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Autore Topic: Contenitore news astronomiche "2012".  (Letto 8773 volte)

dani

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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #60 il: 04 Febbraio 2012, 00:22:56 am »

Prima immagine della materia esterna al Sistema Solare
Vista dal satellite Ibex della Nasa


Rappresentazione della materia osservata fuori dal Sistema Solare (fonte: NASA/Goddard Conceptual Image Lab)

E' stata ottenuta la più completa e dettagliata immagine della materia che si trova oltre il Sistema Solare: sono stati individuati atomi di idrogeno, ossigeno, neon ed elio in concentrazioni molto diverse rispetto a quelle presenti nella nostra famiglia planetaria.

Questi elementi sono stati osservati dal satellite Ibex (Interstellar Boundary Explorer) della Nasa e la scoperta è annunciata in una serie di articoli pubblicati sull'Astrophysics Journal. Il risultato, sottolineano i ricercatori, aiuterà a comprendere in che modo e in quale regione si è formato il sistema solare e le forze che lo plasmano, nonché la storia delle altre stelle della Via Lattea.

Lanciato nel 2008, il satellite Ibex ha l'obiettivo di scoprire la natura delle interazioni fra il vento solare e il mezzo interstellare ai confini del sistema solare. Il satellite in orbita intorno alla Terra ha osservato i quattro tipi diversi di atomi che sono il sottoprodotto di stelle più vecchie. Mentre il Big Bang inizialmente ha creato idrogeno ed elio, spiegano i ricercatori, solo le esplosioni delle supernovae (il processo con il quale possono morire stelle di massa molto grande) possono diffondere nell'universo elementi più pesanti come ossigeno e neon. Conoscere la quantità di questi elementi nello spazio può aiutare a comprendere come la nostra galassia si è evoluta e modificata nel tempo.

In particolare Ibex ha scoperto che nello spazio interstellare, oltre i confini del Sistema Solare, vi sono 74 atomi di ossigeno ogni 20 atomi di neon. Nel Sistema Solare ci sono invece 111 atomi di ossigeno ogni 20 atomi di neon. Questo significa, osservano gli esperti, che vi è una maggiore quantità di ossigeno in qualsiasi parte del Sistema Solare rispetto allo spazio interstellare. Questi dati dicono che ''il Sistema Solare - ha osservato David McComas, che lavora alla missione Ibex - è diverso dallo spazio che si trova appena fuori e ciò suggerisce due possibili spiegazioni: o il Sistema Solare si è evoluto in una regione della Via Lattea separata e più ricca di ossigeno rispetto a quella in cui attualmente risiede, o che nello spazio interstellare una grande quantità di ossigeno si trova intrappolata in grani di polvere, incapace di muoversi liberamente nello spazio''.

http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/spazioastro/2012/02/01/visualizza_new.html_72891282.html

Il video della rappresentazione http://www.ansa.it/scienza/notizie/videogallery/ultimi/2012/02/01/visualizza_new.html_72892371.html

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Daniele G.

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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #61 il: 07 Febbraio 2012, 21:00:12 pm »

orgoglio Italiano...e salentino...aggiungo io !!!!  :biggrin: :biggrin: :biggrin:


L'Università di Lecce approda nello spazio: va in orbita "Lares"

La ricerca salentina ora approda nello spazio: va in orbita "Lares"
Conto alla rovescia per il viaggio del satellite, a bordo del lanciatore Vega. Ideato da un team di scienziati dell'ateneo leccese, coordinati da Ignazio Ciufolini, il vettore raggiungerà l'etere il 13 febbraio
di Valentina Murrieri 07/02/2012

http://www.lecceprima.it/cronaca/l-universita-di-lecce-approda-nello-spazio-lares-va-in-orbita.html
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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #62 il: 09 Febbraio 2012, 22:09:22 pm »

Black Hole Mangia Asteroidi, Burps Out raggi X

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    Email Autore
    8 febbraio 2012 |
    17:31 |
    Categorie: Spazio

Il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia può essere costantemente spuntini a base di asteroidi. Un nuovo studio dimostra che gli asteroidi almeno 12 miglia di larghezza che cadono nel buco nero spiegherebbe le regolari luminose x-ray flares visti attraverso telescopi.

