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Autore Topic: Contenitore news astronomiche "2012".  (Letto 8768 volte)

E.B.E.

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Contenitore news astronomiche "2012".
« il: 31 Dicembre 2011, 04:03:30 am »

Posteremo qui le prossime notizie astronomiche.
Da domani si parte.  :stretta:
 <Terra>>

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E.B.E.

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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #1 il: 02 Gennaio 2012, 13:57:19 pm »

Anche le galassie sanno degustare il vino?

Sembra quasi impossibile. Eppure, dopo il cenone del nostro “mostro”, rintanato al centro della Via Lattea, una lontana galassia ci mostra che è anche capace di scuotere il suo “vino”, proprio come si usa fare nelle degustazioni, prima di accostare il bicchiere al naso e alla bocca.

Proprio come il vino in un bicchiere, così una galassia lontana (la maggiore dell’ammasso Abell 2052) sta “sballottando” il suo gas caldissimo (30 milioni di gradi) da un lato e dall’altro di un “contenitore”, delimitato dal suo campo gravitazionale. La luce dell’ammasso ha impiegato 480 milioni di anni per giungere a noi e ci ha lasciato a bocca aperta… Ancora una volta dobbiamo dire grazie alla visione nei raggi X del telescopio spaziale Chandra, aiutato nell’ottico dal VLT.

L’immagine combinata X-ottico mostra una struttura a spirale che si allarga per circa un milione di anni luce (un enorme bicchiere) attorno a una gigantesca galassia ellittica. La strana configurazione è dovuta a un’altra galassia (o addirittura a un piccolo ammasso) che si è avvicinato troppo al suo gigantesco compagno e che prima di venire assorbito da lui ha ballato avanti e indietro guidato dalla gravità che cercava di catturarlo. Alla fine, ha dovuto cedere, ma ha lasciato un segno ben visibile.

Mentre il piccolo ammasso si avvicinava, attirava a sé il gas dell’enorme galassia, imprimendogli anche una rotazione avendo una direzione fuori asse. La sua velocità intrinseca gli ha permesso di superare il centro dell’immenso compagno e di percorrere un certo tratto prima di essere fermato e costretto a tornare verso il centro di Abell 2052. Questa specie di tira e molla è durato molto a lungo e ha completamente rimescolato il gas della galassia più grande. Proprio come se la piccola galassia avesse dato il via alla rotazione di un bicchiere, mentre la gravità della più grande si fosse comportata come le pareti del bicchiere, costringendo il gas ad andare da un lato all’altro, oltre che a ruotare.

Chissà se ha anche cominciato a bere il suo “vino”. Si pensa di sì, in quanto una visione ravvicinata mostra strane strutture curvilinee che rappresenterebbero i movimenti del gas interagente con il buco nero centrale. Insomma, dopo il pasto, una bella bevuta!

Parlando seriamente, questo tipo di sballottamento ha importantissime ripercussioni sulla vita della grande galassia: sposta gas caldissimo verso l’esterno, regolando la nascita stellare, e insemina tutta la galassia di elementi pesanti formatisi nelle stelle vicine al centro.

Lasciamo parlare le immagini. La prima mostra molto bene la struttura complessiva a spirale. La seconda le strane configurazioni vicine al centro, dove il “mostro” sta forse bevendo un po’ del vino così sapientemente agitato, sicuramente per degustarlo meglio.





http://www.astronomia.com/2012/01/02/anche-le-galassie-sanno-degustare-il-vino/
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Daniele

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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #2 il: 02 Gennaio 2012, 14:06:12 pm »

Ottimo EBE, trarrò da qui le informazioni per completare il mio almanacco del 2012.
Al momento attuale alla voce
EVENTO ASTRONOMICO
si segnala la cifra doppio 0
ma non si sa mai,
tienmi aggiornato.
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Fa che le mie mani rispettino cio’ che hai creato
e le mie orecchie
siano acute nell’udire la tua voce
fammi saggio
cosi’ che io conosca la lezione che hai nascosto
in ogni foglia
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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #3 il: 03 Gennaio 2012, 14:09:32 pm »

