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Autore Topic: Contenitore per News Archeologiche  (Letto 44791 volte)

croft

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Re:Contenitore per News Archeologiche
« Risposta #270 il: 01 Ottobre 2010, 09:55:57 am »

I PRIMI CHE SCOPRIRONO LE AMERICHE
furono gli aborigeni australiani?

SYDNEY, 30 settembre 2010 - Caratteristiche craniche distintive degli aborigeni australiani sono presenti in centinaia di teschi che sono stati scoperti in Centro e Sud America , alcuni risalenti a oltre 11.000 anni fa.
Il biologo evoluzionista Walter Neves dell'Università di São Paulo, i cui risultati sono riportati in un articolo di copertina dell'ultimo numero della rivista Cosmos, ha esaminato questi scheletri e ne ha recuperati altri, e sostiene che vi è ora una massa di prove che indicano che almeno due diverse popolazioni colonizzarono le Americhe.
Lui e i suoi colleghi negli Stati Uniti , in Germania e in Cile sostengono che il primo popolamento era strettamente legato agli aborigeni australiani e arrivò più di 11.000 anni fa.

Morfologia cranica
La seconda popolazione ad arrivare fu l'uomo di aspetto 'mongoloide' – con una morfologia cranica distintiva di persone di origine orientale e del Nord asiatico - che entrò nelle Americhe dalla Siberia e fondò la maggior parte (se non tutti) dei popoli dei nativi americani, egli sostiene.
"I risultati suggeriscono una spiccata affinità biologica tra i primi sudamericani e la popolazione del Sud Pacifico. Questa associazione ha permesso di concludere che le Americhe erano occupate prima della diffusione della morfologia classica mongoloide proveniente dall’Asia", ha detto Neves.
Fino a circa un decennio fa , la teoria dominante nei circoli d’archeologia americani era che il 'popolo Clovis' - la cui cultura è definita dagli strumenti di pietra che usava per uccidere megafauna, come i mammut - fosse stato la prima popolazione ad arrivare nelle Americhe.

La cultura Clovis
Si pensava che avessero attraversato lo stretto di Bering sino in Alaska dalla Siberia alla fine dell'ultima glaciazione, circa 10.000 anni fa , al seguito di mandrie di megafauna attraverso un ponte di terra creato quando l'acqua era gelata, nei ghiacciai e nelle calotte polari.
Ma alla fine del 1990 Neves e i suoi colleghi riesaminarono uno scheletro femminile che era stato scavato nel 1970 in un vasto sistema di grotte nel Brasile centrale, noto come Lapa Vermelha.
Lo scheletro - insieme a un tesoro di altri reperti - era stato portato alla luce da un gruppo archeologico brasiliano-francese, che si sciolse poco dopo quando la suo leader , Annette Laming - Emperare , morì improvvisamente. Una controversia tra i partecipanti bloccò la ricerca per più di un decennio.
Il più antico scheletro femminile , soprannominato Luzia , ha un’età compresa tra 11.000 e 11.400 anni. La datazione non è esatta, perché il materiale delle ossa usate per la datazione - collagene - era da tempo degradato, di conseguenza solo gli strati di carbone di legna o di sedimenti sopra e sotto lo scheletro potevano essere datati.
"Siamo convinti che questo sia il più antico scheletro delle Americhe", ha detto Neves.
Luzia ha un volto molto prominente; il mento sporge oltre la fronte, e lei ha una lunga e stretta scatola cranica, misurata dagli occhi alla parte posteriore del cranio, così come un naso basso e le orbite basse, ossia lo spazio dove hanno sede gli occhi.
Questi tratti del viso sono indicativi di ciò che Neves chiama 'generalizzata morfologia cranica' - la morfologia degli esseri umani anatomicamente moderni, che per primi emigrarono dall'Africa più di 100.000 anni fa, e raggiunsero l'Australia circa 50.000 anni fa, e la Melanesia 40.000 anni fa.

