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Autore Topic: I Dischi di Bayan Kara Ula  (Letto 15140 volte)

Annunaki2012

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I Dischi di Bayan Kara Ula
« il: 13 Marzo 2008, 20:08:38 pm »

** Discussione sull'articolo: I Dischi di Bayan Kara Ula **



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Supernova

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Re:I Dischi di Bayan Kara Ula
« Risposta #1 il: 14 Marzo 2008, 18:08:19 pm »

Interessantissima questa storia…però ci sono alcuni punti da sviscerare meglio:

1) Se gli Dzopa sono dei discendenti di questa tribù aliena di cui si trovarono gli scheletri ed i dischi in Bayan-Kara-Ula, perché non avrebbero le stesse caratteristiche fisiche dei loro pseudo-antenati???Perciò a questa discendenza non credo più di tanto…però si potrebbe credere che la leggenda tramandata tra gli Dzopa subì delle variazioni nel tempo che ne hanno cambiato qualche caratteristica…ad esempio che questa tribù fu vista come divina perché scesa dal cielo e poi pian piano la cosa fu mutata in discendenza diretta…

2) Inoltre è possibile che oggi giorno non si sappia se esiste ancora la tribù degli Dzopa sul Bayan-Kara-Ula???

3) Inoltre si parla della scomparsa dei dischi…possibile che si siano volatilizzati…che fine hanno fatto???
E cosa più importante che fine hanno fatto gli scheletri di questi strani esseri trovati nelle grotte dalla spedizione di archeologi cinesi nel 1938???
Con i mezzi di adesso si potrebbe stabilire senza ombra di dubbio se questi scheletri siano appartenuti a normali esseri terrestri o ad esseri di un altro pianeta…

4) In che senso si nascosero 10 volte??? Che significato ha:
 “i Dropa (Dzopa secondo Robin-Evans, n.d.w.) sbucarono dalle nubi con i loro aeroplani. Gli uomini, le donne e i bambini si nascosero nelle grotte per dieci volte.”
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Cily

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Re:I Dischi di Bayan Kara Ula
« Risposta #2 il: 14 Marzo 2008, 22:36:40 pm »

Posso rispondere alla tua seconda domanda :)

Nel 1995 sono state scoperte in Cina, nella provincia di Sichuan, vicino al confine est della catena montuosa di Baian-Kara-Ula, una tribù di 120 persone appartenenti ad una etnia sconosciuta.
L’aspetto più importante della scoperta, riguarda l’altezza delle persone: non più alti di 3 piedi e 10 pollici, il più piccolo essere adulto misura solo 2 piedi e 1 pollice. Questa scoperta potrebbe essere la prima grande prova della loro esistenza. :ohmy:
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Supernova

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Re:I Dischi di Bayan Kara Ula
« Risposta #3 il: 14 Marzo 2008, 22:37:13 pm »

Cily ha espresso, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, la seguente opinione:
Citazione
Posso rispondere alla tua seconda domanda :)

Nel 1995 sono state scoperte in Cina, nella provincia di Sichuan, vicino al confine est della catena montuosa di Baian-Kara-Ula, una tribù di 120 persone appartenenti ad una etnia sconosciuta.
L’aspetto più importante della scoperta, riguarda l’altezza delle persone: non più alti di 3 piedi e 10 pollici, il più piccolo essere adulto misura solo 2 piedi e 1 pollice. Questa scoperta potrebbe essere la prima grande prova della loro esistenza. :ohmy:


cioè mi stai dicendo che il più alto di questa tribù arriva a 1 metro e 15 cm ed il più piccolo a circa 63 cm???:ohmy: :dry: :unsure:

Se fosse così ci sarebbe risposta anche alla mia prima domanda...specialmente se la testa di questi omini risulta un pò sproporzionata rispetto al resto del corpo...

Però rimane strana la cosa che se si tratta della tribù degli Dzopa significherebbe che 60 anni fa questa tribù era nota a noi (intesi come occidentali) mentre pochi anni fa è risultata un'etnia sconosciuta...:dry:
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foxmulder

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Re:I Dischi di Bayan Kara Ula
« Risposta #4 il: 12 Gennaio 2010, 04:55:04 am »

I dischi di Baian-Kara-Ula
http://2012annunaki.blogspot.com/2009/04/i-dischi-di-baian-kara-ula.html
caso dimenticato????:unsure: :P
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Re:I Dischi di Bayan Kara Ula
« Risposta #5 il: 18 Agosto 2010, 22:25:29 pm »



