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OOPARTS è diventata una sottosezione di ARCHEOLOGIA

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Autore Topic: Contenitore per news astronomiche  (Letto 95306 volte)

E.B.E.

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Re:Contenitore per news astronomiche
« Risposta #870 il: 12 Settembre 2010, 17:11:49 pm »



ANSA.it > Scienza e medicina > News
Astronomia: scoperta supernova
E'un successo dell'osservatorio provinciale di Montarrenti
11 settembre, 21:16

(ANSA)- ROMA,11 SET - Astrofili italiani hanno scoperto una supernova,cioe' la gigantesca esplosione di una stella avvenuta a 548 milioni di anni luce dalla Terra.La scoperta si deve al programma di ricerca dedicato alle supernovae dell'osservatorio provinciale di Montarrenti,in provincia di Siena gestito dall'Unione Astrofili Senesi. E' il terzo successo ottenuto nei primi nove mesi dell'anno, tanto da collocare l'osservatorio fra i maggiori al mondo. La nuova stella, chiamata Sn2010ho, e' nata da una nana bianca.


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E.B.E.

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Re:Contenitore per news astronomiche
« Risposta #871 il: 13 Settembre 2010, 13:25:43 pm »



50 ore di esposizione del WFI dell’ESO ci hanno regalato una magnifica immagine di una galassia vicina di casa, la NGC 300... C'è anche il video.

http://www.astronomia.com/2010/09/13/un%E2%80%99immagine-fantastica/
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E.B.E.

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« Risposta #872 il: 13 Settembre 2010, 13:53:45 pm »



Riaperto il mistero degli anelli di Rhea

Qualcosa di sconosciuto sta generando una serie di emissioni elettromagnetiche simmetriche su Rhea, la luna di Saturno. Nel 2008 si era pensato fosse un sistema di anelli, ma le nuove immagini di Cassini sembrerebbero smentire questa ipotesi.

Rhea è la seconda luna più grande di Saturno, e la nona nella classifica di dimensioni dei satelliti naturali del Sistema Solare. Scoperta nel 1672 da Giovanni Domenico Cassini, è composta per tre quarti da ghiaccio d'acqua, e probabilmente un nucleo interno omogeneo composto anch'esso da ghiaccio e per circa il 25% da roccia.

Nel Marzo del 2008, la NASA annunciò che Rhea potesse essere provvista di un debole sistema di anelli. Polveri e detriti sembravano estendersi oltre la sfera di Hill di Rhea, la sfera in cui la luna esercita la sua attrazione gravitazionale rispetto a quella esercitata da Saturno, e si fanno più densi con l'avvicinarsi alla superficie della luna. Da allora la NASA cerca conferma dell'esistenza di questi anelli; conferma che, se fosse giunta, avrebbe donato a Rhea il titolo di prima luna dotata di anelli.

Ma Cassini, la stessa sonda che effettuò le misurazioni nel 2008 che lanciarono l'ipotesi degli anelli, sembra aver smentito l'ipotesi. Matthew Tiscareno, della Cornell University, non è riuscito a rilevare gli anelli ipotizzati in precedenza.

L'ipotesi degli anelli era principalmente basata sulla misurazione di un calo simmetrico degli elettroni attorno al Rhea avvenuta nel 2005. Per testare la presenza di anelli, Cassini è stata posizionata su quello che avrebbe potuto essere il confine degli anelli, dove la maggior parte dei detriti sarebbe stato visibile.

Dopo aver scattato un set di 65 immagini tra il 2008 ed il 2009, si è notato che...non si vede nulla. Nessun oggetto, nessun detrito. Secondo i dati del 2008 tuttavia, a quella distanza ed in quella posizione qualcosa sarebbe dovuto essere visibile, se davvero ci si fosse trovati di fronte ad anelli.
Gli anelli infatti dovrebbero essere composti da detriti che variano dalle dimensioni di un fagiolo a quelle di rocce vere e proprie, oltre alla presenza di una nube di polveri che si dovrebbe estendere per oltre 5900 km dal centro di Rhea.