Sebbene nulla, inclusa la luce, può sfuggire un buco nero, la maggior parte sono circondato da un disco di gas e polvere. Come cade in, questo materiale si riscalda a temperature incredibili, generando energia.

Per diversi anni, della NASA Chandra X-ray Observatory ha individuato fluttuazioni giornaliere delle emissioni provenienti dal buco nero centrale della Via Lattea. Conosciuto come Sagittarius A *, il 2-milioni-a 4-milioni-solar-massa del buco nero è di circa 26.000 anni luce dalla Terra, vicino al confine costellazioni del Sagittario e Scorpione.

Sagittarius A * flares 's al giorno in genere durano poche ore e aumentare la luminosità del buco nero da un centinaio di volte. Gli scienziati sono stati in perdita per spiegare perché il buco nero avrebbe avuto tali eruzioni regolari.

I ricercatori ora suggeriscono che decine di migliaia di miliardi di asteroidi e comete, rubate dalle loro stelle madri, potrebbe galleggiare attorno al buco nero. Se a 12 miglia a livello (o più) asteroide dovrebbe ottenere 100 milioni di miglia all'interno del buco nero, le forze di marea sarebbe a brandelli. Questi frammenti sarebbero poi cadere e essere vaporizzato per attrito come incontrano il gas e polveri zangolatura attorno al buco nero.

Il buco nero supermassiccio centrale in grado di sostenere questi razzi regolari per miliardi di anni. Anche a un tasso di un asteroide al giorno, si sarebbe consumato solo qualche trilione di asteroidi nel corso della vita della galassia, lasciando un sacco di foraggio.

Un pianeta sfortunato staccarsi dalla sua stella madre, potrebbe anche farsi a pezzi in questo modo. Dato che i pianeti sono molto meno numerosi di asteroidi, questo processo sarebbe molto più rari. Sono stati un pianeta per essere mangiato, produrrebbe un flare drammatica, illuminando il buco nero da un milione di volte la sua uscita normale.

Tale evento può essersi verificata 100 anni fa. Chandra e altri telescopi a raggi X hanno rilevato un "echi di luce" che si riflette nubi vicine che potrebbe essere la prova per un consumo planetario.

Image: X-ray: NASA / CXC / MIT / F. Baganoff et al; Illustrazioni:. NASA / CXC / M.Weiss

immagini e articolo originale qui: http://www.wired.com/wiredscience/2012/02/black-hole-asteroids/?utm_source=Contextly&utm_medium=RelatedLinks&utm_campaign=Interesting
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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #63 il: 10 Febbraio 2012, 21:17:47 pm »

Lo spuntino del buco nero
Secondo una nuova ricerca il "mostro" al centro della Via Lattea "divora" costantemente gli asteroidi che gli orbitano intorno

di Jason Major


L'illustrazione mostra una nuvola di asteroidi attorno al buco nero supermassiccio che si trova al centro della nostra galassia. Immagine per gentile concessione M. Weiss, CXC/NASA

Al centro della Via Lattea, a 26 mila anni luce dalla Terra, c'è un buco nero supermassiccio, detto "Sagittarius A*", circondato da un disco di accrescimento, un anello di gas ad altissima temperatura e polvere stellare. Man mano che "divora" questa materia, il buco nero emette radiazioni.

Dall'inizio della missione del Chandra X-Ray Observatory, il telescopio orbitante della NASA che osserva lo spazio nello spettro dei raggi X, gli astronomi hanno notato attorno a Sagittarius A "lampi" radioattivi quasi quotidiani, che durano circa un'ora e sono fino a cento volte più luminosi delle normali emissioni del buco nero. Lo stesso fenomeno è stato osservato, nello spettro degli infrarossi dal Very Large Telescope dello European Southern Observatory, che si trova in Cile. Oggi un'équipe di studiosi guidata da Kastytis Zubovas dell'Università di Leicester propone una spiegazione: a provocare i lampi sono gli asteroidi che "cadono" nel disco di accrescimento.