Astronomia: la notte delle Quadrantidi


La Terra è in procinto di passare attraverso un flusso di detriti della cometa ormai disgregata 2003 EH1, i cui frammenti producono la pioggia di meteore Quadrantidi. Il picco massimo, valutabile in circa 100 meteore ogni ora, con estremi compresi tra 60 e 200,  verrà raggiunto però domattina alle 8:20 (ora italiana), quando il Sole è già alto sull’orizzonte. Ma niente paura, sarà possibile vederne tante già da questa sera e sino a domattina. Le Quadrantidi prendono il nome da una costellazione ormai abbandonata, il quadrante murale. Questa costellazione fu creata dall’astronomo francese Jerome Lalande nel 1795, ed era situata tra quelle di Bootes ed il Drago. Oggi, non è più riconosciuta dalla comunità scientifica. A differenza di altri sciami, ben visibili anche per più giorni, le quadrantidi durano soltanto poche ore, per cui sarà necessario sfruttare la prossima notte. Dopo centinaia di anni in orbita attorno al Sole, i frammenti entreranno nella nostra atmosfera a 144 mila Km/h circa, bruciando prevalentemente a 80 Km circa dalla superficie terrestre. I frammenti, chiamati meteoroidi, sono generalmente compresi tra un granello di sabbia e un piccolo sasso, per cui è raro che riescano ad oltrepassare la protezione della nostra atmosfera. Data la posizione del radiante, soltanto gli osservatori dell’emisfero boreale potranno osservare lo spettacolo. Intanto nella giornata di ieri, 2 Gennaio, Brian Emfinger di Ozark, dall’Arkansas, ha fotografato questa palla di fuoco molto vicina al radiante da cui sembrano provenire le Quadrantidi, anche se non è certo che fosse legata allo sciame. Ad ogni modo, rappresenta uno spettacolo notevole, che con un pò di fortuna, ognuno di noi potrebbe osservare la prossima notte.

http://www.meteoweb.eu/2012/01/astronomia-la-notte-delle-quadrantidi/107620/
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E.B.E.

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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #4 il: 03 Gennaio 2012, 16:30:16 pm »

In Canada la prima aurora boreale del 2012

La prima aurora boreale del 2012 è comparsa in Canada la scorsa notte. “Ero fuori con alcuni amici quando abbiamo cercato di vedere l’aurora boreale sopra le nostre teste”, racconta al sito spaceweather il fotografo Jesse Thompson di Inglis, nel Manitoba. L’aurora è stata causata dal campo magnetico interplanetario; una crepa formatasi nella magnetosfera terrestre ha permesso al flusso del vento solare di fornire il carburante per il fenomeno dell’aurora.

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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #5 il: 03 Gennaio 2012, 17:59:15 pm »

Il primo “quasicristallo” esistente in natura arriva dallo Spazio

E’ di origine extraterrestre il primo quasicristallo esistente in natura, conservato a Firenze nel Museo di Storia Naturale dell’Universita’ di Firenze. Lo hanno scoperto alcuni componenti del gruppo internazionale di ricerca che aveva individuato questo minerale nel 2009, fra cui Luca Bindi, associato di Mineralogia presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’ateneo fiorentino, che ora firma come primo autore un articolo appena pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale PNAS. Il campione fiorentino potrebbe rappresentare un nuovo tipo di corpo extraterrestre, databile a circa 4,5 miliardi di anni fa, contemporaneo alla formazione del sistema solare. La particolarita’ delquasicristallo fiorentino e’ quella di presentare una simmetria pentagonale fino a ora ottenuta solo grazie a sintesi riprodotte in laboratorio in tempi relativamente recenti, a condizioni controllate. Nel quasicristallo sono state individuate inclusioni del minerale stishovite, un polimorfo del biossido di silicio che si forma solo a pressioni elevatissime, circa 100.000 atmosfere, verificabili solo in particolari condizioni naturali, come in zone ben al di sotto la superficie terrestre (al confine tra mantello e nucleo), in crateri da impatto o nello spazio, tramite collisioni tra meteoriti e asteroidi. Per distinguere tra queste possibilita’, in collaborazione con scienziati dello Smithsonian Institution di Washington DC e del California Institute of Technology sono stati effettuati una serie di esperimenti per misurare il rapporto tra gli isotopi dell’ossigeno. ”I risultati sono stati inequivocabili: gli isotopi dell’ossigeno sono risultati del tutto simili a quelli osservati in una categoria di meteoriti conosciute come condriti carbonacee – spiega Luca Bindi -. La cosa interessante e’ che fino ad oggi le leghe di alluminio metallico non erano mai state osservate in meteoriti; ne consegue che il campione fiorentino potrebbe rappresentare un nuovo tipo di corpo extraterrestre, molto probabilmente risalente a circa 4,5 miliardi di anni fa, coincidente con la formazione del sistema solare”.