Dischi Dropas. Tra sperdute ed inaccessibili montagne al confine tra Cina e Tibet sono stati ritrovati alcuni dischi , antichi di almeno 12.000 anni, con una tecnica di registrazione delle informazioni scritte, simile a quella utilizzata oggi sui dischi LP in vinile. Questi dischi sono curiosamente collegati con una tribù locale dalle caratteristiche morfologiche quantomeno singolari e non classificabile in alcun gruppo etnico razziale conosciuto.
Dischi Dropas

Nel 1938, un team di archeologi, guidati dal Prof. Chi Pu Tei dell'Università di Beijing, condusse un esame molto dettagliato in una serie di caverne comunicanti a Balan Kara-Ula, un distretto sul confine tra Cina e Tibet. Il gruppo trovò degli scheletri di piccoli esseri con un'ossatura delicata, ma con un cranio piuttosto ampio. Uno degli assistenti avanzò l'ipotesi che le caverne potessero aver costituito l'abitazione di una, fino ad allora sconosciuta, specie di scimmia. Ma, come evidenziò il Prof. Chi Pu Tei "qualcuno ha mai visto delle scimmie che seppelliscono i propri morti?". Sulle pareti di queste caverne vennero scoperti disegni di uomini che indossavano un elmetto rotondo. Incisi nella roccia si trovavano anche disegni del sole, della luna, della terra e delle stelle, connessi a gruppi da una serie di punti.

Fu proprio durante lo studio degli scheletri, che uno dei ricercatori inciampò su un disco di pietra, largo e rotondo, dello spessore di circa 2 cm, che giaceva quasi sepolto nella polvere della caverna. Il team si mise a studiare l'oggetto, tentando di dargli un senso. Esso appariva, assurdamente, come una specie di disco di pietra per un grammofono. Era dotato di un foro al centro e di un sottile solco a spirale sulla superficie, che andava dal centro verso il margine. Ad un'analisi più approfondita, il solco spiraliforme, risultò essere un'inscrizione formata da una doppia riga di caratteri molto compressi. Dopo un esauriente ricerca nelle caverne, vennero rinvenuti ben 715 dischi con le stesse caratteristiche! Ogni disco aveva le stesse dimensioni: 22,7 cm di diametro e 2 cm di spessore; inoltre ogni disco aveva al centro un foro perfettamente circolare di 2 cm di diametro. Il bordo esterno era dentellato per tutta la circonferenza. Infine ogni disco aveva un doppio solco che, iniziando dal centro, si muoveva in senso antiorario verso il bordo esterno, esattamente come un disco di un fonografo. Quanto al messaggio inscritto, nessuno fu in grado di decifrarlo.

Molti esperti hanno tentato di tradurre le inscrizioni, durante i due decenni nei quali i dischi non si trovavano a Beijing, ma senza successo. Fino a quando un altro professore cinese, il Dr. Tsum Um Nui riuscì a comprendere il codice ed iniziò a tradurre i messaggi. A questo punto, egli si rese conto che sarebbe stato meglio divulgare il messaggio solo a poche selezionate persone. Il mondo esterno rimase quindi all'oscuro, mentre le conclusioni sul significato dei dischi erano talmente eccezionali che furono ufficialmente soppresse. Il Dipartimento di Preistoria dell'Accademia di Beijing gli proibì di pubblicare le sue scoperte.

Con la collaborazione di geologi, e dopo un'analisi spettrografica, si scoprì che i dischi possiedono un alto contenuto di cobalto e di metallo (non viene riferito di quale metallo si tratta). Questo implica un origine artificiale dei dischi. Precedentemente si pensava che fossero di diorite. La durezza del materiale, comunque, è paragonabile alla diorite.

Gli scienziati russi chiesero di poter esaminare i dischi e diversi furono spediti a Mosca per essere analizzati. Essi furono ripuliti dalle particelle di roccia che, nel tempo, avevano aderito alla superficie e successivamente sottoposti ad analisi che confermarono quanto dichiarato dagli scienziati cinesi. Ma non era tutto. Posti su una speciale piattaforma girevole, essi generavano un suono ad alta frequenza e questo fece pensare che fossero stati sottoposti ad un'alta tensione; o, come dichiarò uno degli scienziati, "come se facessero parte di un circuito elettrico".

Nel 1963 il Dr. Tsum Um Nui decise di pubblicare la sua scoperta, nonostante il divieto dell'Accademia. La pubblicazione apparve con un titolo prolisso ma destinato a sollevare curiosità ed interesse: "I manoscritti incisi riguardanti le navi spaziali arrivate sulla Terra 12.000 anni fa". In occidente non venne preso seriamente e, in poco tempo, l'intera vicenda sembrò svanire nell'oblio.