Secondo i modelli computerizzati basati sui dati del telescopio Chandra, intorno a Sagittarius A* orbiterebbe una nuvola contenente alcune migliaia di miliardi di asteroidi, situata ad almeno 160 milioni di chilometri dal margine del disco di accrescimento. Attratti dalla gravità del buco nero, gli asteroidi escono dall'orbita e cadono verso l'interno, dove le forze di marea li fanno a pezzi. I frammenti rocciosi vanno poi a scontrarsi con i gas surriscaldati e si disintegrano, proprio come accade alle meteore al contatto con l'atmosfera terrestre: è questo il fenomeno che provocherebbe l'emissione dei lampi di radiazione osservati dalla Terra.

Per Peter Edmonds, astronomo del Chandra X-ray Center di Cambridge, del Massachusets, che non ha partecipato alla nuova ricerca, è possibile che gli asteroidi "siano stati strappati ai sistemi solari della galassia e attratti verso la nuvola che orbiterebbe intorno al buco nero".

Secondo lo studio, solo gli asteroidi che superano il diametro di 10 chilometri possono provocare emissioni di radiazioni visibili dalla Terra, ma tutto fa pensare che anche quelli più piccoli, cadendo nel buco nero, provochino emissioni più deboli.

Soprattutto, prosegue Edmonds, "è logico pensare che le emissioni si verifichino da molto tempo": un'affermazione supportata dalla presenza di "echi luminosi" nelle vicinanze del buco nero. Le emissioni più lunghe e luminose - magari causate dal buco nero che "ingoia" un oggetto più grande, come un intero pianeta - lasciano una sorta di impronta persistente nelle nuvole di gas e polvere, residuo di lampi durati centinaia d'anni.

Infine, conclude lo studioso, Sagittarius A* non dà segni di perdere l'appetito: "Continua a lampeggiare senza sosta".(10 febbraio 2012)

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2012/02/10/news/lo_spuntino_del_buco_nero-843717/
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« Risposta #64 il: 10 Febbraio 2012, 21:34:59 pm »

Vega, il piccolo grande lanciatore europeo



Il 13 febbraio, l'Agenzia Spaziale Europea metterà in orbita per la prima volta il lanciatore Vega, (nella foto, sulla rampa di lancio), con nove satelliti a bordo. Credit: ESA - S. Corvaja, 2012

Lunedì 13 febbraio, con una finestra di lancio tra le 11 e le 13 italiane, partirà per il suo volo inaugurale dallo spazioporto di Kourou, nella Guyana francese, il piccolo lanciatore Vega dell'Agenzia spaziale europea (ESA).

Con questo lancio, l'Europa completa la gamma di lanciatori di cui dispone, aggiungendo i 1500 kg di capacità media di Vega ai payload intermedi dei Soyuz lanciati da Kourou in collaborazione con la Russia e ai carichi pesanti della famiglia Ariane.

Vega è un programma dell'ESA finanziato da Italia, Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera e Svezia. La sua realizzazione ha visto un'importante partecipazione dell'Italia, che ha contribuito al 65% circa dei costi. Capofila industriale è la ELV SpA, società appartenente per il 70% ad Avio e per il 30% all'Agenzia spaziale italiana (ASI), mentre il segmento di terra è stato affidato a Vitrociset e CGS, e molte altre PMI italiane hanno partecipato al programma.

Importante anche il contributo della comunità scientifica italiana, sia per quel che riguarda la concezione e lo sviluppo di Vega, sia per il payload che inserirà in orbita nel suo primo volo, il satellite Lares, ideato da un team scientifico delle Università del Salento e della Sapienza

http://www.lescienze.it/news/2012/02/09/foto/vega_lanciatore_satelliti_europeo-836871/1/#1
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« Risposta #65 il: 11 Febbraio 2012, 09:13:13 am »

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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #66 il: 11 Febbraio 2012, 09:14:18 am »

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« Risposta #67 il: 13 Febbraio 2012, 13:54:40 pm »

13 febbraio 2012
INAF-ASI: Gelide nubi e una misteriosa foschia avvolgono il cielo di Planck