http://www.meteoweb.eu/2012/01/il-primo-quasicristallo-esistente-in-natura-arriva-dallo-spazio/107695/

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HALL9000

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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #6 il: 03 Gennaio 2012, 19:43:37 pm »

A 50 anni esatti voglio proporre una pagina da quelle che una volta venivano chiamate enciclopedie in dispense, in particolare si tratta dell'enciclopedia Motta risalente al 1962, in casa rovistando tra le vecchie cose ho trovato questi fascicoli che erono gli aggiornamenti mai completati dell'enciclopedia che fece mio padre, ben 8 pesantissimi volumi tutti scritti fitti-fitti , altro che wickipedia , spero che lo trovate interessante -














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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #7 il: 04 Gennaio 2012, 17:13:00 pm »



Batteri del meteorite “Tataouine”: mappato il DNA

 

Lo chiamano il microbo del deserto, scientificamente Ramlibacter tatahouinensis, e appartiene al gruppo dei betaproteobacteria. Uno studio pubblicato sulla rivista PLosOne riferisce che il suo genoma è stato mappato rivelando un gene che ha la funzione di scandire il bioritmo. Quando l’ambiente diventa troppo arido, il Ramlibacter si chiude in minuscole cisti resistenti alla siccità. Al ritorno di una umidità sufficiente il batterio cambia forma e ripristina la sua mobilità per potersi disseminare. Dobbiamo la conoscenza di questo microrganismo arcaico e non fotosintetico al meteorite “Tataouine” (di qui il suo nome) precipitato il 27 giugno 1931 vicino alla caserma di Tataouine, in Tunisia, ai margini del Sahara. I militari francesi ne trovarono centinaia di frammenti ancora fumanti. Una dozzina di kg furono inviati al Museo di Storia naturale di Parigi. Qui il professor Lacroix li classificò come “diogeniti”, un tipo di meteorite che si ritiene provenga da Vesta. Alla fine degli Anni 80 il commerciante di meteoriti Alain Carion andò sul luogo della caduta e trovò ancora quattromila frammenti; ne donò 600 grammi al Museo e tenne gli altri per sé. Nel 1996 la Nasa annunciò la scoperta di “fossili” di batteri nel meteorite ALH 84001. Nel 1999, al Centro per l’energia atomica di Cadarache, Thierry Heulin esaminò alcuni frammenti di “Tataouine” (foto) raccolti da Carion che erano rimasti esposti per cinquant’anni all’ambiente del deserto: scoprì così la nuova specie di batterio (il più piccolo che si conosca) che si era insediata nel meteorite e dimostrò che ALH 84001 era stata contaminata da materiale terrestre.

   

http://www.astronomianews.it/
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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #8 il: 04 Gennaio 2012, 20:33:51 pm »