Questo silenzio durò fino al 1967, quando il filologo russo Dr. Viatcheslav Zaitsev pubblicò un estratto della storia contenuta nei dischi sulla rivista Sputnik. Presumibilmente, l'intera "storia" viene conservata all'Accademia di Beijing e negli archivi storici di Taipei, R.O.C.. La traduzione dei dischi contiene un messaggio che può sembrare assurdo per alcuni, e bizzarro ad altri. La storia riporta la registrazione di una navetta spaziale con abitanti di un altro pianeta, costretti ad un'improvvisa fermata sulle montagne di Bayan Kara-Ula. Le scritture dei dischi spiegano come le intenzioni pacifiche dei "visitatori" furono fraintese e quanti di essi furono catturati e uccisi dai membri della tribù di Kham, che viveva nelle caverne limitrofe. Secondo il Prof. Tsum Um Nui, una delle linee incise dice: "I Dropas vengono dalle nuvole con il loro velivolo. I nostri uomini, donne e bambini si nascosero nelle caverne dieci volte prima dell'alba. Quando alla fine essi (i Kham) compresero il linguaggio mimico dei Dropas, si resero conto che i nuovi venuti avevani intenzioni pacifiche". In un altro disco si esprime rammarico da parte della tribù dei Kham che la navetta aliena sia precipitata su quelle montagne remote e inaccessibili e che non ci sia possibilità di costruirne una nuova, in modo che i Dropas possano ritornare al loro pianeta.

Negli anni successivi alla scoperta degli scheletri e dei dischi, archeologi ed antropologi hanno appreso molte informazioni riguardo l'area isolata di Bayan Kara-Ula. E questi studi sembrano convalidare la sorprendente storia registrata sui dischi. Le leggende ancora vive presso le tribù del luogo, parlano di persone piccole, con visi gialli, venuti dal cielo, tanto tempo fa. Queste persone avrebbero teste grosse e prominenti e un corpo esile, ed il loro aspetto era così sgradevole e ripugnante che furono cacciati dalle tribù locali. Curiosamente, la descrizione degli alieni, concorda con il ritrovamento degli scheletri fatto dal Prof. Chi Pu Tei. Sia i dischi, sia i graffiti nelle caverne e gli scheletri sono stati datati intorno al 10.000 a.C.!

Al tempo della scoperta, alcune delle caverne erano ancora abitate da due tribù conosciute come Khams e Dropas, i cui membri, peraltro, avevano un'apparenza quantomeno singolare. Semplicemente le due tribù non corrispondevano ad alcuna categoria razziale stabilita dagli antropologi. Entrambi avevano una statura simile ai pigmei; la loro statura andava dal metro e 15 al metro e 40 cm., ma la statura media era di 1,25 m. La loro pelle tendeva al giallo e le loro teste erano sproporzionatamente grandi e con pochi capelli sparsi; i loro occhi erano grandi, ma non di tipo orientale, di colore blu chiaro. La struttura del viso era ben formata, simile alla razza Caucasica, e i loro corpi erano estremamente sottili e delicati. Il peso degli adulti oscillava tra i 17 e i 24 Kg.

Nel 1955 giunse uno starordinario report dalla Cina: nella provincia di Sichuan, al limite orientale delle montagne di Baian Kara-Ula, furono scoperte, appartenenti ad una tribù locale, 120 persone etnologicamente non classificabili. L'aspetto più importante di questa nuova tribù era la statura dei suoi membri: non più alti di 1,2 metri. L'adulto più piccolo misurava solo 63 centimetri! Questa scoperta è la prima prova concreta dell'esistenza dei Dropas, un popolo i cui antenati, si dice, sono venuti dallo spazio.

Nello schizzo accanto, eseguito nel 1947, sono raffigurati due capi della tribù Dropas: Hueypah-La (alto 1,2 m) e Veez-La (alto 1 m).

Qualunque sia la loro vera natura, origine o significato, i dischi Dropas rappresentano un affascinante enigma per archeologi ed antropologi. Possono forse essere considerati la prima registrazione della venuta di una civiltà aliena sul nostro pianeta? Per ora, i dischi dei Dropas rimangono privi di una spiegazione definitiva.
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Re:I Dischi di Bayan Kara Ula
« Risposta #6 il: 23 Luglio 2011, 19:48:31 pm »

La divulgazione di questo caso si deve al giornalista austriaco Peter Krassa, in collaborazione con il collega tedesco Hartwig Hausdorf; il loro punto di partenza fu un articolo in cui, per la prima volta, si era parlato dei cosiddetti "piatti di pietra", sulla base di una relazione stilata da un ricercatore inglese. Questi, nel 1947, riuscì a penetrare nella zona, scoprendo come l'archeologo cinese Chi Pu Tei avesse rinvenuto nel 1937, nelle caverne del massiccio di Bayan Kara Ula, 716 tombe, al cui interno giacevano resti di esseri con caratteristiche anatomiche non comuni.


http://www.edicolaweb.net/edic030a.htm
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mcmax

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Re:I Dischi di Bayan Kara Ula
« Risposta #7 il: 24 Luglio 2011, 11:18:08 am »

L'insabbiamento Cinesi di reperti alieni fa parte di una strategia antica quanto la marcia rossa.

