-9b e Kepler-9c.

Non è stato facile riconoscere il doppio transito, ma i dati sono interessantissimi. Dobbiamo infatti ricordare che la profondità della perdita di luce, la sua durata, il periodo tra un transito e l’altro danno informazioni sulla grandezza del pianeta, la sua distanza dalla stella e il periodo orbitale. Non solo, però. Possibili variazioni nei tempi di passaggio davanti alla stella, indicano anche la presenza di altri pianeti (che non transitano) che perturbano il moto dei loro fratelli. In tal modo si riesce anche ad avere stime della massa degli oggetti.

Tutto molto bello… ma il transito di due oggetti crea molta confusione, anche perché il passaggio può avvenire non centralmente ma ai bordi dell’astro e le durate di transito possono esserne influenzate: un pianeta vicino (e quindi veloce) e “centrale” può causare la stessa perdita di luce di uno lontano (e quindi lento) ma “non centrale”. Insomma un bel rompicapo … In ogni caso, ora si è avuta la certezza del doppio transito e si possono ottenere i primi dati sicuri, come i periodi di rivoluzione  che risultano essere di 19 giorni per (b) e 38 per (c). Lo studio delle variazioni negli istanti di transito sono poi stati confermati direttamente dalle osservazioni e quindi hanno dato conferma ai calcoli teorici che si fanno quando il pianeta perturbatore è solo intuito ma non visibile.

Le sorprese non sono, però, ancora finite… Vi sono segni confusi e debolissimi di un terzo transito. Le variazioni di luce sono così deboli che ci vorrà ancora tempo per la conferma finale. Se fosse vero si sarebbe scoperto un pianeta con un raggio grande solo una volta e mezzo quello della Terra. La sua distanza dalla stella sarebbe molto piccola, dato che le girerebbe intorno in soli 1,6 giorni terrestri.

Staremo a vedere…

http://www.astronomia.com/2010/09/01/la-danza-dei-pianeti/
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« Risposta #851 il: 01 Settembre 2010, 19:43:44 pm »



31 Agosto 2010     
Portare carichi a Terra dalla ISS
di Luigi Morielli - Fonte: Astroworld
Con l'andata in pensione dello Space Shuttle, non esisterà più la possibilità di portare a Terra dei carichi dalla Stazione Spaziale Internazionale.
Una tale situazione può rappresentare un problema, dato che esistono molti esperimenti che necessitano del ritorno per l'analisi dei risultati.
A parte quel poco che si può imballare ed inserire nelle Soyuz, sarà una pratica impossibile ed è uno dei motivi per cui lo Shuttle era nato.

Ma Europa e Giappone potrebbero metterci una pezza. Sono iniziati gli studi per permettere all'europeo ATV (Automated Transfer Vehicle) e al Giapponese HTV (H-2 Transfer Vehicle) di effettuare viaggi di andata e ritorno verso la Stazione Spaziale.
Per fare ciò sarà necessario dotare le capsule di un adeguato scudo termico, e questo è indispensabile, ma anche della robustezza necessaria per sopportare il rientro. Ovviamente saranno necessari paracadute ed eventuali sistemi gonfiabili anti-affondamento. Da non sottovalutare i sistemi di controllo ambientale per poter trasportare anche cavie vive.

Per l'ESA si parla di Automated Return Vehicle (ARV) e il suo sviluppo potrebbe iniziare nel 2011 con una decisione degli stati membri. Nel luglio del 2009 è già stato affidato a EADS Astrium un contratto per 18 mesi di lavoro incentrato proprio su questo obiettivo. Lo stanziamento è stato di 21 milioni di euro. Stabilito che è da fare, si partirà già con una bozza di progetto. L'obiettivo è avere il primo lancio operativo fra il 2016 e il 2018, cosa decisamente possibile.