Un giovane anello di polvere nell’universo conferma la presenza di pianeti

I ricercatori hanno utilizzato la fotocamera del telescopio Subaru per riprendere nitide immagini ad alto contrasto di un giovane (8-10 milioni di anni) anello di polvere attorno a HR 4796 A, nelle vicinanze della sua stella, a soli 240 anni luce di distanza dalla Terra. L’anello è costituito da grani di polvere in un’orbita di larghezza pari a circa il doppio delle dimensioni dell’orbita di Plutone, intorno alla stella centrale. La risoluzione dell’immagine del bordo interno dell’anello è così precisa che è possibile misurare la distanza tra il centro e la posizione della stella. Anche se i dati dal telescopio spaziale Hubble hanno portato un altro gruppo di ricerca a sospettare di tali osservazioni, i dati Subaru non solo confermano la sua presenza, ma rivelano inoltre che sia più grande di quanto precedentemente ipotizzato. Cosa ha permesso a questa ruota di polvere presente attorno HR 4796 A, di scappare al suo asse? La spiegazione più plausibile è che la forza gravitazionale di uno o più pianeti in orbita nel vuoto dell’anello abbiano attratto la polvere in modo da sbilanciare il corso intorno alla stella. Simulazioni al computer hanno già dimostrato che tali maree gravitazionali possono plasmare un anello di polvere in eccentricità e le conclusioni di un altro eccentrico anello di polvere attorno alla stella Fomalhaut la possono essere evidenze osservative per il processo. Poiché nessun candidato pianeta è stati però avvistato nei pressi di HR 4796 A, si è ipotizzato che questi siano troppo deboli per essere osservati con gli strumenti attuali. Il telescopio Subaru rappresenta il top nell’infrarosso, come lo è per il visibile il telescopio Hubble, consentendo accurate misurazioni della sua eccentricità. Lo specchio del telescopio dell’osservatorio di Mauna Kea è molto più grande di quello di Hubble, per cui la luce deve prima passare attraverso i turbolenti strati d’aria dell’atmosfera terrestre prima di poterla misurare. Per questo motivo si avvale dell’ottica adattiva che permette di correggere la maggior parte degli effetti di sfocatura dell’atmosfera, al fine di prendere immagini estremamente nitide. Questa immagine fornisce agli scienziati ulteriori informazioni sulla relazione tra un disco circumstellare e la formazione dei pianeti. I pianeti si ritiene che facciano parte del disco di gas e polveri che rimane attorno a stelle giovani. Poiché il materiale viene travolto dai pianeti neonati o soffiati all’esterno del sistema dalla radiazione della stella, i dischi primordiali scompaiono in poche decine di milioni di anni. Tuttavia, alcune stelle sono circondate da un disco di detriti, composto prevalentemente da polveri. Le collisioni tra piccoli corpi solidi (“planetesimi”) lasciati dalla formazione dei pianeti può continuamente ricostituire la polvere di questi dischi. L’anello di polvere attorno HR 4796 A è infatti un disco di detriti e fornisce informazioni essenziali per lo studio e la formazione dei pianeti.


http://www.meteoweb.eu/2012/01/un-giovane-anello-di-polvere-nelluniverso-conferma-la-presenza-di-pianeti/107882/
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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #9 il: 06 Gennaio 2012, 22:29:06 pm »