Nuovi reperti in sette siti
Quando Neves annunciò la sua scoperta di Luzia alla fine del 1990, fu criticato da un certo numero di archeologi, che sostenevano che la datazione non era precisa. Da allora è tornato a scavare altri quattro siti, e sta ancora catalogando scheletri dagli scavi più recenti.
In totale, ci sono ormai centinaia di scheletri con la morfologia del cranio simile a quella degli aborigeni australiani , trovati in sette siti - dal lontano nord alla Florida negli Stati Uniti a Palli Aike nel Cile meridionale.
Nel 2005 egli ha pubblicato un articolo sulla rivista americana Proceedings of the National Academy of Sciences, analizzando le caratteristiche di altri 81 scheletri provenienti da uno dei quattro siti, che rafforzano la sua tesi secondo la quale ci sono state migrazioni verso le Americhe di almeno due popolazioni principali.

Non connesse ai nativi americani
Nel giugno 2010, nella rivista PLoS ONE, Neves e i colleghi Marco Hubbe dell’Università Cattolica del Cile del Nord e Katerina Harvati dell'Università tedesca di Tübingen hanno dimostrato che non era possibile che gli scheletri con caratteristiche simili a quelle degli aborigeni potessero essere gli antenati diretti dei nativi americani.
Né è stato possibile che le due popolazioni condividessero un antenato comune, al momento del primo arrivo nel continente, come essi hanno sostenuto, sulla base delle 57 misurazioni craniche che possono essere fatte su un teschio.
Finora quasi tutti gli studi del DNA dei Nativi indicano una singola entrata dalla Siberia. Questo può significare che la popolazione di origine aborigena si è estinta, o semplicemente che gli studi del DNA sono stati troppo limitati, sostiene un gruppo archeologi.

Necessarie prove genetiche
"La mancanza di una perfetta corrispondenza tra le informazioni morfologiche e molecolari può essere facilmente spiegata con un evento molto frequente in evoluzione molecolare: la perdita di lignaggi del DNA nel tempo", dice Neves.
"All'inizio, ho pensato che ci fosse stata una sostituzione completa della popolazione [in Sud America]", proprio come c'è stato un ricambio di una popolazione simile in Asia orientale nel corso del passaggio dal Pleistocene all’Olocene.
Tuttavia, ora pensa che il popolo originario sia stato, almeno in parte, assorbito nei gruppi colonizzatori. "Io non ho rilevato nulla che possa dire che s’incrociarono [come ad esempio crani che presentino caratteristiche miste].
"Ma penso che lo faremo. Sarebbe improbabile se queste persone vivessero fianco a fianco per 10.000 anni e non si siano incrociate", ha aggiunto.

< Neves ora invita gli archeologi molecolare - esperti nel recupero e nell'analisi del DNA - a rivolgere la loro attenzione alla questione di chi fossero gli uomini del popolo di Luzia, simile agli aborigeni australiani.

http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=341

pubblicato da http://www.express-news.it/misteri/furono-gli-aborigeni-australiani-a-scoprire-lamerica/

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Toscanaccio

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« Risposta #271 il: 01 Ottobre 2010, 11:09:52 am »

Geoglifi in Amazzonia,sì disegni geometrici ,visibili solo dall'alto,della grandezza all'incirca di 400/500mt cadauno rappresentano trapezi,triangoli,quadrati,cerchi,spesso concentrici,sono stati scoperti nello stato di Rondonia nel Brasile Nord'occidentale,certo non sono belli come quelli di Nazca mà sono comunque elaborati,con una tecnica particolare son eseguiti scavando solchi iprofondi  due mt nel terreno,il ,è stata una scoperta casuale datosi che nell'edificare una stalla,disboscando un pò di foresta son emersi i geoglifi,la datazione è complessa datosi che nei paraggi non vi sono nè rovine,nè sepolture che riamndino alla coltura che li ha prodotti e quindi dare una certa datazione,fonte Antichitera.net Toscanaccio
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UNATANTUM

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« Risposta #272 il: 02 Ottobre 2010, 21:36:40 pm »

Scoperta statua di Amenhotep III a Luxor

Parte superiore del busto del faraone seduto sul trono

02 ottobre, 20:10

(ANSA) - IL CAIRO, 2 OTT - Scoperta la parte superiore di una statua di Amenhotep III sul trono, accompagnato dal dio Amon, nel sito funerario del faraone a Luxor.