In effetti, c'è polvere attorno a Rhea. Tre strumentazioni di Cassini sono entrate in contatto diretto con la polvere, ma la presenza di oggetti più grandi è solo stata ipotizzata dalle analisi degli elettroni.

"Ci sono effetti elettromagnetici non spiegati molto forti ed interessanti attorno a Rhea" spiega Tiscareno. "Ma siamo quasi certi che non si verificano per via di materiale solido in orbita attorno alla luna".

 http://www.ditadifulmine.com/search/label/astronomia
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« Risposta #873 il: 13 Settembre 2010, 14:44:24 pm »



Vulcani su mondi lontani? Possiamo osservarli

Possiamo avvistare vulcani in eruzione su pianeti lontani? La risposta più appropriata sarebbe "molto probabile" (non sarei così ottimista da dire "si", almeno per ora). Un recente studio dello Smithsonian Center for Astrophysics sembra ritenere possibile l'avvistamento di eruzioni vulcaniche su esopianeti.

"Ci vorrebbe qualcosa di davvero tremendo, un'eruzione che getta un sacco di gas nell'atmosfera" spiega Lisa Kaltenegger. "Utilizzando il James Webb Space Telescope, potremmo individuare un'eruzione da 10 a 100 volte più potente del Pinatubo su stelle relativamente vicine".

Il sogno di appassionati e professionisti in campo astronomico è riuscire ad immaginare in modo realistico l'aspetto di un mondo extraterrestre. E' un procedimento estremamente complicato, se non impossibile, con la tecnologia di oggi. Possiamo infatti dire se un pianeta è un gigante gassoso o è composto soprattutto da roccia, possiamo farci un'idea dell'atmosfera e del clima in base ad analisi chimiche di massima e alla vicinanza alla stella attorno alla quale orbita. Ma oltre a questi dati, ben poco possiamo fare per immaginare più nel dettaglio l'aspetto di questi pianeti lontani.

Rilevare fenomeni di vulcanismo potrebbe però essere un elemento davvero importante per restringere il campo. Kaltenegger ed i suoi colleghi di Harvard, Wade Henning e Dimitar Sasselov, hanno sviluppato un modello di eruzione di vulcani su un pianeta extrasolare basandosi sulle eruzioni vulcaniche terrestri.

Una delle tracce più evidenti di eruzione su un esopianeta sarà l'anidride solforosa, prodotta da fenomeni di vulcanismo esplosivo. "Le nostre prime 'annusate' di vulcani su un pianeta extrasolare saranno abbastanza puzzolenti!" afferma Kaltenegger, riferendosi al tipico odore di uova marce dell'anidride solforosa. "Vedere un vulcano in eruzione su un esopianeta ci mostrerà differenze o somiglianze tra i diversi pianeti rocciosi".

Di certo, servirà un'eruzione di proporzioni colossali. L'eruzione del Pinatubo con la quale si fa il paragone ha emesso nell'atmosfera 17 milioni di tonnellate di anidride solforosa. Il Pinatubo non è il massimo della potenza vulcanica espressa dalla geologia terrestre: il Tambora, nel 1815, fu 10 volte più potente.

Sulla Terra, questo tipo di eruzioni non sono frequenti. "Un'eruzione delle proporzioni del Tambora non accade spesso qui sulla Terra, ma potrebbe essere più comune su un pianeta giovane, o con una forte interazione gravitazionale, come Io" spiega Henning. "Una volta che si rileva un'eruzione, si può continuare ad osservare il pianeta in attesa di altre, per apprenderne se eruzioni frequenti sono comuni su altri pianeti".

Come si osserva l'anidride solforosa su altri pianeti? La tecnica è nota come "eclisse secondaria", e richiede un transito del pianeta di fronte alla sua stella. A quel punto, si analizza la luce della stella parzialmente occultata dal pianeta, si sottrae la luminosità della stella non occultata, e si ottiene la traccia luminosa del pianeta, che fornisce importanti informazioni sulla chimica di un mondo lontano.
http://www.ditadifulmine.com/2010/09/vulcani-su-mondi-lontani-possiamo.html
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faedda

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« Risposta #874 il: 14 Settembre 2010, 09:50:19 am »

ieri sera a roma fulmini senza tuono...qualcun'altro li ha visti???
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E.B.E.