Piccoli asteroidi nell’orbita terrestre


La Luna potrebbe sembrare l’unico satellite naturale, ma per qualche periodo non lo è. Piccoli asteroidi, troppo deboli per essere osservati, sembrano orbitare intorno alla Terra e soggiornare per brevi periodi di tempo. I ricercatori hanno a lungo sospettato che gli asteroidi vaganti potessero occasionalmente essere attratti dalla gravità terrestre e diventare lune temporanee, e qualche anno fa siè avuta la conferma. Chiamato 2006 RH120, un piccolo asteroide di pochi metri è stato osservato nell’orbita terrestre nel Luglio 2006. Inizialmente si era pensato ad un detrito orbitale. Ma Paolo Chodas del Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California, ha analizzato il suo moto e ha dimostrato che era troppo pesante per poter  essere un vettore di un razzo spaziale, fornendo la spiegazione più plausibile. Ora, nuovi calcoli suggeriscono molte altre lune temporanee in orbita attorno alla Terra, ma sono troppo piccole e deboli per essere facilmente individuate nelle osservazioni. Gli scienziati sperano addirittura di poterne preòevare qualcuno da portare sulla Terra in modo da analizzarlo. Mikael Granvik e i suoi colleghi dell’Università di Helsinki in Finlandia,  hanno eseguito simulazioni al computer in merito all’abbondanza di asteroidi di varie dimensioni orbitanti intorno alla Terra e sulle probabilità di un’eventuale cattura in un incontro ravvicinato. Per essere catturato, un oggetto deve trovarsi in un’orbita quasi identica a quella della Terra. Questo significa che sta viaggiando a circa la stessa velocità del nostro pianeta. Il team ha scoperto che, in media, un asteroide di circa 1 metro di diametro e ben 1000 sino a 10 centimetri sono in orbita terrestre in un dato momento. Essi orbitano a distanze tra cinque e 10 voltela distanza Terra-Luna. La maggior parte rimane in orbita meno di un anno, anche se alcune rimangono più a lungo. Stando alle simulazioni, on oggetto rimase per ben 900 anni. Dato il numero enorme di rocce spaziali molto piccole, è logico che la Terra possa catturarne alcuni di tanto in tanto, dice Richard Binzel del Massachusetts Institute of Technology, che non è coinvolto nello studio. “Sarebbe un po’ più sorprendente se non ci fossero affatto,” dice. E’anche possibile che alcuni siano stati visti in passato perché scambiati per satelliti artificiali o frammenti di spazzatura spaziale, dice Granvik. Future indagini potrebbero essere in grado di individuare i piccoli oggetti poco luminosi più facilmente. Se riuscissimo a trovarne uno, potremmo essere in grado di prelevarlo e portare la roccia in un laboratorio terrestre di analisi, dice Granvik. Questo ci darebbe un quadro più preciso di quello che sono questi asteroidi. Dal momento che gli asteroidi sono blocchi di roccia del sistema solare primordiale, il loro studio potrebbe fornire indicazioni sulla formazione dei pianeti del nostro sistema solare.


http://www.meteoweb.eu/2012/01/piccoli-asteroidi-nellorbita-terrestre/108554/
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« Risposta #10 il: 07 Gennaio 2012, 18:10:43 pm »

SENSAZIONALE NOTIZIA: KEPLER DEL SETI CAPTA UN SEGNALE EXTRATERRESTRE

Era accaduto il 6 febbraio scorso e sono tuttora in corso le analisi del tracciato. Tra le ipotesi anche una possibile interferenza satellitare GPS. Nel frattempo, gli astronomi della University of California a Berkeley puntano i loro telescopi sui nuovi pianeti scoperti dal telescopio della NASA “Keplero” per la ricerca di vita intelligente. Ma il 6 Gennaio 2012, la Befana fa un bel regalo. E' lo stesso Keplero a registrare un segnale misterioso che inizialmente somiglierebbe ad una interferenza.

 http://www.segnidalcielo.it/index.php/segnidalcielo-news/669-sensazionale-notizia-kepler-del-seti-capta-un-segnale-extraterrestre-

Update: Friday, January 6, 2012 After posting the plots below on January 5, it became clear that we had not stated as definitively and absolutely as possible that these signals are interference. We have update the post to make this clear. Sorry for any confusion.

http://seti.berkeley.edu/kepler-seti-interference



 :uhm:
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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #11 il: 07 Gennaio 2012, 20:03:01 pm »

Una luce nella nebbia


La straordinaria accoppiata Spitzer-Hubble ha permesso di osservare una lontanissima galassia che mostra una produzione stellare enormemente alta, inaspettata per strutture così antiche.

La galassia (GN-108036) non è la galassia più lontana mai osservata, ma è sicuramente la più luminosa tra queste. La sua luce ha impiegato 12.9 miliardi di anni per giungere a noi. Pur essendo tra i primi oggetti dell’Universo sta fabbricando stelle a un ritmo forsennato: cento all’anno contro le trenta della Via Lattea. Eppure la nuova arrivata è cinque volte più piccola e cento volte meno massiccia della nostra.