Mano a mano che la missione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) Planck procede nella sua esplorazione verso gli albori dell’Universo, analizzando i dati in arrivo gli scienziati continuano a imbattersi in aspetti sconosciuti della nostra Galassia.
Due le principali caratteristiche inedite emerse di recente, protagoniste di un convegno internazionale che si tiene questa settimana a Bologna: enormi nubi di gas freddo mai segnalate prima, individuate da Planck grazie all’emissione del monossido di carbonio, e una sorta di foschia a microonde – o haze, come l’hanno battezzata gli astrofisici – la cui origine è tutt’ora senza spiegazione.
La prima mappa a tutto cielo del monossido di carbonio
Prevalentemente composte da molecole d’idrogeno, le nubi  fredde costituiscono i bacini di gas dai quali si formano le stelle. Le molecole d’idrogeno, però, non emettono facilmente radiazione elettromagnetica, e questo le rende assai difficili da rilevare. Ma anche il monossido di carbonio (CO), che nelle nostre città è uno fra gli inquinanti atmosferici più diffusi, è un costituente delle nuvole fredde che popolano la Via Lattea e altre galassie. Seppur molto più rare di quelle d’idrogeno, le molecole di CO emettono radiazione elettromagnetica proprio nelle frequenze alle quali è sensibile Planck.
Ed è proprio rilevandone le impronte che gli scienziati di Planck sono riusciti non solo a individuare nuove nubi molecolari dove non ci si attendeva d’incontrarne, ma addirittura a tracciare la prima mappa a tutto cielo delle emissioni di monossido di carbonio. Mappa che si rivelerà uno strumento preziosissimo, per esempio, per i radiotelescopi terrestri, anch’essi sensibili elle emissioni del CO ma costretti a esplorare solo porzioni limitate di cielo, a causa dell’enorme quantità di tempo che richiederebbe una  survey completa.
Nebbia fitta nel centro galattico
Se la mappa a tutto cielo del monossido di carbonio è una prima assoluta, la grande sorpresa che le ultime analisi dei dati di Planck stanno regalando agli scienziati è una misteriosa foschia di microonde che sfida ogni spiegazione. Battezzata haze, o foschia, è stata rilevata da Planck nella regione che circonda il centro galattico, e si presenta  come un tipo di emissione ben noto agli astrofisici: l’emissione di sincrotrone, generata allorché gli elettroni, accelerati dalle esplosioni di supernovae, si trovano ad attraversare i campi magnetici.
L’emissione di sincrotrone associata a questa nuova, enigmatica foschia galattica presenta però caratteristiche che la rendono diversa da quella che si osserva altrove nella Via Lattea. In particolare, lo haze ha uno spettro più “duro”: vale a dire che, spostandosi verso energie maggiori, dunque verso frequenze più alte, l’intensità della sua emissione non diminuisce in modo repentino come invece avviene per l’emissione di sincrotrone “standard”. Un comportamento insolito per il quale gli scienziati stanno valutando le ipotesi più disparate, dalla maggiore frequenza di esplosione di supernovae al vento galattico, fino all’annichilazione di particelle di materia oscura.  A oggi nessuna di queste ha però ricevuto una conferma, e il mistero perdura.
Gli ultimi veli prima della mappa cosmologica
Obiettivo primario di Planck è quello di osservare il fondo cosmico a microonde (CMB), risalente ad appena 380mila anni dopo il Big Bang, e decodificare le informazioni in esso contenute sulle componenti fondamentali dell'Universo e l'origine della struttura cosmica. Per vedere nei dettagli il fondo cosmico, però, occorre anzitutto rimuovere le contaminazioni introdotte dalla moltitudine di sorgenti di foregrounds  (così chiamato perché si trovano davanti al fondo) sovrapposte. Fra di esse, l‘emissione del monossido di carbonio e la foschia galattica presentate in questi giorni a Bologna. «Un compito lungo e delicato, quello della rimozione, in grado però di fornirci un insieme di dati di prima qualità, tali da offrirci uno sguardo inedito sui temi caldi dell’astronomia galattica ed extragalattica», spiega Jan Tauber, dell’ESA, project scientist di Planck.
«I dati che il satellite Planck ha raccolto nei quasi tre anni di vita operativa stando dando informazioni estremamente importanti, che aiuteranno gli scienziati a comprendere meglio le problematiche che riguardano la nascita dell’Universo», dice Barbara Negri, responsabile ASI per l’Esplorazione e Osservazione dell’Universo.     
«Il lavoro di analisi di più di 450 scienziati di Planck continua senza sosta, per arrivare puntuali al rilascio, all’inizio del 2013, dei primi risultati cosmologici: quelli da cui ci attendiamo grandi sorprese», afferma Reno Mandolesi, responsabile dello strumento a bassa frequenza (LFI) del satellite. «Nel frattempo Planck», continua Mandolesi, «rimasto orfano dello strumento ad altra frequenza (HFI) per l’esaurimento dell’elio liquido necessario a raffreddare a 0.1 gradi Kelvin – la più bassa temperatura mai raggiunta nello spazio –  i suoi bolometri, continua ad accumulare dati nella sua esplorazione del cielo con il solo strumento LFI,  ancora perfettamente funzionante ed efficiente. Sono molto orgoglioso di guidare un team internazionale, con grande partecipazione italiana, di valore straordinario. Con Planck, la più complessa missione mai realizzata da ESA, l’Italia con ASI, INAF e le università coinvolte dimostra ancora una volta di essere una delle nazioni spaziali di eccellenza a livello internazionale».