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« Risposta #875 il: 14 Settembre 2010, 13:36:57 pm »



Ai confini della galassia in 100 anni

E' possibile raggiungere i confini della Via Lattea nello spazio di una vita umana? Se la risposta che sorge spontanea è "no", in realtà e possibile. Per chi viaggia ovviamente, ma non per chi resta sulla Terra.
Fantascienza? Follia? No, solo le teorie di Einstein applicate al viaggio nello spazio-tempo.

Immaginiamo di avere una nave spaziale gigantesca, in grado di supportare una comunità di esseri umani per alcune generazioni. Sarebbero necessarie serre, impianti di filtraggio e riciclaggio di acqua e aria, energia sufficiente a tenere in piedi i sistemi vitali e di guida per almeno un secolo, ed il propellente necessario per viaggiare.

Se non consideriamo il fatto che costruire una nave di questa portata è improponibile per problemi per lo più di natura economica, realizzarla materialmente non è affatto impossibile. Anche oggi, se volessimo, potremmo costruire un'arca spaziale come quella immaginata poco fa, in grado di trasportare 100-200 persone per almeno un secolo.

Il problema però sarebbe quello di far raggiungere ad un'astronave una velocità sufficiente ad sperimentare gli effetti della relatività del tempo. Il che equivale ad una velocità pari ad almeno 2000 volte quella raggiunta dall'Apollo 10, o 1000 volte superiore a qualunque motore a razzo finora progettato. Diamo però per scontato che sia possibile costruire un propulsore tale da consentirci di raggiungere una velocità pari al 99% di quella della luce.

Ma come è possibile raggiungere in cento anni i confini della nostra galassia, quando è evidente a tutti che la velocità della luce è un limite invalicabile? La nostra galassia infatti è vasta qualche decina di migliaia di anni luce: viaggiando al 99% della velocità della luce (dato che al 100% non è possibile andare) sarebbero necessari almeno 30-40.000 anni di viaggio.

Ma il calcolo dei tempi è valido se si considera un osservatore posizionato sulla Terra. Come Einstein ci insegna infatti, l'esperienza del tempo varia al variare della velocità di chi il tempo lo percepisce.
In questo modo, sarebbe possibile raggiungere gli estremi della Via Lattea nello spazio di una vita umana.

Non tornano i conti? Facciamoli insieme. Ritorniamo sulla nostra astronave, è giunto il momento della partenza: la nave spaziale accende i motori, ed inizia un'accelerazione che durerà circa 4-5 anni, lenta ma costante, fino a quando non raggiungeremo il 99% della velocità della luce.
A quella velocità, la percezione del tempo per noi che siamo sull'astronave è decisamente diversa da quella di chi si trova sulla Terra: un giorno per chi viaggia a quella velocità corrisponde a circa un anno per chi si trova "fermo" sulla Terra.

Mentre sulla Terra sono trascorsi circa 40.000 anni, per l'equipaggio dell'astronave il tempo trascorso è pari a circa un secolo. Questo perchè il tempo è relativo all'osservatore, e la sua percezione è dipendente dalla velocità alla quale si sta viaggiando.

Possiamo fare un altro esempio per chiarire il concetto: immaginiamo di avere sulla Terra una pista automobilistica che solca tutto l'equatore, sulla quale corre un'automobile che viaggia ad una velocità pari al 90% di quella della luce. Sulla partenza, è posizionato un osservatore che tiene il tempo con un cronometro (impossibile, data la velocità del'automobile, ma diamo per scontato che lo sia).
L'automobile delle meraviglie parte, e dopo due giri raggiunge la velocità stabilita; a questo punto l'osservatore esterno fa partire il cronometro, calcolando che l'auto compie sette giri di pista in un secondo. Ma secondo il cronometro posizionato sul veicolo, l'auto ha percorso sette giri in solo mezzo secondo.