GN-108036 ha un redshift di 7.2 (la terza finora accertata in termini di antichità) è brilla essenzialmente nell’infrarosso, a causa dello spostamento enorme delle sue righe spettrali. E’ nata in un periodo in cui le galassie erano molto più piccole di adesso e la loro luce era immersa in una nebbia che permeava tutto l’Universo. Si era nella cosiddetta “era oscura”, in cui lo spazio era essenzialmente composto da atomi neutri d’idrogeno, del tutto opaco alla luce ultravioletta. Solo la luce delle prime stelle e galassie aveva iniziato a ionizzare gli atomi circostanti e a creare zone trasparenti alla luce. L’Universo si era un po’ alla volta illuminato, permettendo a quegli “antichissimi” fotoni di giungere fino a noi. La GN-108036 è sicuramente uno tra gli oggetti che ha contribuito a rischiararlo. E’ veramente sorprendente che, malgrado piccola e inesperta, fosse già così attiva. E’ un caso peculiare o solo la prima di una serie di galassie estremamente efficienti nel costruire i prototipi delle gigantesche galassie odierne?


http://www.astronomia.com/2011/12/27/una-luce-nella-nebbia/
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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #12 il: 09 Gennaio 2012, 15:39:13 pm »



Dalla nostra posizione nella Via Lattea, vediamo la faccia superiore di NGC 6946. Questa grande galassia a spirale è situata a soli 10 milioni di anni luce di distanza, dietro un velo di polvere visibile in primo piano, e di stelle della lontana costellazione di Cefeo. Dal nucleo verso l’esterno, i colori della galassia passano dalla luce gialla di vecchie stelle poste nel centro, alle regioni di formazione stellare caratterizzate da stelle giovani rosse e blu, lungo i bracci a spirale frammentati. NGC 6946 è anche brillante alla luce infrarossa e ricca di gas e polveri, esibendo un alto tasso di nascita e di mortalità delle stelle. Nel XX secolo infatti, si sono verificate almeno nove supernovae in questa galassia. Vasta quasi 40.000 anni luce, NGC 6946 è anche conosciuta come la Galassia Fireworks. Questa meravigliosa immagine è stata realizzata dal grande telescopio Subaru sul Mauna Kea, avente uno specchio di ben 8,2 metri.



http://www.meteoweb.eu/2012/01/ngc-6946-una-grande-galassia-a-spirale/109400/
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nikolaus88

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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #13 il: 09 Gennaio 2012, 17:39:25 pm »

Ecco il lato oscuro dell’Universo

Per vedere quel che non si vede ci vuole ingegno e molta pazienza. Ed è proprio con un lavoro certosino che un team internazionale di astrofisici, guidati da Catherine Heymans dell’Università di Edinburgo e Ludovic Van Waerbeke dell’Università della British Columbia, hanno ottenuto una mappa della distribuzione della materia oscura su una porzione di cielo grande come mai era stato possibile in precedenza.
Per realizzare il loro lavoro, presentato oggi al 219° meeting della American Astronomical Society, gli scienziati hanno analizzato le immagini di circa dieci milioni di galassie in quattro differenti regioni di cielo, raccolte dal Canada-France-Hawaii Telescope in un arco di tempo di cinque anni.

Le galassie analizzate si trovano tipicamente a una distanza dalla Terra di circa 6 miliardi di anni luce, quindi la loro luce è stata emessa 6 miliardi di anni fa – quando l’Universo aveva approssimativamente la metà della sua età attuale – per arrivare a essere rilevata dai nostri telescopi dopo un lunghissimo viaggio.
Viaggio durante il quale è accaduto qualcosa, alla luce di quelle galassie, che ha catturato l’interesse dei ricercatori: è stata deviata dalla gravità, in particolare dalla gravità dei grossi ammassi di materia oscura che ha incontrato nel suo percorso verso la Terra. Attraverso questo fenomeno, noto come lente gravitazionale, il gruppo di astrofisici ha potuto calcolare dove e in che misura fosse collocata la materia oscura.
La mappa che ne risulta rivela una intricata ragnatela cosmica di materia oscura e galassie che si estende in tutte le direzioni per oltre un miliardo di anni luce: un colpo d’occhio sull’Universo invisibile che finora era stato possibile solo attraverso simulazioni al computer.


Le osservazioni mostrano che la materia oscura è distribuita, nell'Universo, come una rete d’immense regioni dense (più chiare) e vuote (più scure). Crediti: Van Waerbeke, Heymans e CFHTLens collaboration

“E’ veramente affascinante potere ‘vedere’ la materia oscura usando la distorsione spazio-temporale”, dice Van Waerbeke. “Ci fornisce un accesso privilegiato a quella massa misteriosa presente nell’Universo che non può essere osservata altrimenti. Conoscere come la materia oscura sia distribuita è solo il primo passo verso la comprensione della sua natura e di come possa essere ricompresa nelle nostre attuali conoscenze fisiche”.