http://www.lescienze.it/lanci/2012/02/13/news/inaf-asi_gelide_nubi_e_una_misteriosa_foschia_avvolgono_il_cielo_di_planck-848344/
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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #68 il: 14 Febbraio 2012, 11:58:58 am »

Spazio: un successo la prima missione europea
Tutto secondo i calcoli: lanciato il razzo Vega
Orbita raggiunta: a 1.450 chilometri d'altezza. Il satellite Lares si è staccato a 55 minuti esatti dal lancio



Il lancio di Vega (Afp)
KOUROU (Guyana franese)– Il primo lancio del razzo europeo Vega è stato un successo pieno. Ed è un successo prima di tutto della tecnologia italiana perché la maggior parte dei sistemi impiegati è stata concepita e realizzata nel nostro Paese. Il sogno del professor Luigi Broglio, il padre dello spazio italiano che nel 1964 lanciava il primo satellite tricolore si è avverato. Broglio aveva proposto e si era impegnato a realizzare un vettore spaziale italiano in un’ottica europea. La sua idea attraverso l’Agenzia spaziale italiana Asi è diventata un programma europeo dell’Esa mantenendo l’impronta e il lavoro dei nostri ingegneri (65 per cento) anche se complessivamente 42 società di 12 Paesi del Vecchio Continente hanno condiviso il programma. In questa stagione il clima nella base spaziale europea di Kourou ai bordi della foresta amazzonica è alterno e la finestra di lancio rimaneva aperta per tre ore per aggirare anche il rischio di qualche pioggia improvvisa.
UNA CODA DI RUMORE - Invece pur essendo il cielo coperto di nubi, alle sette del mattino, ora locale (le 11 in Italia) il razzo Vega si è proiettato verso lo spazio scomparendo in fretta tra le nuvole lasciando solo una coda di rumore. I quattro stadi del vettore si accendevano regolarmente e dopo una sequenza complicata di manovre orbitali compiuta con l’ultimo stadio a propellenti liquidi (gli altri sono a propellenti solidi) il satellite Lares veniva liberato. Erano passati 55 minuti e la prima tappa era raggiunta. Un quarto d’ora più tardi anche gli altri otto satelliti erano sistemati correttamente in orbita: Almasat-1 dell’Università di Bologna e sette micro satelliti (cubi di 10 centimetri di lato) di altrettante università europee.

LANCIATORE - Il successo di Vega lo si deve innanzitutto ad Antonio Fabrizi che al quartier generale dell’Esa a Parigi ha governato il programma mentre la sua realizzazione era guidata da Stefano Bianchi sempre dell’Esa. Industrialmente il piano nasceva agli inizi degli anni Novanta da una commessa dell’Asa all’allora società Bpd guidata da Pier Giorgio Romiti poi diventata Avio. E nel 1998 diventava un progetto dell’Esa europea che ora ha disposizione un nuovo lanciatore per piccoli satelliti pesanti 1.500 chilogrammi destinati alla scienza e all’osservazione della Terra.