Per JAXA si parla di HTV-R e i tempi sono molto simili: inizio sviluppo nel 2011 e primo volo nel 2016.
Questi veicoli potranno riportare a Terra dei carichi compresi fra 300 e 1500 kg che, benché siano molto lontani dalle 15 tonnellate dello Shuttle, saranno assolutamente benvenuti.

Un altro dato interessante è rappresentato dal fatto che queste versioni di capsule saranno il primo passo verso la trasformazione dei cargo in veicoli abitati, prima di tutto per mantenere in vita i vegetali e i piccoli animali che partecipano agli esperimenti, ma subito dopo per affiancarsi alle altre capsule per il trasporto degli astronauti.

Negli anni '20 di questo secolo avremo molta scelta per trasportare esseri umani da e verso l'orbita terrestre. Al Dragon di SpaceX e a Orion della NASA si affiancheranno anche gli equivalenti Europeo e Giapponese. E chissà che non sbuchino fuori anche gli omologhi Cinese e Indiano: ormai le tecnologie sono mature...

Links - Collegamenti:
http://astrogation.blogspot.com/2010/08/portare-carichi-terra-dalla-iss....
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« Risposta #852 il: 02 Settembre 2010, 22:09:46 pm »



http://www.astronomia.com/2010/09/02/un-sistema-affollato/

Lo spettrografo HARPS dell’ESO ha permesso di scoprire un sistema planetario, attorno ad una stella simile al Sole, composto probabilmente da 7 pianeti, tra cui uno di massa poco più che terrestre.

La tecnica della spettrografia permette di misurare spostamenti radiali di un oggetto celeste dell’ordine di pochi metri al secondo. Ciò è quanto riesce a fare l’HARPS dell’ESO nella sua continua ricerca di esopianeti. Questa volta ha superato se stesso: ben cinque pianeti scoperti attorno a una stella simile al Sole (HD 10180) e altri due molto probabili. A parte il numero da record, il fatto di avere a disposizione un sistema così complesso permette di entrare in una nuova era degli studi su sistemi planetari diversi dal nostro. Si potranno, infatti, studiare in dettaglio le interazioni gravitazionali esistenti tra loro e l’evoluzione a lungo termine. Per la scoperta ci sono voluti 6 anni di osservazioni con il telescopio da 3,6 metri diretto verso HD10180, una stella di tipo solare posta nella piccola costellazione australe dell’Hydrus a 127 anni luce da noi.

I cinque pianeti “sicuri” hanno masse che vanno da 13 a 25 masse terrestri. I loro periodi di rivoluzione variano dai 6 ai 600 giorni. Molto vicini quindi alla loro stella, in un intervallo compreso tra 0,06 e 1,4 volte la distanza Terra-Sole. Vi sono però segnali piuttosto chiari di un fratello gigante (massa equivalente a quella di Saturno) più lontano (2200 giorni di periodo di rivoluzione) e di un “cucciolo”, che potrebbe diventare il più piccolo finora scoperto. Esso sarebbe di sole 1,4 masse terrestri e rivolverebbe a 3 milioni di chilometri dalla sua stella, girandole intorno in soli 1,18 giorni: un anno di poco superiore al nostro giorno! A causa di questo “microbo” roccioso estremamente caldo, la stella subisce uno spostamento in senso radiale di soltanto tre chilometri all’ora (la velocità di una lenta passeggiata). Questo valore è ai limiti della strumentazione e quindi l’incertezza abbastanza alta. Fino ad’ora gli astronomi conoscevano 15 sistemi con almeno tre pianeti e il vecchio record era detenuto da 55 Cancri con 5 pianeti, di cui due giganti.

Il nuovo sistema planetario è veramente unico per varie ragioni. Innanzitutto, almeno cinque pianeti della grandezza di Nettuno che orbitano all’interno dell’orbita di Marte creano una regione interna ben più popolata di quella del Sole con molta più massa. Inoltre, non sembrano esistere pianeti di massa gioviana. Infine, tutti i pianeti sembrano avere orbite quasi perfettamente circolari.