I risultati raggiunti sono stati possibili grazie a miglioramenti delle tecniche di analisi. Miglioramenti che si stanno applicando per elaborare i dati che iniziano ad arrivare dal VST (VLT Survey Telescope), un telescopio in gran parte italiano recentemente collocato in Cile.
L’ambizione dei ricercatori è di mappare, nel corso dei prossimi tre anni, una zona del cielo 10 volte più grande: un altro passo intermedio verso l’obbiettivo finale di svelare il lato oscuro dell’Universo.

http://www.media.inaf.it/2012/01/09/dark-matter-map/
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nikolaus88

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Re:Contenitore news astronomiche "2012".
« Risposta #14 il: 10 Gennaio 2012, 17:04:29 pm »

Progetto APOGEE : Censimento per la Via Lattea

Una volta completato, sarà il più vasto e dettagliato ‘censimento’ di stelle nella Via Lattea, la nostra Galassia. Ben 100.000 astri verranno infatti analizzati nei prossimi tre anni grazie al progetto APOGEE (Apache Point Observatory Galactic Evolution Experiment) a cui partecipano anche Leo Girardi e Sara Lucatello dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova.
I dati raccolti includeranno le velocità radiali e le composizioni chimiche di oggetti celesti con età più diverse: da quelli di recente formazione a quelli più antichi, formatisi all’alba dell’universo. E proprio le informazioni provenienti da queste stelle, veri e propri fossili cosmici, permetteranno agli astronomi di ricostruire i processi evolutivi che hanno portato la Via lattea ad assumere la sua conformazione attuale, frutto di una crescita ottenuta inglobando nel tempo altre galassie più piccole.

A rendere questo ambizioso progetto una realtà è lo spettrografo di nuova generazione fornito dallo Sloan Digital Sky Survey-III e installato al telescopio da 2,5 metri dell’Apache Point Observatory nel New Mexico.
Lo strumento, che lavora nella banda di radiazione del vicino infrarosso, possiede un sofisticato sistema di fibre ottiche in grado di convogliare contemporaneamente ma in modo selettivo la luce di centinaia di stelle. Questo sistema permette di ottenere spettri molto accurati di ciascuna delle stelle nel campo di vista dello strumento, che vengono poi registrati da una camera a lenti di puro silicio da 400 millimetri di diametro.

Le prime stelle analizzate nell'ambito del progetto APOGEE si trovano in una regione del disco galattico in direzione della costellazione del Cigno. Crediti: P. Frinchaboy (Texas Christian University), J. Holtzman (New Mexico State University), M. Skrutskie (University of Virginia), G. Zasowski (University of Virginia), NASA, JPL-Caltech and the WISE Team

Grazie a questo gioiello della tecnica verrà derivata con grande precisione la velocità radiale, cioè lungo la nostra linea di vista, di ognuna delle stelle prese in esame. Un’informazione utile agli astronomi per identificare gruppi di stelle con moti correlati, un fenomeno che è spesso indice di una storia evolutiva comune.
Sarà così possibile riconoscere quelle stelle formatesi all’interno di uno stesso ammasso e ora disperse o che, provenienti da un’altra galassia, sono state ‘cannibalizzate’ dalla Via Lattea. L’altro aspetto rilevante del programma APGEE è quello di fornire informazioni precise sulle abbondanze di quindici elementi chimici nelle stelle prese in esame, tra cui carbonio, azoto e ossigeno e come questi valori siano legati all’età delle stelle e alla loro posizione nella Galassia.
Informazioni che permetteranno di ricostruire la storia evolutiva di molte generazioni di astri che hanno contribuito ad arricchire la Via Lattea di quegli elementi pesanti grazie ai quali si sono formati sistemi planetari e, come sulla Terra, è comparsa la vita.

http://www.media.inaf.it/2012/01/10/censimento-per-la-via-lattea/
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