L'interesse per l'archeologia OOPS ha portato intere zone al confine con il tibet ad essere off limit per i viaggiatori e per le pololazioni locali e l'interesse per le cose aliene riscontrate in alcuni racconti tibetani sulla "camera degli antichi" in mano al Dali Lama li ha portati all'invasione dell tibet per ampliare questa esoterica ricerca che ricorda in sintesi la ricerca degli uomini di Hitler in quei posti remoti.

Non dubito che il racconto dei Dropas sia falso se ne parlava ancora 35 anni fa su alcuni libri di confine, ma che dopo tutti questi anni ci sia ancora questa cortina fumogena intorno a questi reperti resta un vero mistero.

Una domanda: Come potrebbero essere stati creati questi dischi. Scolpire la diorite con un solco che messo in rotazione per la lettura con uno stick,  produce oscillazioni ad alta frequenza pone alcuni problemi tecnici. Che diavolo di tecnica hanno usato. Il vinile si stampa da una palla di materiale morbida su un disco master di nichel elettrolitico che viene inciso a sua volta partendo da un disco di lacca ( la registrazione) che poi viene argentata e messo in bagno elettrolitico per deporre il nichel.

Qui il processo se diretto potrebbe essere avvenuto mica con martello e scalpello....!!!!!!! :ààààààà:

Che abbiano usato la tecnica maya di ammorbidire la pietra per adattarla agli incastri ??????

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didimo

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Re:I Dischi di Bayan Kara Ula
« Risposta #8 il: 24 Luglio 2011, 11:31:33 am »

Mcmax per me c'e' un'unica spiegazione  : incisione al laser.
Quindi essendo eseguita circa 10.000 anni or sono piu' che aliena nn puo' essere.
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Alessia

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I dischi di "Baian-Kara-Ula"
« Risposta #9 il: 25 Agosto 2011, 19:03:30 pm »

Che ne pensate?
http://digilander.libero.it/extraex/baiancaraula.htm

Fosse anche tutta una favola è bello come mistero, volendo ci si potrebbe fare un bel film di fantascienza...  :kissing:
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Daniel Smith

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Re:I dischi di "Baian-Kara-Ula"
« Risposta #10 il: 25 Agosto 2011, 19:06:28 pm »

Penso che puoi trovare qualche spunto di riflessione sul topic di Nibiru
l'argomento pare sia gia' stato trattato qui
http://www.nibiru2012.it/forum/ooparts/i-dischi-di-bayan-kara-ula-6.msg108075.html#msg108075
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Uomo

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Re:I dischi di "Baian-Kara-Ula"
« Risposta #11 il: 25 Agosto 2011, 19:07:08 pm »

Visto come l' Intelligence cinese si è attivata per nascondere tutto , non credo sia soltanto una favola  :smilie: , ovviamente gli stessi dati arrivati a noi internauti potrebbero essere stati filtrati e/o alterati .....
Considera che là ci mettono poco o niente ad oscurare internet quando il "regime" è a rischio ....
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DOOOOOOOD !!!

spaziotempo

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Re:I dischi di "Baian-Kara-Ula"
« Risposta #12 il: 25 Agosto 2011, 19:13:37 pm »

unisco  :smilie: :smilie:

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Ho capito di essere diventato grande quando ho pianto per un albero spezzato dal vento

Daniel Smith

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Re:I Dischi di Bayan Kara Ula
« Risposta #13 il: 25 Agosto 2011, 19:39:36 pm »

Visto che un utente ha rispolverato la "faccenda" vi posto un piccolo articolo preso dalla rete
come sempre....buona lettura.

I PIATTI DI PIETRA DI BAYAN KARA ULA
di Mauro Paoletti



La scoperta, nella remota zona di Nimu, provincia si Sichuan, confinante con le montagne di Bayan Kara Ula oggi ribattezzata Bayan Har Shan, di un ceppo di circa trecento individui non classificabili etnologicamente, riporta alla ribalta la vicenda dei cosiddetti "dischi elettrici".
Sembra si tratti di una minoranza etnica composta da individui non più alti di un metro e trenta, che parla una lingua sconosciuta e incomprensibile, installatasi in un accampamento situato all'interno di un'antichissima foresta, a circa 5.000 metri di altitudine.
Manufatti, mummie e antichissime conoscenze tecnologiche e scientifiche, quali volani senza attrito, troppo avanzati per la loro epoca, danno vita ad un "elettrizzante giallo cinese".
Qui di seguito le notizie raccolte, insieme ad un amico, in anni di indagini su quella vicenda che è stata sempre definita da tutti un buon racconto di fantascienza e che, al contrario, rivela un "cover-up" in piena regola, tanto da considerare la storia degna di un "X-files".