La statua, in granito rosso di un metro e 30 cm di altezza e 95 di larghezza, e' stata rinvenuta a Kon el Hittan. Amenhotep III regno' in Egitto fra il 1390 e il 1352 a.C. e secondo recenti analisi del Dna sarebbe stato il nonno di Tutankhamon.L'annuncio della scoperta e' stato fatto dal ministro della cultura egiziano Farouk Hosny.
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« Risposta #273 il: 03 Ottobre 2010, 14:49:56 pm »

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croft

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« Risposta #274 il: 04 Ottobre 2010, 08:59:39 am »

Scoperta statua di Amenhotep III a Luxor

Parte superiore del busto del faraone seduto sul trono

02 ottobre, 20:10

(ANSA) - IL CAIRO, 2 OTT - Scoperta la parte superiore di una statua di Amenhotep III sul trono, accompagnato dal dio Amon, nel sito funerario del faraone a Luxor.

La statua, in granito rosso di un metro e 30 cm di altezza e 95 di larghezza, e' stata rinvenuta a Kon el Hittan. Amenhotep III regno' in Egitto fra il 1390 e il 1352 a.C. e secondo recenti analisi del Dna sarebbe stato il nonno di Tutankhamon.L'annuncio della scoperta e' stato fatto dal ministro della cultura egiziano Farouk Hosny.


Approfondimenti e foto del ritrovamento

http://ilfattostorico.com/2010/10/03/nuove-scoperte-a-kom-el-hettan3/
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croft

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« Risposta #275 il: 07 Ottobre 2010, 17:09:46 pm »

Cinque anni fa un team di archeologi aveva annunciato  il ritrovamento delle “tracce più antiche di guerra su larga scala nel mondo mesopotamico”: una città in Siria, chiamata Hamoukar, distrutta e bruciata durante una battaglia avvenuta all’incirca nel 3500 a.C.

Chi beneficiò di quell’aggressione (e magari ne fu l’autore) fu la città di Uruk, che forse si voleva impadronire del commercio di rame che passava per quella zona.

Ora gli archeologi hanno scoperto che anche un vicino insediamento, una “colonia” proprio di Uruk, venne distrutta durante questo conflitto.

continua
http://ilfattostorico.com/2010/10/06/un-antico-combattimento-in-mesopotamia/
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foxmulder

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« Risposta #276 il: 08 Ottobre 2010, 19:16:17 pm »

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« Risposta #277 il: 10 Ottobre 2010, 15:03:26 pm »



Forse in un futuro prossimo dovremo riconsiderare una volta per tutte l'immagine collettiva che abbiamo dell' Uomo di Neanderthal. Se fino a non molti anni fa veniva considerato come una sorta di scimmione dotato di linguaggio rudimentale e di qualche piccola e primitiva forma di creatività e di tecnologia, negli ultimi anni abbiamo imparato che non solo che il Neanderthal era molto più intelligente di quanto pensassimo in precedenza, ma era anche culturalmente evoluto sotto diversi aspetti, tanto da poter mercanteggiare con i Sapiens.

Le attività commerciali dei Neanderthal erano stato dedotte dal ritrovamento di alcuni artefatti rinvenuti in siti preistorici, artefatti che venivano giudicati di fattura Sapiens per via della loro complessità di realizzazione.
Secondo l'antropologo Julien Riel-Salvatore tuttavia, gli oggetti che si presumeva fossero stati acquistati da comunità di Homo Sapiens non sono affatto il risultato di uno scambio commerciale, ma dell'ingegno dei Neanderthal stessi, che sarebbero stati molto più tecnologicamente evoluti di quanto si fosse mai pensato.

"Fondamentalmente sto riabilitando i Neanderthal" afferma Riel-Salvatore, assistente professore di antropologia all' Università di Denver. "Avevano molte più risorse di quanto abbiamo mai pensato".
La sua ricerca, che sarà pubblicata sull'edizione di dicembre 2010 di Journal of Archaeological Method and Theory, si basa sullo studio di siti di Neanderthal presenti in Italia. In particolare, Riel-Salvatore si è focalizzato su una cultura chiamata Uluzziano, risalente al Paleolitico superiore e che annovera tra i siti anche la Grotta del Cavallo di Baia di Uluzzo, nel Salento.