Quale cronometro è in errore? Nessuno, sono entrambi corretti. Il cronometro sulla macchina ha calcolato il proprio tempo relativo, determinato dalla velocità alla quale viaggiava. Per esso è passato solo mezzo secondo dopo sette giri.
Ma il cronometro dell'osservatore esterno viaggiava ad una velocità decisamente inferiore, e la sua percezione del tempo era differente.
In effetti, l'automobile che viaggiava al 90% della velocità della luce ha compiuto un viaggio nel futuro rispetto al tempo dell'osservatore esterno.

E' quindi possibile raggiungere i confini della galassia in un secolo? La risposta è "si" se il calcolo del tempo lo si effettua sull'astronave lanciata verso i confini della Via Lattea. Ma, sulla Terra, non aspettatevi di ricevere un rapporto prima di qualche decina di migliaia di anni.

http://www.ditadifulmine.com/2010/09/ai-confini-della-galassia-in-100-anni.html
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iv74000

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« Risposta #876 il: 14 Settembre 2010, 14:31:20 pm »

Ciao E.B.E., bella ed affascinante teoria...e bell' esempio quello della macchina...
Ma se fosse così (e secondo  me lo è...), allora se io vado da Varese a Napoli e ritorno ed ho un cronometro in auto e calcolo il tempo che ci metto, ed un osservatore esterno calcola il tempo col suo cronometro, ma appunto dall' esterno, in teoria all' arrivo il mio orologio segna un lasso di secondi minore di quello che il cronometrista "sulla terra" ha calcolato in base al suo.
Naturalmente il tutto è proporzionato all' esempio che hai portato te proposto al 90% della velocità della luce, ma la distorsione temporale non c'è anche nel mio esempio?, naturalmente, appunto, enormemente minore della macchina intorno all' equatore...
Il tempo è relativo all' osservatore, quindi io per partire e tornare da me, passando da te, ci metto di meno di quello calcolato esternamente, no?
Se gli orologi avessero frazioni infinitesimali dei secondi, dovrebbero riportare questa distorsione, almeno penso....
Insomma, quello che voglio dire è che un camionista od un taxista o una qualunque persona che viaggia per lavoro dovrebbe avere gli orologi indietro (infinitesimamente indietro) rispetto ai nostri....
Spero di essere stato chiaro, ma l' argomento è veramente affascinante...
« Ultima modifica: 14 Settembre 2010, 15:15:44 pm da iv74000 »
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E.B.E.

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« Risposta #877 il: 14 Settembre 2010, 15:05:31 pm »



Ho inteso benissimo quello che vuoi dire tu e posso assicurarti che è così.
Porova a leggere di questo esperimento fatto negli anni settanta con due orologi atomici...

Esperimento di Hafele-Keating

Ho letto che l'esperimento sugli orologi atomici compiuto da Hafele e Keating nel 1972, con due aerei che hanno circumnavigato il globo, non confema proprio del tutto la teoria della relatività.

Pare che dal punto di vista numerico i  risultati erano corretti, ma che uno dei due valori di tempo riscontrati era opposto a quanto la relatività prediceva.

Sapete dirmi se qualcuno ha approfondito questa problematica?

L'esperimento è stato effettuato confrontando i tempi di quattro orologi "atomici" montati a bordo di aerei commerciali che hanno circumnavigato la terra due volte (una volta volando verso est, una seconda verso ovest), con il tempo di orologi di riferimento fermi a terra.

Per un tempo di rivoluzione di circa tre giorni (rotta equatoriale) gli orologi che hanno viaggiato verso est sono risultati in ritardo di circa 0.06 millionesimi di secondo, mentre quelli chesi sono diretto verso ovest hanno evidenziato un anticipo di circa 0.27 milionesimi di secondo. Questi risultati sono in perfetto accordo con la teoria della relatività di Einstein, e costituiscono una ulteriore prova che la dilatazione temporale vale anche per orologi macroscopici.

L'interpretazione di questi risultati non è elementare, e richiede nozioni sia sulla relatività speciale, che sulla relatività generale.