GRANDI CRANI E GRANDI OCCHI

La divulgazione di questo caso si deve al giornalista austriaco Peter Krassa, in collaborazione con il collega tedesco Hartwig Hausdorf; il loro punto di partenza fu un articolo in cui, per la prima volta, si era parlato dei cosiddetti "piatti di pietra", sulla base di una relazione stilata da un ricercatore inglese. Questi, nel 1947, riuscì a penetrare nella zona, scoprendo come l'archeologo cinese Chi Pu Tei avesse rinvenuto nel 1937, nelle caverne del massiccio di Bayan Kara Ula, 716 tombe, al cui interno giacevano resti di esseri con caratteristiche anatomiche non comuni.
Il cranio provvisto di cavità oculari molto larghe, si presentava enorme e molto sproporzionato rispetto all'esile corpo, non più lungo di un metro e trenta, e con delle braccia lunghissime.
A colpo d'occhio le spoglie furono credute appartenenti ad una specie di scimmia, ma oltre a non poter pensare che delle scimmie operassero sepolture simili, vennero ritrovati, in ogni tomba, dischi di pietra con un foro centrale da cui iniziava, per finire all'orlo, in forma di spirale, un doppio solco di incisioni e simboli ritenuti una forma di scrittura sconosciuta.
Inoltre, sulle pareti delle caverne, l'archeologo si ritrovò stupito a contemplare alcune pitture raffiguranti il sole, la luna e le stelle. Tra loro dei punti, simili a piselli, discendevano verso le montagne e la superficie della terra in curve aggraziate.

DISCHI CINESI NEOLITICI

L'inglese che nel 1947 esplorò la zona, ancora appartenente al Tibet, (la Cina la occupò solo nel 1950), era Karyl Robin Evans. Intraprese il viaggio dopo che gli fu mostrato un piatto dal prof. Lolladorf il quale, a sua volta, lo avrebbe ottenuto in una regione dell'India del Nord.
Ne nacque un libro, "Sungods in Exile" pubblicato quattro anni dopo la sua morte, nel quale si trova la riproduzione del piatto visto da Evans.
Oggi, esposti nelle sale del British Museum, si trovano dischi di varie misure e fogge tutti provvisti del foro centrale. Sono classificati come dischi di giada con l'antico nome di "bi", usati nel neolitico (2.500 a.C.) nella Cina del sud est, regione di Shangai. Per gli archeologi il loro significato rimane sconosciuto. Molti provengono dalle sepolture del periodo "Lianzhu" e vennero ritrovati insieme ad altri manufatti chiamati "Cong", oggetti con una sezione trasversale quadrata provvisti di foro cilindrico, e a scuri piatti situati lungo gli arti del defunto. Ne sono stati rinvenuti anche nel periodo Shang (XIII° - XIV° sec.), alcuni decorati con leggeri anelli incisi sulla superficie, insieme a ornamenti tubolari di funzione sconosciuta, che richiamano alla mente un "incastro"; tali dischi sono detti "con colletto" a causa del lieve rialzo del bordo intorno al foro centrale, tanto da farli somigliare al colletto della tipica giacca cinese.
Sfugge il significato di porre un disco forato nelle sepolture, tremila o quattromila anni fa, ma può darsi siano divenuti oggetto di culto e ricopiati più volte.
In Cina dischi di ogni dimensione e materiale, o monete forate al centro, sono considerati portafortuna, al pari del nostro corno rosso e vengono venduti per tale uso. L'origine di un'usanza religiosa va comunque ricercata in un remoto passato.