Circa 42.000 anni fa, la cultura chiamata "Aurigraziano", attribuita all'Homo Sapiens, fece la sua apparizione in Italia, al tempo popolata da Neanderthal di cultura Musteriana da almeno 100.000 anni prima. Le due culture si differenziano essenzialmente per il tipo di artefatti che hanno prodotto, e la loro complessità tecnologica degli strumenti di uso comune e delle armi: la cultura aurigraziana realizzò artefatti più complessi della musteriana, e di forma ed utilizzo ben definiti.
I contatti tra queste due culture fecero nascere l'Uluzziano.
continua
Neanderthal molto più tecnologicamente evoluti di quanto si pensasse - seconda parte

Neanderthal
Riel-Salvatore ha analizzato proiettili, strumenti di ossa, ornamenti e indizi di attività di pesca e pratiche legate alla caccia. Molti di questi reperti non verrebbero di solito collegati ai Neanderthal, ma i Neanderthal delle Grotte del Cavallo furono in grado di produrli, da soli per effetto di un'evoluzione del tutto separata dal Sapiens.

"La mia conclusione è che se l'Uluzziano fosse stato davvero una cultura Neanderthal, questo suggerirebbe che non sono necessari contatti con umani moderni per spiegare le origini di questo nuovo tratto comportamentale [la creazione di strumenti complessi]. Questo è in contrasto con l'idea degli ultimi 50 anni che i Neanderthal avrebbero dovuto possedere una cultura pari a quella umana per uscirsene con questa tecnologia" afferma il ricercatore. "Quando mostriamo che i Neanderthal avrebbero potuto creare innovazioni da soli, mette tutto sotto una nuova luce. Li 'umanizza', se volete".

Quando poi i Neanderthal si videro costretti a modificare il proprio stile di vita per l'arrivo di anni di cambiamenti climatici, pare che abbiano iniziato ad utilizzare dardi e frecce per supplire alla mancanza di grandi mammiferi, loro prede tradizionali.
"Il fatto che i Neanderthal potessero adattarsi a nuove condizioni, e creare, mostra che sono culturalmente simili a noi".

Fino ad ora non si è scoperto ancora che fine abbiano potuto fare questi ominidi che sembrano apparire, di anno in anno, sempre meno "scimmioni" e sempre più umani. Si sa che i Neanderthal hanno contribuito geneticamente alle etnie Sapiens asiatiche ed europee in percentuale pari all' 1-4%.

Riel-Salvatore non crede alla teoria che vedrebbe il Neanderthal sterminato dai Sapiens, ma ritiene che possa essere stata solo una questione numerica a favorire l'umano moderno: più numeroso e prolifico del Neanderthal, in breve tempo sottrasse spazio vitale agli ominidi precedenti.
"E' probabile che in Neanderthal siano stati assorbiti dagli umani moderni. Le mie ricerche suggeriscono che il Neanderthal era un tipo diverso di essere umano, ma comunque umano. Siamo più fratelli, che distanti cugini".

http://www.physorg.com/news204308568.html
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croft

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« Risposta #278 il: 10 Ottobre 2010, 23:43:58 pm »

Gli archeologi norvegesi hanno scoperto una “mini Pompei” neolitica nei pressi di Hamresanden, nel sud della Norvegia. L’insediamento era finora rimasto indisturbato per 5500 anni, sepolto sotto un metro di sabbia.

“Ci aspettavamo di trovare un ‘comune’ sito dell’Età della pietra, malamente conservato e piccolo. Invece abbiamo scoperto un sito eccezionale”, dice l’archeologo capo Lars Sundström, del Kulturhistorisk Museum all’Università di Oslo.

http://ilfattostorico.com/2010/10/08/scoperto-un-insediamento-neolitico-in-norvegia/
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Enheduanna

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« Risposta #279 il: 11 Ottobre 2010, 17:08:42 pm »

Gli archeologi norvegesi hanno scoperto una “mini Pompei” neolitica nei pressi di Hamresanden, nel sud della Norvegia. L’insediamento era finora rimasto indisturbato per 5500 anni, sepolto sotto un metro di sabbia.