VERIFICA EISTEIN - Il programma è costato 710 milioni di euro e ogni lancio costerà 24,5 milioni di euro; un valore competitivo con altri concorrenti stranieri rendendo più accessibile lo spazio. Il satellite Lares progettato dal professor Paolozzi dell’Università La Sapienza di Roma permetterà al professor Ignazio Ciufolini dell’Università del Salento di effettuare un esame alle teorie di Einstein. Alle sue spalle un team internazionale di scienziati americani, europei e russi. Vega, il razzo a propellenti solidi tecnologicamente più avanzato finora costruito (è tutto in fibra di carbonio) è un successo della nostra tecnologia industriale (da Avio per il razzo a Vitrociset per gli impianti di terra da Selex Galileo a Telespazio a Cgs e un consorzio di piccole aziende impegnate nei satelliti), che si traduce in posti di lavoro in un campo estremamente qualificato e d’avanguardia.

SUCCESSORI -Il Centro di ricerche aerospaziali Cira di Capua ha partecipato, poi, nello studio dello stesso razzo. «Oltre il successo del lancio dobbiamo aggiungerne un secondo per il futuro di Vega – nota Enrico Saggese, presidente dell’Asi – perché il direttore dell’agenzia spaziale tedesca Worner ha comunicato che la Germania parteciperà alla realizzazione del nuovo quarto stadio del Vega, ora l’unico non europeo, e di origine ucraina. Inoltre le tecnologie fin qui sviluppate sono già considerate per il nuovo programma del successore del vettore Ariane-5 per lanciare grandi satelliti».

SECONDO LANCIO - «L’Europa ha un nuovo e affidabile lanciatore spaziale da cui trarre benefici per la sua commercializzazione – commenta Jean-Jaques Dordain, direttore generale dell’Esa – Ed è una dimostrazione che gli investimenti nello spazio aiutano l’economia». Adesso sono previsti sei mesi di analisi dei dati per essere certi che tutto si sia svolto nel migliore dei modi, si procederà alla preparazione del secondo lancio di Vega previsto l’anno venturo con un satellite scientifico Proba-B dell’Esa la quale ha già prenotato altri quattro lanci compresi due Sentinel per l’osservazione ambientale.

VENT'ANNI - Una storia iniziata vent’anni fa è giunta a compimento grazie alla determinazione e alla capacità italiana che così domina una nicchia importante della frontiera spaziale. E molti sono i giovani protagonisti dell’impresa che hanno sciolto la tensione dei giorni scorsi con canti e brindisi, meritatamente felici del magnifico risultato conquistato.

Giovanni Caprara

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_13/caprara-tutto-secondo-i-calcoli-lanciato-il-razzo-vega%20_faebf378-5646-11e1-b61e-fac7734bea4a.shtml
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« Risposta #69 il: 20 Febbraio 2012, 17:11:58 pm »

Astronomia: filamenti sinuosi nella costellazione del Toro
lunedì 20 febbraio 2012, 12:16 di Renato Sansone