Vediamoli separatamente, in maniera molto semplice:

    * Relatività speciale: la dilatazione temporale è dovuta alla velocità relativa. C'è però un problema: se si misura la differenza temporale tra gli orologi a bordo dell'aereo e un orologio di riferimento al suolo, i tre orologi risultano tutti in movimento. La dilatazione temporale dipende dalla velocità relativa, quindi risulta diversa per un orologio montato su un aereo diretto verso est rispetto a quella per un orologio montato su un aereo in viaggio verso ovest: nel primo caso la velocità dell'aereo si somma alla velocità di rotazione della terra (e il ritardo dell'orologio viene stimato in circa 0.18 milionesimi di secondo), nel secondo caso la velocità dell'aereo viene sottratta alla velocità di rotazione della terra, e l'orologio a bordo anticipa l'orologio a terra di circa 0.1 milionesimi di secondo, dopo una rivoluzione completa. Quindi la differenza di segno di cui parla Marco Del Pre è corretta, ed è dovuta al diverso segno con cui si compone la velocità dell'aereo con la velocità di un punto sulla superficie terrestre.
    * Relatività generale: gli orologi a bordo dell'aereo si trovano a circa 9000 metri dal suolo, e sentono pertanto un campo gravitazionale terrestre leggermente inferiore a quello sentito dall'orologio di riferimento. La differenza di campo gravitazionale terrestre introduce inoltre un ritardo tra gli orologi a bordo e l'orologio a terra, ritardo che non dipende dal verso di rivoluzione dell'aereo, ma solamente dalla sua quota di crociera. La teoria della gravitazione di Einstein (relatività generale) permette di stimare questo ritardo, che è dello ordine di 0.15 milionesimi di secondo per il tempo di una rivoluzione attorno alla terra. Tenendo conto dei due effetti su citati, il risultato dell'esperimento di Hafele e Keating è in perfetto accordo con la teoria della relatività di Einstein.
 

http://ulisse.sissa.it/chiediAUlisse/domanda/2007/Ucau070107d002/
 
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iv74000

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« Risposta #878 il: 14 Settembre 2010, 15:28:31 pm »

Grazie E.B.E.!
Rileggendo il tutto, però mi sorge un altro dubbio...

Prendiamo l' esempio dell' aereo, fisicamente cosa succede all' uomo??
In senso...è solo l' orologio che rimane indietro (o va avanti, dipende dalla direzione Est/Ovest), oppure è anche il corpo della persona che ha un rallentamento dell' invecchiamento?...naturalmente si parla sempre di tempi infinitesimali.
Perchè se così fosse chi viaggia spesso dovrebbe essere più giovane (o vcchio) di chi sta sempre fermo...

Se così fosse anche una semplice bicicletta sarebbe una perfetta macchina del tempo!!
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E.B.E.

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« Risposta #879 il: 14 Settembre 2010, 16:24:18 pm »



Iv, ti invito a leggere il Paradosso dei gemelli di Einstein... lo trovi qua...

http://www.nibiru2012.it/forum/misteri/paradossi-e-principi-scientifici.-91545.msg92946.html#msg92946

Buona lettura.
Non leggere troppo in fretta che va a finire che ringiovanisci troppo :biggrin: :biggrin:
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« Risposta #880 il: 14 Settembre 2010, 16:47:48 pm »


Iv74000, per restare in tema...

Luce verde ad uno dei piu' affascinanti esperimenti condotti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (Iss) : e' stato infatti firmato il contratto per l'orologio atomico Aces (Atomic Clock Ensemble in Space).
 
Con un margine di errore di un secondo ogni 300 milioni di anni, permettera' di verificare le teorie su cui si fonda la fisica contemporanea. Destinato ad essere installato all'esterno del laboratorio europeo Columbus , l'orologio atomico sara' il risultato dell'assemblaggio dell'orologio Pharao (Projet d'Horloge Atomique par Refroidissement d'Atomes en Orbite)  e di un altro orologio atomico chiamato Shm (Space Hydrogen Maser) .
 
Il contratto per lo sviluppo di Acer, del valore di 35 milioni di euro, e' stato firmato dalla responsabile del Direttorato dell'Esa per il Volo umano, Simonetta Di Pippo, dall'ammninistratore delegato dell'Astrium Space Transportation, Alain Charmeau, e dal direttore dei Sistemi orbitali della stessa azienda, Michael Menking.
 