MUMMIE DI 12.000 ANNI FA

Nel 1947 l'ingegner Ernst Wegerer riuscì a fotografare alcuni dischi esposti nel Museo di Bampu di Xian, grazie anche alla collaborazione dell'allora direttrice del museo. Nelle copie, gentilmente inviatemi, non vedo tracce della doppia spirale di scrittura. Qualche segno si può vedere invece nella foto di un disco, pubblicata da Krassa sul suo "Als die gelben Gotter kamen" e riportata successivamente in "Satelites of God". Nelle foto dell'ingegnere c'è comunque qualcosa d'importante: due dita della mano, sicuramente femminile, che sorreggono il disco in posa. Per meglio capire, ripercorriamo le ricerche di Krassa e Hausdorf. Essi nel 1994 visitarono appositamente il Museo di Xian per vedere i dischi, ma scoprirono che non erano più esposti al pubblico. Il direttore, tale prof. Wang Zhiyun, negò, a lungo, l'esistenza dei dischi e la raffigurazione di una sezione trasversale di uno di questi con evidenziato il punto medio descritto da Wegerer. Mostrò loro una copia ingrandita di argilla di un disco custodita in un fabbricato attiguo al Museo.
La storia è ripetuta su ogni disco, oppure ne sono occorsi 716 (uno per ogni tomba) per raccontarla? Forse la storia è incisa sulle pareti delle caverne. Perché non sono state mai mostrate le foto di quei disegni, né degli scheletri? Se questi ultimi si fanno risalire al 12.000 a.C., si parla di resti mummificati?
Si cerca di sviare le indagini da altri documenti? E se detti dischi fossero semplicemente dei "volani" usati come accumulatori di energie? Osservando le foto nasce il sospetto. In Egitto sembra che l'uso dei volani fosse conosciuto.

IL "VASSOIO DI SCISTO"

Walter B. Emery, autore di "Great Tomb of the First Dinasty", dichiarò, all'epoca, di non trovare una spiegazione plausibile per un reperto rinvenuto in Egitto nel 1936 dentro la tomba del principe Sabu, figlio del re Adjib.
L'oggetto di forma circolare, descritto come "vassoio di scisto" con un diametro di 61cm. e 10cm. di spessore, vi era stato messo nel 3.100 a.C., quindi era senz'altro molto più antico. Provvisto di un foro centrale e tre aperture interne, faceva supporre fosse stato inserito in un perno e immerso in un liquido.
Secondo l' archeologo e scrittore Cyril Aldred si trattava sicuramente di un facsimile di un oggetto di metallo. Zecharia Sitchin scrisse di aver letto nel 1967 qualcosa circa un progetto californiano per calettare "un volano" sull'albero di un motore per accumulare energia.
La "Loockeed Missile Space Company" iniziò le ricerche nel 1970, proponendo una ruota con bordi sottili per ottenere risultati migliori. Più tardi l'"Airsearch Manufactoring Company" perfezionò il tutto producendo un prototipo sigillato in un carter immerso in un bagno d'olio, adottato in seguito per autovetture ferroviarie. Il "vassoio di scisto" ovviamente è scomparso nel nulla.

VOLANI IN FIBRA DI CARBONIO

La soluzione di adottare volani per accumulare energie è stata perseguita ovunque, in particolare per fornire riserve energetiche a centrali elettriche e generatori di emergenza.
Nel n. 49 di "Focus" appare la notizia che, tale Jack Bitterly, scienziato della U.S.Flywheel System, dopo ventidue anni di studi e dopo aver prestato servizio, guarda caso, presso la NASA e la Lookeed, ha trovato il sistema per accumulare energia cinetica riottenendo l'energia necessaria per alimentare un'auto elettrica, e applicando per la prima volta il principio nel settore auto. Si tratta di un "volano" in fibra di carbonio di 25 chilogrammi e circa 30cm. di diametro, inserito su un perno che gira sospeso nel vuoto, grazie a dei supporti magnetici che lo sorreggono, all'interno di un contenitore di alluminio. Ne occorrono sedici per avere la potenza di un'auto di formula uno.
Nell'osservare l'illustrazione che ne mostra la forma si pensa subito ai dischi di pietra.
Se sedici volani di carbonio sviluppano ottocento cavalli e muovono un'auto, possono 716 "volani" di cobalto far volare una macchina?
I dischi di Bayan Kara Ula furono esaminati e risultarono avere una frequenza di risonanza come se fossero stati esposti ad alte tensioni o costituissero parte integrante di un circuito elettrico. Evans affermò che il disco in suo possesso una volta posto su di una bilancia, collegata ad un registratore a nastro cartaceo, non forniva stabilità di peso, come ci si aspettava, ma registrava continui aumenti o diminuzioni. Dopo un periodo di ventiquattro ore il tracciato si presentava ondulato, fatto inspiegabile secondo le nostre conoscenze fisiche.
Dato che il cobalto, il cui peso atomico è di 58,933, sembra essere il componente principale, e che le misura dei dischi variano da 35 a 50 cm. di diametro, 2cm. di spessore, con un foro centrale di 5 o 10 cm. Di diametro, con un breve calcolo si ricava un peso totale di circa centosettanta tonnellate. Un problema non indifferente per l'ingombro e il trasporto, specificatamente per la zona di Bayan notoriamente impervia, a tutt'oggi ritenuta malsicura dalla stessa popolazione locale.
Si narrano fatti difficilmente accettabili e sembra siano state viste cose definite incomprensibili; notizie che prendiamo con la dovuta riserva.