Una nuova immagine del telescopio APEX (Atacama Pathfinder Experiment) in Cile, presenta un filamento sinuoso di polvere cosmica lungo più di dieci anni luce. In esso sono nascoste le stelle neonate, e dense nubi di gas sono sul punto di crollare per formare altre stelle. Si tratta di una delle regioni di formazione stellare più vicine a noi. I grani di polvere cosmica sono così freddi che sono necessarie le osservazioni a lunghezze d’onda di circa un millimetro, come queste realizzate con la fotocamera LABOCA su APEX, per rilevare il loro tenue bagliore. La nube molecolare del Toro, nell’omonima costellazione, si trova a circa 450 anni luce dalla Terra. Questa immagine mostra due parti di una lunga struttura filamentosa conosciuta come Barnard 211 e 213. I loro nomi provengono dall’atlante fotografico di Edward Emerson Barnard, compilato nel XX  secolo. In luce visibile, queste regioni appaiono come vicoli bui, privi di stelle. Barnard sostenne correttamente che questo aspetto era dovuto alla “materia oscura nello spazio“. Oggi sappiamo che queste macchie scure sono in realtà nubi di gas interstellare e granelli di polvere. I grani di polvere – minuscole particelle simili a fuliggine e alla sabbia finissima – assorbono la luce visibile bloccando la nostra visione del campo stellare dietro le nubi. La nube molecolare del Toro è particolarmente buia a lunghezze d’onda visibili, in quanto mancano le stelle massicce che illuminano le nebulose di formazione stellare, come altre regioni simili. I grani di polvere stessi emettono anche un debole bagliore di calore, ma, risultando estremamente freddi (-260°C), la loro luce può essere vista solo a lunghezze d’onda molto più a lunghe rispetto alla luce visibile. Queste nubi di gas e polveri non sono solo un ostacolo per gli astronomi che vogliono osservare le stelle dietro di esse. In realtà, essi stessi sono i luoghi di nascita di nuove stelle. Quando le nuvole collassano sotto la loro stessa gravità, si frammentano in grumi. All’interno di questi grumi, si possono formare nuclei densi in cui l’idrogeno diventa caldo denso abbastanza per iniziare le reazioni di fusione: una nuova stella è nata. La nascita è quindi circondata da un bozzolo di polvere densa, bloccando le osservazioni alle lunghezze d’onda visibili. La parte superiore destra del filamento mostrato in foto è Barnard 211, mentre la parte inferiore sinistra è Barnard 213. Le osservazioni dalla fotocamera LABOCA su APEX, rivelano il bagliore del calore dei grani di polvere cosmica in toni arancio, che si sovrappongono su un’immagine in luce visibile della regione che mostra lo sfondo ricco di stelle. La stella luminosa sopra il filamento è f Tauri, mentre quella parzialmente visibile sul bordo sinistro dell’immagine è HD 27.482. Entrambe le stelle sono più vicine a noi di quanto non lo sia il filamento, e non sono associate con esso. Le osservazioni mostrano che Barnard 213 è già frammentato e che ha formato nuclei densi – come dimostrano i nodi luminosi di polvere incandescente – e la formazione stellare è già avvenuta. Tuttavia, Barnard 211 è in una fase precedente della sua evoluzione, il collasso e la frammentazione è ancora in corso, e ciò porterà alla formazione stellare in futuro. Questa regione è quindi un luogo eccellente per gli astronomi per studiare il ruolo cruciale che le macchie scure del cielo svolgono nel ciclo di vita delle stelle. Le osservazioni sono state fatte da Alvaro Hacar (Osservatorio Astronomico IGN-Nacional, Madrid, Spagna) e dai suoi collaboratori. La fotocamera LABOCA opera sul piano di Chajnantor nelle Ande Cilene, ad un’altitudine di 5000 metri.

http://www.meteoweb.eu/2012/02/astronomia-filamenti-sinuosi-nella-costellazione-del-toro/120213/
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« Risposta #70 il: 21 Febbraio 2012, 20:36:37 pm »

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« Risposta #71 il: 22 Febbraio 2012, 10:05:51 am »

Una pecora in una pelle di lupo   

E’ celebre il detto: “Un lupo in una pelle di pecora”. Nell’Universo esistono invece “pecore in una pelle di lupo”. Sono oggetti tipo-Wolf-Rayet, di massa molto limitata. Ricordiamo che in inglese “wolf” vuol dire lupo…e quindi una pecora in veste di “wolf” ha un significato che si perde nella traduzione in italiano.

Lo Space Telescope ha ottenuto una splendida immagine della nebulosa planetaria Hen 3-1333. Ricordiamo che le nebulose planetarie non hanno niente a che vedere con i “pianeti”, ma sono associate agli ultimi istanti di vita di stelle di media grandezza come il Sole. Le stelle, ormai morenti, lanciano nello spazio i loro strati superficiali che creano una nebulosità tutt’attorno all’astro che, quando furono osservate per la prima volta con piccoli telescopi, le fecero assomigliare a pianeti.

La stella nel “cuore” di Hen 3-1333 ha una massa pari a circa il 60% di quella solare. Tuttavia, la sua luminosità varia notevolmente nel tempo. Probabilmente, questa variabilità è causata da un disco di polvere che orbita attorno alla stella, visto quasi di taglio dalla Terra, che periodicamente la oscura.



Essa è una stella tipo-Wolf-Rayet, una fase molto tarda di evoluzione delle stelle simili al Sole. Sono chiamate così perché assomigliano esteriormente alle stelle Wolf-Rayet, che sono però oggetti molto più grandi. Come mai questa somiglianza tra due stelle così diverse per dimensioni? Entrambe sono estremamente calde e luminose. Le giganti perché producono un vento stellare molto violento, le piccole perché hanno portato allo scoperto il proprio nucleo di elio, a seguito dell’espulsione degli strati superficiali di idrogeno.