“Ci aspettavamo di trovare un ‘comune’ sito dell’Età della pietra, malamente conservato e piccolo. Invece abbiamo scoperto un sito eccezionale”, dice l’archeologo capo Lars Sundström, del Kulturhistorisk Museum all’Università di Oslo.

http://ilfattostorico.com/2010/10/08/scoperto-un-insediamento-neolitico-in-norvegia/



I grandi ghiacci dell'Artico che continuano a sciogliersi a ritmo impressionante hanno appena permesso agli scienziati di effettuare una stupefacente scoperta.

Gli archeologi, in un sito in Norvegia, hanno infatti scoperto un insieme di utensili che comprendono armi e scarpe, tra gli altri oggetti di uso quotidiano, e a quanto sembra i reperti risalirebbero a migliaia di anni fa, molto tempo prima che i Vichingi si aggirassero nella zona.

Il fenomeno in realtà non è affatto nuovo: è ormai da tempo che, con lo scioglimento dei ghiacciai, e il loro ritiro, gli archeologi continuano a scoprire reperti di civiltà sconosciute.

Già un mese fa, è stata scoperta una atlat (una antica arma da caccia), vecchia di ben 10.000 anni.

Questo tipo di ricerche è particolarmente difficile perché - come già successe per la mummia di Similaun, ritrovata tra i ghiacciai delle Alpi -  i ricercatori devono lottare contro il tempo per raccogliere i reperti che possono marcire pochi giorni dopo lo scongelamento e l'estrazione dalle loro tombe gelide.

Tra gli oggetti ritrovati e che gli scienziati stanno cercando di preservare, una scarpa in pelle 3.400 anni, una freccia perfettamente conservata, completa di piume e perfino antichi odori rilasciati dallo sterco di renna conservati.

Il bordo anteriore di questo particolare ghiacciaio si è ritirato di 18 metri nel corso dell'ultimo anno, e ciò spiega l'autentica corsa contro il tempo che stanno facendo gli archeologi, visto che una grande quantità di reperti vengono distrutti prima di essere scoperti.

http://mysterium.blogosfere.it/2010/10/incredibile-i-ghiacciai-dellartico-che-si-sciolgono-rivelano-le-tracce-di-una-civit.html
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croft

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« Risposta #280 il: 12 Ottobre 2010, 23:42:50 pm »

In Argentina le piante-dinosauro: trovati fossili di 472 milioni di anni

Hanno 472 milioni di anni, sono i fossili di piante terrestri più antichi mai rinvenuti. Sono stati ritrovati in Argentina: si tratta di fossili di anemone epatica (nella foto), piante dalla struttura molto semplice. Grazie a questa scoperta, secondo il “New Phytologist”, viene spostata indietro di 10 milioni di anni la data di colonizzazione delle terre emerse. Grazie a questo ritrovamento, acquista sempre più credibilità la teoria secondo cui l’anemone epatica sia l’antenata di tutte le piante terrestri.
A trovare i fossili è stata l’equipe guidata da Claudia Rubinstein, del Dipartimento di Paleontologia dell’Università di Mendoza, che ha prelevato campioni da cinque tipi di spore di anemone epatica.

Il luogo esatto in cui sono stati rinvenuti è Rio Capillas, nella Sierra andina, nel nord-ovest dell’Argentina. E’ proprio la diversificazione in cinque tipi di spore a far ritenere come la colonizzazione delle terre emerse fosse già avviata. I fossili più antichi rinvenuti fino ad oggi avevano tra i 463 e i 461 milioni di anni, e provenivano da Arabia Saudita e Repubblica Ceca. I fossili argentini hanno 10 milioni di anni in più.

http://www.express-news.it/scienza/in-argentina-le-piante-dinosauro-trovati-fossili-di-472-milioni-di-anni/
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Toscanaccio

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« Risposta #281 il: 13 Ottobre 2010, 15:19:09 pm »

Croft piano altrimenti m'impedisci di postare il ritrovamento in Italia di un fossile vivente,un apianta ritenuta estinta prima dell'ultima glaciazione,almomento non posso dire altro,ritrovamento fatto casualmente assolutamente non annunciato per impedire che qualche"premio  nobel" distrugga la pianta per dire che è un 'inganno,Toscanaccio
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« Risposta #282 il: 15 Ottobre 2010, 19:23:41 pm »


Possibili geoglifi scoperti in Perù

Amelia Carolina Sparavigna, del dipartimento di fisica del Politecnico di Torino, è convinta di aver scoperto una serie di geoglifi raffiguranti animali nei pressi del Lago Titicaca. La probabile scoperta, che attende ulteriori conferme, è stata effettuata analizzando oltre 463 miglia quadrate di terreno attorno al lago e sfruttando le immagini satellitari di Google Map elaborate con un software generalmente utilizzato per la fotografia astronomica.