COME SPARISCE UNO STUDIOSO


È comunque strano che ovunque si parli dei dischi di pietra, mentre il Ministero delle Antichità cinesi, riviste archeologiche e ufologhe di quel paese affermano di non saperne nulla. Riguardo alle varie fonti di informazione che diffusero le notizie - come lo "Spoutnik" n.1 del 1967 e "La Nazione" del giugno 1967, in nostre mani - è emersa una particolarità contrastante. Zaitsev, Von Daniken e Kolosimo fanno riferimento alla rivista tedesca "Das Vegetarische Universum" del 1967, Jorg Dendle, ricercatore, rivela che quella rivista ne ha parlato in un articolo titolato "Ufo nell'antichità" nel luglio 1962, e di possedere la copia.
Noi sappiamo che la pubblicazione di quanto tradotto da Tsum Um Nui venne pubblicata, dopo un divieto dell'Accademia degli Studi Preistorici di Pechino, solo nel 1963.
Per quale motivo la rivista tedesca ne parlò prima?
Peter Krassa e Walter Langhbein hanno scoperto che Tsum Um Nui, che ritenevamo originario di Belang, Celebes (Indonesia), morì in Giappone nel 1965. Strano lo si scopra solo nel 1996.
Rimangono un mistero anche per Krassa, da noi interpellato, la sua data di nascita e la causa del decesso. Una delle nostre fonti, un eminente studioso di lingue antiche cinesi, autore di svariati libri, dopo aver corrisposto con noi per un periodo scambiando informazioni, improvvisamente sparisce nel momento in cui le domande divengono più specifiche, respingendo l'ultima lettera al mittente con la dicitura "sconosciuto all'indirizzo".
Contemporaneamente si rende irreperibile il contatto cinese domiciliato in città. Infine, un ente che doveva fornire dei documenti chiede un esoso pagamento in anticipo per curare la spedizione. Cosa si va nascondendo?

I DROPA


Ritorna in ballo il Giappone perché Dendle ipotizza, come a suo tempo Kolosimo, che la fonte originale sia stata ricavata da una rivista di quel paese. D'altra parte Chi Pu Tei, o Ci Pu Tei, rappresenterebbe solo la pronuncia di un nome che si dovrebbe scrivere Qi Butai.
In quanto alle tribù citate, Karyl Evans affermò di aver conosciuto i discendenti di quelli che lui chiama Dzopa. Fa risalire la prima visita al 20.000 anziché al 12.000 e parla di una seconda intrusione nel 1014 a.C. terminata con un atterraggio forzato a causa di un guasto meccanico. Afferma che la parola Dropa è ortograficamente più corretta di Dzopa o Tsopa, ma non corrisponde all'esatta pronuncia degli inglesi, dato che essi usano porre la lingua un po’ più in alto nella bocca quando pronunciano la "z"; in definitiva è più corretto Dzopa. Quest'ultimo nome, con Khams, è stato più volte storpiato in Dropa e Ham (Spoutnik), Dropu (Daniken) e Chams (per altri).
Sono comunque parole che significano entrambe "pastori", gente delle terre alte. Le indagini ci hanno condotto nella regione dello Tsang, lungo la valle del fiume Tsango (Brahamaputra), in un immenso territorio dove risiedono i pastori Drokpa. Essi vivono, circondati da mandrie di Yak, in caratteristiche tende nere, in mezzo a montagne altissime, pascoli e dune di sabbia.
Siamo nel bacino del Sulei, dove si ammira la piramide cristallina del Kailash, un monte che s'innalza al di là dell'Himalaia, sul pianoro tibetano, considerato, non a caso, il centro del mondo degli Induisti, Buddisti, Bon e Janici. È proprio una perfetta piramide alta 6.000 metri che la logica fatica a credere sia esclusivamente opera della natura.
Dalla sua cima si vedono il Lago Manasarivar, originariamente detto Manasa-Ara la cui santità è cantata spesso nel Mahabarata. Ad ovest Larkana, più nota come Mohenjo Daro e la valle dell'Indo; a Nord ovest la regione del Kohistan, o Cohistan, ove venne rinvenuta una carta celeste con la posizione delle stelle come erano 14.925 anni fa, pubblicata dal National Geographic Magazine nel 1925.
A Nord il Khotan e il deserto del Tacla Macam, dalle cui sabbie affiorano palazzi vetrificati, fra i fiumi Kerjia e Yurun. Siamo nel Turkestan orientale dove Sir Aurel Stein rinvenne lettere e documenti che Lissner certificò compilati in indiano antico con sigilli greci.
Infine ad est del Kailash si trovano le province cinesi del Cinghai e del Sichuan. La prima con Bayar Kara Ula, secondo Creighton Ba-Yen H'a-La Shan (Good BlackMountains). Più a nord di Bayan le grotte Dunhuang, gruppo Mocao, Provincia di Gansu. Ne sono state esplorate mille. Ben 492 contengono 2.415 statue dipinte e 45.000 metri quadri di murales, pubblicizzati dalle compagnie di viaggio, raffiguranti uomini che volano seduti sulle nuvole. I manoscritti ivi ritrovati riportano studi scientifici che sono stati attribuiti ad una razza evoluta e le carte raffigurano una terra estesa nel Pacifico.