Il lancio e' previsto nell'autunno 2013 con il veicolo di trasporto giapponese Htv e la durata della missione sara' di almeno due anni.
 
Il nuovo orologio atomico permettera' di definire la relazione tra spazio e tempo con una precisione senza precedenti e di sottoporre cosi' a un'ulteriore verifica la teoria della relativita' generale di Einstein.
 
fonte ANSA
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« Risposta #881 il: 14 Settembre 2010, 16:51:44 pm »

Bella 'sta teoria, l' avevo letta quando l' avevi postata, ma non la ricordavo...

Ma quando dice:
"Poiché nel veicolo spaziale, in movimento ad altissima velocità, tutti i fenomeni scorrono più lentamente, nell'ipotesi che gli orologi biologici (ad esempio, le pulsazioni ritmiche del cuore, i battiti del polso) si comportino come gli ordinari segnatempo, anche l'invecchiamento avverrà con un ritmo più lento. In altri termini, dopo avere fatto questo viaggio a velocità elevatissime, ritornando sulla Terra, l'astronauta ritroverà il fratello gemello più vecchio di lui di ben 20 anni!"

si presuppone che tutto scorre alla stessa velocità (in questo caso all' 80% di quella della luce).
Ma l'uomo a bordo non è in moto relativo?, cioè lui fisicamente è fermo a bordo dell' astronave, ma la stessa si muove nello spazio a velocità luce.
Il paradosso, a mio parere, esiste quando lui scende dall' astronave, che è rimasta ben indietro rispetto al tempo terrestre; lui, in teoria, quando ritorna sula terra, esiste ancora nello spazio dell' astronave, ma come si rapporta con la distorsione spazio/temporale una volta che ritorna con i suoi simili, col suo gemello?...è effettivamente il suo gemello invecchiato 20 anni di più o è lui che ha un' invecchiamento più lento??

« Ultima modifica: 14 Settembre 2010, 17:09:14 pm da iv74000 »
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« Risposta #882 il: 14 Settembre 2010, 17:07:21 pm »



Per quell' che ho capito io è l'astronauta che ha un invecchiamento più lento rispetto al fratello sulla Terra, questo perchè quando era in viaggio, anche se in moto relativo, lo spazio e il tempo si sono distorti intorno a lui e lui di conseguenza ha rallentato tutte le sue funzioni vitali.
Credo che sia così
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iv74000

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« Risposta #883 il: 14 Settembre 2010, 17:21:33 pm »

Però il rallentamento è calcolato in base al punto di partenza, la Terra; ma lui in viaggio ha le stesse proporzioni temporali di quando stava qui...è per quello che mi pongo il problema di come può ritornare sulla terra, essendo invecchiato meno velocemente rispetto ai "nostri" parametri, ma invecchiando alla ns. stessa velocità in base al suo essere presente sulla navicella.
Qui però missà che entra in gioco l' universo pluridimensionale...quando il nostro amico viaggiatore scende la scaletta...dove si trova??
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« Risposta #884 il: 14 Settembre 2010, 17:39:01 pm »

Però il rallentamento è calcolato in base al punto di partenza, la Terra; ma lui in viaggio ha le stesse proporzioni temporali di quando stava qui...è per quello che mi pongo il problema di come può ritornare sulla terra, essendo invecchiato meno velocemente rispetto ai "nostri" parametri, ma invecchiando alla ns. stessa velocità in base al suo essere presente sulla navicella.
Qui però missà che entra in gioco l' universo pluridimensionale...quando il nostro amico viaggiatore scende la scaletta...dove si trova??


potrebbe andare a finire in una di quelle dimensioni-extra che vanno oltre a quelle comunemente conosciute (larghezza, altezza, lunghezza e tempo). La teoria delle stringhe ipotizza che l'energia, la materia e talvolta anche lo spazio ed il tempo siano la manifestazione di entità fisiche sottostanti (cioè stringhe o “brane”), in base al numero di dimensioni in cui riescono a svilupparsi. Possiamo quindi sostenere il fatto che ci siano dimensioni non percettibili? E se si, il nostro astronauta potrebbe atterrare anche nel Mesozoico???
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