"la regione era coperta da mura a terrazza e campi, che altro non sono che piattaforme elevate con canali che passano in mezzo. i geoglifi rappresentano uno sforzo agricolo quasi inimmaginabile volto a migliorare il terreno, la temperature a le condizioni di umidità per il raccolto" spiega Sparavigna a Discovery News.

Secondo la ricercatrice, le immagini satellitari rivelerebbero alcune forme che non sono solo i resti di un'antica attività agricola, ma anche disegni raffiguranti uccelli e altri animali. "Sembrano essere geoglifi".
In Perù sono giù stati scoperti altr geoglifi, i più famosi dei quali sono le celebri "linee di Nazca". Ma il Perù non è l'unico Paese del Sud America che ospita creazioni di questo tipo: Brasile e Bolivia sono noti per altri geoglifi, alcuni raffiguranti animali, altri invece figure geometriche.

"Le passate civiltà andine e amazzoniche hanno imposto ordine, struttura e estetica sulla natura attraverso un progetto, ingegneria, e attività quotidiane" dice l'antropologo Clark Erickson. "Hanno creato un ambiente complesso fatto di campi, percorsi, strade, canali, santuari, centri cerimoniali e insediamenti. Un'espressione di questa trasformazione del territorio fu la creazione di geoglifi".

geoglifi
Le opere di intervento sul territorio degli antichi peruviani erano chiamati "waru waru" o "suka kollus". I canali in mezzo alle colture creavano un micro-clima in grado di ridurre i rischi di congelamento, e l'acqua veniva probabilmente utilizzata per la coltivazione di piante acquatiche e per l'acquacoltura.

Le opere agricole e i presunti geoglifi hanno dimensioni comprese tra 1 e 100 metri. Sparavigna ritiene che questi lavori elaborati siano stati pianificati seguendo le inclinazioni naturali del terreno, ed incorporanto simboli dal significato magico-religioso.
Secondo Sparavigna, alcune opere sembrano raffigurare uccelli, i cui occhi sono rappresentati da pozze d'acqua. Sarebbero poi raffigurati serpenti, pesci, tartarughe, armadilli, oltre ad una serie di forme astratte che potrebbero essere collegate alla cosmologia e all'arte dei locali.

Fino ad ora ho sempre usato il termine "presunti" riferito ai geoglifi per via del fatto che l'interpretazione dei segni riscontrati sul terreno è ancora oggetto di discussione. "L'identificazione di alcuni simboli particolari come uccelli, serpenti, eccetera non sono convincenti. Per esempio, ciò che sembra essere l'ala di un uccello in un'immagine, è un campo moderno con balle d'orzo in essiccazione" dice Sparavigna.

L'analisi delle immagini satellitari è avvenuta anche grazie all'elaborazione digitale eseguita col software AstroFracTool, generalmente utilizzato per la fotografia astronomica allo scopo di far risaltare forme, colori e dettagli di un'immagine.

Possible Geoglyphs Spotted in Peru

http://www.ditadifulmine.com/2010/10/possibili-geoglifi-scoperti-in-peru.html
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Enheduanna

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« Risposta #283 il: 15 Ottobre 2010, 19:59:19 pm »

Acc. Dario mi hai battuto sul tempo...lo stavo per postare io ma mi ha bloccato una telefonata  :mad:
 :biggrin: :biggrin: :biggrin: :biggrin:
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Ne uccide più la paura della spada

E.B.E.

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« Risposta #284 il: 15 Ottobre 2010, 20:02:29 pm »



Ho fatto come la Dany :biggrin:, ogni volta che sto per mettere un articolo mi accorgo che l'ha gia postato lei...altro che ANSA. :smilie:
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