TOMBE DISCOIDALI


Nel Sichuan il mistero di un'altra minoranza etnica: gli "Yi". Come i Maya possiedono due calendari, di cui quello solare di 10 mesi. A Xichang, il capoluogo, si trova un'importante base spaziale. Quel punto, per combinazione, viene definito "la migliore finestra del lancio di satelliti del mondo". Viene perciò da pensare che lo sia anche per il rientro dallo spazio.
Unica la struttura delle tombe. Composte da tre terrazze circolari, la più bassa con una circonferenza più grande di quella soprastante, tra le due vi sono le scale, la terza terrazza posta alla sommità della costruzione è incavata verso l'alto, rendendo l'intero complesso simile ad un grosso UFO.
Il turismo rappresenta un'ulteriore fonte di guadagno per gli ambulanti e i piccoli artigiani. È reperibile una vasta gamma di souvenir, comprese alcune targhette rilasciate ai turisti con il loro nome scritto in antica scrittura Yi.
Guardiamo raffigurate le parole "andare" e "venire", rappresentate entrambe con un semicerchio poggiato su di un piatto. Piccole linee curve, tracciate sopra il disegno per la parola "andare" e sotto per la parola "venire", forniscono il senso del movimento, così come riportiamo nell'esempio.

OVUNQUE UOMINI MINUSCOLI


Coincidenza o il denominatore comune di Bayan?
Raccogliamo la richiesta di aiuto di Joice Sachs, ricercatore e giornalista, per far luce sul ritrovamento da lui effettuato visitando il Museo "Million Dollar" di White City a Carlsband, New Mexico, dove ha scovato, conservati da anni dentro una teca, resti mummificati ritrovati nelle caverne delle vicine montagne. Teme che gli scheletri - siano perfette riproduzioni o resti autentici - possano sparire; come accade quando si desidera sopprimere certe verità.
La grande testa su un corpo esile, le lunghe braccia ricordano la descrizione dei Dropa. Importante sarebbe poter leggere il resoconto degli esami medici, se mai furono effettuati. Il clima del luogo può aver aiutato il processo di mummificazione. Ammettendo che i Dropa fossero una razza avanzata, i loro viaggi possono averli condotti ovunque.
La vicenda ricorda lo scheletro scoperto da William Niven in una cava di argilla su di un altopiano del Messico.
Fu stimato che il corpo fosse vecchio di sedicimila anni, altezza un metro e mezzo circa, fattezze mongoloidi e braccia lunghe fino al ginocchio. Salta agli occhi l'analogia con i minuscoli uomini gialli dalle enormi teste scesi dalle nuvole e uccisi da "uomini con veloci cavalli", dell'antica leggenda cinese.
Riaffiora la pagina del Times del 20 luglio 1836 con la notizia del ritrovamento, presso Edimburgo, di 17 bare di circa 17cm. disposte in file di otto, sepolte da parecchi anni, l'una accanto all'altra, contenenti figurine di legno, diverse fra loro.
La relazione dell'indagine svoltasi al tempo viene indicata fra gli atti della Scotland Antiquarians Society.
Charles Fort, citando un popolo di nani giunti dallo spazio che usavano seppellire le effigi dei morti, dichiarò che ricerche condotte nel deserto di Gobi avrebbero svelato il mistero.
Forse pensava alle 10 bare di 10cm. contenenti figurine lignee che un lama di Tuerin mostrò, smentendolo, a John Spencer, esploratore, nel 1920, quando questi affermò di aver ritrovato in una stanza della lamaseria, fra una fila di bare con persone appartenenti a diverse epoche, un corpo vestito d'argento con una sfera (priva di bocca) per testa; che il monaco indicò, nella corrispondente figurina, come un "grande maestro venuto dalle stelle".



I dischi (particolare)
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dylan

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Re:I Dischi di Bayan Kara Ula
« Risposta #14 il: 26 Agosto 2011, 09:14:58 am »

cosa si sa oggi,di questi piatti? come vengono considerati,dopo anni di indagini(presumo) ?
non sono riuscito a trovare nulla di aggiornato...
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