Un nucleo di elio esposto significa una temperatura molto più alta di quella del Sole, 25 000 - 50 000 °C contro i 5 500 della nostra stella. Insomma, il Sole al suo confronto è veramente freddo!

In conclusione, benché siano veramente piccole e indifese, le stelle tipo-Wolf-Rayet (come quella al centro della Hen 3-1333) simulano l’apparenza delle loro omonime ben più grandi ed energetiche. Un po’ come fa l’innocuo bombo che con i suoi colori cerca di assomigliare al terribile calabrone.

Insomma, sono proprio “pecorelle in pelle di Wolf-Rayet”.

http://www.astronomia.com/2012/02/22/una-pecora-in-una-pelle-di-lupo/
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Per proteggere la pecora, bisogna cacciare il lupo, e ci vuole un lupo per cacciare un lupo.

TUNKASHILA

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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #72 il: 22 Febbraio 2012, 19:47:37 pm »






Rilevati venti a 20 milioni di Km/h attorno ad un piccolo buco nero

Utilizzando il Chandra X-ray Observatory della NASA, gli astronomi hanno rilevato un vento straordinariamente forte scoperto in un disco stellare attorno ad un buco nero. Questo risultato ha importanti implicazioni per la comprensione del comportamento dell’oggetto non visibile. La velocità del vento è pari a 20 milioni di Km/h o circa il 3% della velocità della luce, e 10 volte più veloce rispetto ai venti osservati sino ad ora in prossimità di un buco nero. Ad alimentare questo vento è proprio il buco nero IGR J17091-3624, denominato in breve IGR J17091. “Si tratta di un equivalente cosmico dei venti provenienti da un uragano di categoria 5”, ha riferito  Ashley Re dell’Università del Michigan, autore principale dello studio, pubblicato sul numero del 20 febbraio della rivista Astrophysical Journal Letters. Nessuno si attendeva dei venti così forti, corrispondenti a quelli generati dai buchi neri supermassicci. “Queste velocità appartengono generalmente a buchi neri ben più grandi, miliardi di volte più pesanti”, dice il co-autore dello studio Jon M.Miller, facente parte della stessa università. Il dato imprevisto è che il vento, che proviene da un disco di gas che circonda il buco nero, porta via più materia di quanta ne riceva il buco nero stesso. Contrariamente a quanto sino ad ora ipotizzato quindi, dove si stimava che il buco nero attraesse tutta la materia nel suo interno, ora si è scoperto come il 95% della materia venga espulsa dal vento. A differenza degli uragani terrestri, questo vento soffia in molte direzioni differenti. Osservazioni simultanee effettuate con il National Radio Astronomy Observatory ed integrate con il  Very Large Array, hanno mostrato un’intensa emissione radio dal buco nero ma solo in assenza del vento. Questo concorda con le osservazioni di altri buchi neri di massa stellare, fornendo un’ulteriore prova che la produzione dei venti può nascondere le emissioni radio. A generare questo intenso vento, secondo gli astronomi, sarebbe la geometria dei campi magnetici. IGR J17091 è un sistema binario in cui una stella simile al Sole orbita attorno al buco nero. Si trova nel rigonfiamento della nostra galassia, la Via Lattea, a circa 28.000 anni luce di distanza dalla Terra.



http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2012/02/Vento-buco-nero-chandra.jpg
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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #74 il: 23 Febbraio 2012, 14:14:03 pm »

Pianeta d'acqua grande doppio Terra

23 Febbraio 2012 13:35 SCIENZE E TECNOLOGIE

(ANSA) - MILANO - Scoperto un pianeta fatto in gran parte di acqua, grande più del doppio della Terra e distante da noi 40 anni luce. Si chiama GJ 1214b, e sebbene fosse già stato scoperto nel 2009, solo oggi viene riconosciuto come capostipite di una nuova classe di pianeti 'd'acquà grazie agli ultimi dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble. GJ 1214b si muove lungo un'orbita strettissima intorno a una nana rossa posta a 40 anni luce dalla Terra, ed ha una temperatura superficiale sui 230 gradi.
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