Vi è però un’ulteriore fonte di interesse in casi come quello di HD 10180. Sembrerebbe esistere un’altra legge, equivalente a quella ben più nota di Titius-Bode, che regoli le distanze planetarie in modo altrettanto definito. Questo fatto sarebbe un chiaro segno di un differente meccanismo di formazione planetaria. Inoltre, sembrerebbe non casuale il fatto che stelle massicce e ricche di metalli abbiano pianeti giganti, mentre sarebbe vero il contrario per stelle di massa minore e povere di metalli.

Sicuramente lo studio degli altri sistemi planetari, catturati in momenti diversi della loro evoluzione, ci permetteranno di conoscere sempre meglio la storia della nostra casa cosmica.

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innos

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« Risposta #853 il: 03 Settembre 2010, 13:29:42 pm »

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2010/09/03/visualizza_new.html_1787204007.html
Ecco come esplode una stella
Il telescopio Hubble ha fotografato la deflagrazione, svelato i segreti di una supernova

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« Risposta #854 il: 03 Settembre 2010, 18:32:45 pm »





Sappiamo che molte stelle sono doppie. Alcune sono particolarmente vicine tra loro e subiscono mutue perturbazioni. Per i pianeti che si formano nel loro sistema, la vita può essere breve e catastrofica. In altre parole: tra moglie e marito è meglio non mettere il dito!

Anello di polvere

Ancora una volta il telescopio infrarosso Spitzer della NASA ha dato un contributo importante allo studio della materia fredda che circonda le stelle, come polvere o detriti. Osservando tre coppie stellari di tipo peculiare (RS Canum Venaticorum o RS CVns) si è accorto che erano circondate da un ampio anello di polvere.

Queste sono stelle “mature” di età dell’ordine di 1-3 miliardi di anni che orbitano intorno al proprio baricentro ad una distanza mutua veramente piccola, tre milioni di chilometri, circa il due percento della distanza Terra-Sole. Tuttavia, sono stelle di media grandezza, delle dimensioni del nostro astro. Da dove può allora nascere il disco osservato in ben tre coppie? Sicuramente non è materia primordiale, data l’età avanzata delle stelle, in quanto sarebbe già da tempo spazzata via dal sistema. Conviene analizzare meglio il tipo di stelle in questione.

Data l’estrema vicinanza, le stelle ruotano molto velocemente e, come risultato, hanno un fortissimo campo magnetico e gigantesche macchie solari. Tale attività magnetica produce un violento vento stellare che tende a rallentare la coppia e quindi a farla avvicinare. Ciò causa un continuo cambiamento del loro campo gravitazionale. Immaginiamo ora che esistano dei pianeti nel sistema, come d’altra parte è comprovato dal caso della doppia HW Vir. Per loro la vita sarebbe molto dura, dovendo subire cambiamenti drastici delle orbite regolate dalla massa e dalla posizione mutua delle stelle centrali. Prima o poi ci si deve aspettare qualche catastrofe immane come lo scontro violento di due pianeti. E il fenomeno non deve essere casuale o particolarmente sfortunato, dato che abbiamo osservato in ben tre casi la polvere rimasta a seguito dell’impatto.

Una ulteriore considerazione che potrebbe essere particolarmente triste. I pianeti, che sono nati con le stelle, hanno un’età simile a quella che aveva la Terra all’inizio o durante fasi già evolute della vita biologica. Non è impossibile che esistano pianeti all’interno delle “zone abitabili” di questi sistemi, dove la vita abbia effettivamente iniziato ad evolversi. Il suo destino sarebbe purtroppo segnato ed essa sarà sterminata per effetto di una collisione con un altro pianeta.

Altro che asteroidi pericolosi…

http://www.astronomia.com/2010/09/03/tra-moglie-e-marito%E2%80%A6/
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